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Calciatori famosi, signori della guerra, avvocati di grido, ex-ministri ma anche illustri sconosciuti. Il panorama dei 22 candidati presentatisi alle presidenziali liberiane è quanto più variegato possibile, anche se solo sette sembrano avere reali possibilità di vittoria. Breve profilo dei principali candidati, rigorosamente in ordine alfabetico:
 
 
Charles Brumskine
Avvocato di grido, il 54enne Brumskine comincia la sua carriera politica nel 1970 come Ministro del Lavoro. I buoni rapporti con l’ex-presidente e signore della guerra Charles Taylor gli valgono nel 1997 la presidenza del Senato, ma i rapporti tra i due si incrinano presto: Brumskine è costretto a fuggire in Usa nel 1999 perché teme per la propria vita, e dall’America comincia una serrata propaganda contro Taylor. Torna nel paese nel 2003, dopo la cacciata di Taylor in Nigeria, e diventa uno dei principali sostenitori dell’estradizione dell’ex-presidente per i crimini di guerra commessi durante il conflitto in Sierra Leone. E’ sostenuto dal Liberty Party.
Nonostante Brumskine sia ormai da tempo un nemico giurato di Taylor, la loro precedente amicizia potrebbe rivelarsi un pesante handicap alle urne.
 
Sekou Conneh
Ex-leader del Lurd (Liberians United for Reconciliation and Democracy), il 45enne Conneh è l’uomo che a metà del 2003 è riuscito a scacciare Taylor nell’offensiva finale dei ribelli contro la capitale Monrovia. Ma lungi dall’essersi dimostrato il liberatore del paese Conneh, capo del Progressive Democracy Party, è ricordato dalla popolazione più per le atroci violenze commesse durante la guerra civile e per i saccheggi e le uccisioni seguite alla conquista della capitale.
Più a proprio agio nei panni del militare che in quelli del politico, difficilmente Conneh riuscirà a salire i gradini della Executive Mansion presidenziale.
 
Ellen Johnson-Sirleaf
La 66enne leader dello Unity Party, chiamata affettuosamente dai suoi sostenitori “Iron Lady”, è una delle principali candidate alla presidenza. La Sirleaf gode di un forte prestigio a livello internazionale per aver lavorato alla Banca Mondiale e per essere stata direttrice della sezione Africana dell’Unpd, il programma di sviluppo dell’Onu. Due volte imprigionata per aver denunciato le malversazioni compiute dal regime di Samuel Doe, la Sirleaf accolse di buon grado la ribellione armata di Charles Taylor nel 1989, e questo potrebbe rivelarsi l’unico tallone d’Achille di una personalità per il resto mai compromessa con i precedenti regimi.
Nelle ultime elezioni del 1997 la Sirleaf arrivò seconda, raccogliendo comunque meno del 10 percento dei voti di fronte al plebiscito in favore di Taylor. Chiamata nel 2003 a capo della Governance Reform Commission, la Sirleaf si dimise dopo pochi mesi denunciando, come ha continuato a fare per i due anni successivi, la corruzione che caratterizza il governo di transizione di Gyude Bryant. Il ritorno alla trasparenza delle istituzioni è non a caso uno dei principali punti della sua campagna elettorale.
 
Roland Massaquoi
Candidato del National Patriotic Party, Massaquoi sconta il fatto di essere il delfino di Charles Taylor, che dall’esilio avrebbe influenzato le primarie del partito per far vincere il proprio protetto. Ex-Ministro dell’Agricoltura e dell’Economia, Massaquoi è comunque ritenuto più liberale del suo mentore: durante la guerra civile si adoperò per trovare un compromesso tra regime e ribelli che ponesse fine alla guerra, e nonostante il pesante appoggio datogli da Taylor ha sempre cercato di mantenere un certo fair-play nelle lotte interne di partito. Il fatto di essere così legato ell’ex-dittatore, se ha permesso da un lato a Massaquoi di spuntarla alle primarie, potrebbe dimostrarsi alla lunga controproducente.
Coerentemente con i suoi precedenti incarichi governativi, Massaquoi ha messo la riforma agraria al primo posto nel suo programma di governo.
 
Varney Sherman
Uno dei pochi candidati di spicco a non avere una carriera politica alle spalle, il 53enne Sherman si è invece distinto come consulente legale di numerose banche liberiane, della Liberian Petroleum Refining Company e della multinazionale Firestone. Protetto dell’attuale presidente di transizione Gyude Bryant, impossibilitato a candidarsi secondo gli accordi di pace, Sherman è sostenuto dal Liberia Action Party sotto l’ombrello della Coalition for the Transformation of Liberia.
Come la Sirleaf, Sherman ha il grosso vantaggio di non essersi compromesso con i precedenti regimi. Nel 2000 anzi criticò pesantemente l’arresto ordinato da Taylor di quattro giornalisti stranieri. Sherman è intenzionato a fare piazza pulita dei politici compromessi con le precedenti dittature e con le personalità coinvolte nella sanguinosa guerra civile terminata nel 2003.
 
Winston Tubman
Il 64enne Tubman, candidato del National Democratic Party, ha una lunga carriera politica e diplomatica alle spalle: ex-Ministro degli Esteri e della Giustizia sotto Samuel Doe, Tubman ha il vantaggio di essere il nipote di William Tubman, l’ex-presidente rimasto in carica per 27 anni e il cui governo è ricordato a Monrovia come uno dei pochi periodi di pace vissuti dal paese. Tubman si è recentemente dimesso dall’incarico di Rappresentante Speciale dell’Onu in Somalia per partecipare alle elezioni.
Fautore di una sensibile riduzione dei partiti nel paese, Tubman potrebbe rivelarsi un outsider con buone possibilità di successo soprattutto per il suo carattere pacato e lo stile di fare politica, molto meno violento dei suoi avversari.
 
George Weah
Il 39enne ex-calciatore è il più giovane tra i candidati di spicco. La sua carriera calcistica, che ha portato Weah ha giocare nell’ordine in Camerun, Francia, Italia e Inghilterra (con la vittoria del Pallone d’Oro nel 1995) non gli permette di potersi fregiare di esperienze politiche precedenti. Negli anni scorsi Weah si è comunque impegnato come ambasciatore dell’Unicef e ha avuto un ruolo importante nell’opera di propaganda a favore del programma di disarmo.
Il leader del Congress for Democratic Change ha dalla sua il fatto di rappresentare uno dei pochi esempi di successo per il proprio popolo e di avere un forte ascendente sui giovani, un fattore fondamentale in una nazione dove metà dell’elettorato è sotto i 32 anni.
Anche se la verginità politica di Weah potrebbe rivelarsi un vantaggio, l’inesperienza è additata dagli avversari come il suo difetto principale. E sono in molti a temere che, se eletto, potrebbe rivelarsi un pupazzo nelle mani dei suoi collaboratori, molti dei quali sono stati già licenziati per corruzione. Per il suo carisma Weah rimane comunque il principale candidato alla vittoria finale.