Il presidente ugandese Yoweri Museveni ha tolto la maschera al suo regime e il guanto al pugno di ferro con cui venerdì ha di nuovo represso il dissenso. Sono scene di guerra quelle che si sono viste a Kamapala: blindati incolonnati lungo le strade con soldati armati di fucili che sparavano a vista, copertoni in fiamme, devastazione, sangue per terra. Nel primo pomeriggio il bollettino ufficiale parlava di un morto, 84 feriti e un numero imprecisato di persone arrestate. Questo, alle 12 e 30 ora locale. Già un paio d'ore dopo, il quotidiano The Monitor, in una drammatica ricostruzione, parlava di quattro morti e di tanti feriti da mandare in tilt gli ospedali della capitale. In quello di Mulago, il portavoce descriveva un quadro drammatico: "Ci sono molte persone ferite qui ma non ho il numero né so quanti siano i morti, siamo troppo impegnati adesso". I fatti di venerdì rappresentano un'escalation della crisi politica in cui è precipitata l'Uganda da un paio di settimane, caratterizzate da una serie di marce organizzate dall'opposizione per protestare contro l'inflazione galoppante che sta trascinando fuori dal mercato una larga fetta della popolazione. E più il governo disperde le manifestazioni, più il focus della protesta si sposta dalle rivendicazioni economico-salariali a quelle politiche. Il regime lo sente e stringe la morsa, cosa che porta un numero maggiore di cittadini al di là della barricata. E' solo una coincidenza che la violenza sia esplosa nel giorno in cui l'Ufficio nazionale di statistica diffondeva i dati spaventosi sull'inflazione: il prezzo dei prodotti cerealicoli ad aprile è aumentato del 39,3 per cento in una comparazione anno su anno e del 10 per cento rispetto a marzo. Il costo dei prodotti alimentari in generale è salito del 5,9 per cento nell'ultimo mese, portando l'inflazione complessiva al 30,8 per cento. Solo una coincidenza, si diceva, le ragioni degli scontri di ieri sono tutte politiche.
Ad accendere la miccia è stata la voce diffusasi nella mattinata secondo la quale il leader dell'opposizione Kizza Besigye era morto nella notte. Poco importa che si trattasse di una indiscrezione non confermata, la violenza è esplosa immediatamente. Molti ugandesi ci hanno creduto subito, ancora scioccati dai fatti di giovedì, giorno in cui Besigye era stato arrestato per la quarta volta in due settimane. A impressionare la popolazione non è stato l'arresto di per sé ma la dinamica particolarmente violenta, raccontata dalle drammatiche foto subito apparse su alcuni forum. Nel timore che il leader del Forum for Democratic Change potesse unirsi alla quinta manifestazione contro il caro-prezzi denominata Walk to Work, i militari hanno circondato la sua abitazione, cercando di impedirgli di uscire, per poi consentirgli di dirigersi prima in banca e poi nel suo ufficio, imponendogli però un preciso percorso, in modo che non incrociasse il corteo. Poco prima dell'arrivo a destinazione, gli agenti hanno perso la testa: quattro pick up bloccano il suv di Besigye, rompono un vetro, neutralizzano gli uomini di scorta del politico, li trascinano fuori dall'abitacolo e li picchiano selvaggiamente. Intanto, una folla si raccoglie intorno alla rotatoria dove è ferma l'auto di Besigye che si rifiuta di scendere; ha paura. A quel punto, le forze di sicurezza spaccano un altro finestrino, spianano pistole e Ak47 contro il leader, lo immobilizzano con uno spray e lo trascinano fuori dall'automobile, prendendolo a calci e tenendolo costantemente sotto tiro, lo buttano sul pianale di un camioncino e lo portano via. A distanza di 12 ore, la famiglia non era ancora riuscita a visitare Besigye, le cui condizioni avevano costretto il tribunale davanti al quale era stato condotto a ordinarne il trasferimento in ospedale. Fonti giornalistiche locali raccontano di un uomo che non riesce quasi più a camminare e che non ha ancora riacquistato la vista. Gli stessi medici non hanno saputo dire quale fosse la sostanza semigassosa contenuta nelle quattro bombolette che sono state svuotate nella macchina su cui viaggiava il leader dell'opposizione. Besigye è ormai è il fantasma del leader che ha sfidato Museveni per ben tre volte. Sconfitto anche a febbraio, la sua stella era in declino ma adesso il presidente lo sta trasformando in un martire. C'è poca logica in questo, soprattutto perché molti ugandesi si stanno chiedendo quanto valga la loro vita per il regime se quella di un uomo così in vista conta così poco.
Alberto Tundo