Il Nicaragua confina a nord con l’Honduras, a sud con il Costa Rica e
si affaccia a est sul Mare delle Antille e ad ovest sull’Oceano
Pacifico. La stretta pianura costiera occidentale è molto fertile e
prosegue in una depressione interna, occupata in gran parte dai laghi
di Managua e di Nicaragua. Due catene montuose delimitano verso ovest
la pianura orientale malsana e paludosa. Il clima è tropicale.
Sin dalla sua costituzione (1839), questo piccolo Stato dell'America
Centrale non ha avuto vita facile. Lacerato da guerre civili tra
liberali e conservatori, ha dovuto affrontare quasi da subito la
crescente influenza degli Usa nell'area caraibica. Anche l’Europa
continuava ad avere interessi in Nicaragua, tanto che Washington e
Londra decisero per il compromesso: con il Trattato Clayton-Bulwer, del
1850, si impegnarono a non costruire canali interoceanici in quel
settore istmico e a non procedere, sempre in tale zona, ad atti
unilaterali di colonizzazione. Nel 1854 il gruppo statunitense
Vanderbilt riuscì ad accaparrarsi il monopolio dei trasporti a
svantaggio di tutti gli operatori commerciali della roccaforte liberale
di León, che decisero di rivolgersi a società nordamericane ostili ai
Vanderbilt e a concorrenti inglesi. Una vera e propria guerra economica
per spartirsi il monopolio del Paese. Fu allora (1855) che
l'avventuriero William Walker, del Tennessee, penetrò in Nicaragua,
organizzò una rivolta e si fece proclamare presidente. Il gruppo
Vanderbilt allestì contro di lui una coalizione centro-americana e dopo
anni di lotta Walker fu sconfitto. Catturato, venne fucilato dagli
honduregni nel 1860. I conservatori ebbero quindi la meglio e restarono
al potere fino al 1893, allorché un sollevamento liberale insediò alla
presidenza José Santos Zelaya. Ma la situazione non migliorò. Anche
Zelaya instaurò un dispotismo che durò fino al 1909. Cadde solo perché
tentò di opporsi agli Usa, che stavano prepotentemente avanzando la
propria influenza in tutti i Carabi. I nordamericani appoggiarono le
elezioni del conservatore Adolfo Diaz. Era il 1911. Ma il Nicaragua non
accettò e insorse. Fu allora che i soldati statunitensi entrarono per
la prima volta nel Paese, e protessero il governo insediato fino al
1916. Poi, costruirono una base militare e ottennero il diritto
esclusivo di realizzare un canale interoceanico. L'influenza
nordamericana si fece di anno in anno più incombente, tanto che causò
violente ondate di insofferenza che costrinsero i marines a lasciare il
Paese (1925) per tornarvi l'anno seguente, provocando una vera e
propria guerriglia. Nel 1928 nuove elezioni portarono alla presidenza
un liberale, Josè Maria Moncada, e l'opposizione alla presenza militare
Usa si fece più forte. Un altro leader liberale, Augusto Cesar Sandino,
continuò a combatterla fino al completo ritiro di ogni contingente
(1933). Ma Washington non si arrese e continuò a influire sulla
politica e gli interessi del Nicaragua attraverso il capo della Guardia
Nazionale, Anastasio Somoza, il quale fece uccidere Sandino e prese il
controllo del Paese, mantenendolo per un ventennio. Instaurò un regime
repressivo nell'interesse della sua famiglia e di Washington. Nel '56
morì, ucciso dal guerrigliero sandinista Rigoberto López Pérez, e fu
succeduto dal figlio Luis Somoza Debayle, mentre il fratello prese le
redini della Guardia Nazionale. Dopo una breve parentesi di tre anni
(1963-66) durante la quale governò un liberal-nazionalista regolamente
eletto, René Schick Gutierréz, i Somoza tornarono al potere con
Anastasio. Diplomatosi a West Point, il nuovo presidente godeva di
fortissimo credito presso la Casa Bianca e la sua posizione di forza
permise al governo nicaraguense di soffocare nel sangue tutti i
movimenti di protesta e di mettere fuori legge tutti i partiti
dell'opposizione. In risposta alla repressione, però, nacque nel 1960
il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) che dette inizio a
una nuova guerriglia di resistenza che termina dopo 17 anni nel 1979.
Fu così che il 19 luglio del 1979 i guerriglieri del Fronte sandinista
di liberazione nazionale (Fsln) entrarono a Managua, la capitale,
mettendo fine alla dinastia tirannica dei Somoza e rimanendo alla guida
del Paese per un decennio. Per usare le parole di Noam Chomsky: "Quando
quel regime fu realmente minacciato dai sandinisti alla fine degli anni
'70, gli Stati Uniti dapprima tentarono di istituire il cosiddetto
Somocismo senza Somoza - di preservare cioè l'intero, corrotto sistema,
ma con qualcun altro al comando - ma, poiché questo non funzionò, il
presidente Carter cercò di continuare ad utilizzare almeno la Guardia
Nazionale di Somoza come base del potere americano. La Guardia
Nazionale si era sempre fatta notare per la brutalità e il sadismo. Nel
giugno del 1979, durante la guerra contro i sandinisti, aveva commesso
eccidi di massa, bombardando i quartieri popolari di Managua e
uccidendo decine di migliaia di persone. Pochi giorni dopo, però,
Somoza si precipitò a Miami con quel che restava del tesoro nazionale
del Nicaragua, e la Guardia fu costretta a cedere. L'amministrazione
Carter favorì la fuga dei suoi comandanti imbarcandoli su aerei con i
contrassegni della Croce Rossa (un vero crimine di guerra) e iniziò a
ricostruire la Guardia presso i confini del Nicaragua, i cui membri
sarebbero presto stati chiamati Contra, controrivoluzionari". I Contra
da subito iniziarono dure battaglie contro la rivoluzione. Dal 1980 il
presidente americano Ronald Regan arrivò a porre un embargo al Paese,
temendo il connubio con Cuba e con l’Unione Sovietica. La misura venne
organizzata dalla Cia. Obiettivo: ridurre al logoramento la resistenza
della popolazione nicaraguese. Lo stesso anno i sandinisti riuscirono
ad uccidere Somoza in esilio. Il Fronte sandinista iniziò, quindi, una
campagna di nazionalizzazioni delle società e delle terre della
famiglia Somoza e delle società statunitensi presenti sul territorio
nicaraguense, e Reagan, nell'81, annuncia pubblicamente l'intenzione di
piegare il nuovo governo. Nel 1982, quasi tremila guardie somoziste
(contras) provenienti dalle basi statunitensi dell'Honduras penetrarono
nel Paese, dando inizio a una nuova guerra civile. Nel 1983 Washington
aumentò i finanziamenti alla guerriglia attraverso una vendita illegale
di armi all'Iran, i cui ricavati vennero girati ai Contras (Reagan
verrà processato qualche anno dopo dalla Corte suprema statunitense che
doveva giudicare l'opportunità di vendere contemporaneamente armi
all'Iraq e all'Iran. L'impeachment per il cosidetto Irangate fu evitato
per miracolo). Alla luce delle pressioni statunitensi, i governi
dell'intera America Centrale - preoccupati dai rischi di un'eventuale
estensione del conflitto - dettero il via a una serie di trattative che
costrinsero Washington a rinunciare ai propri interessi nell'area, ma
non ad allentare le pressioni. Venne infatti inasprito l'embargo
commerciale, costantemente violato dagli Stati Uniti in favore dei
Contras. Ma nel 1984 i nicaraguensi rinnovarono la propria fiducia ai
principi della rivoluzione e le elezioni presidenziali riconfermarono
Daniel Ortega. La pressione Usa, però, cominciò a dare i propri frutti.
Il presidente fu costretto a investire nella difesa piuttosto che nel
sociale. E la gente arrivò all’esasperazione. Le ristrettezze dovute al
continuo aumento del costo della vita, il servizio militare lungo e
impegnativo, i razionamenti di alimenti e servizi come acqua ed energia
stremarono il popolo. E nelle elezioni del 1990 il Nicaragua impose il
proprio ‘basta’: Ortega venne sconfitto e col 54,2 per cento andò al
potere Violeta Barios Chamorro, moglie di Pedro Joaquìn Chamorro,
esponente del Union Nacionale de Opposition (Uno) finanziata dagli
Stati Uniti. Questa, contrariamente alle aspettative, firmò un
protocollo di intesa con il Fronte sandinista e in seguito a una serie
di scioperi accettò in parte le richieste avanzate dai sindacati e dai
lavoratori. Aperture che alimentarono le divergenze fra Violeta
Chamorro e la dirigenza della UNO che nel 1993 decise l'espulsione di
quest'ultima dal partito. L'isolamento della Chamorro quindi invertì le
tendenze economiche e la disoccupazione riprese a crescere anche a
causa di un uragano e di un'alluvione che danneggiarono gran parte
della produzione agricola. Nel 1995 la situazione fu tale da
costringere la presidentessa alle dimissioni e le nuove elezioni
premiarono il conservatore Arnoldo Aleman che riallacciò i rapporti
economici con gli Stati Uniti, promuovendoli a principale partner
commerciale del Paese. Il governo Aleman, però, fu segnato dal
passaggio dell'uragano Mitch (3 mila morti e decine di migliaia di
senzatetto) e da un conflitto di attribuzione di sovranità di alcune
isole caraibiche con l'Honduras che rischiò di sfociare in una guerra
tra i due Paesi. La disputa viene risolta solo nel 2000 dalla Corte
Internazionale di Giustizia dell'Aia. Attualmente il nuovo presidente
liberale Enrique Bolaños (succeduto ad Aleman nel 2001) non sembra
riuscire a far fronte alle esigenze di riforma del Paese, anche a causa
della corruzione generale della classe dirigente.
Le principali colture commerciali sono quelle del caffè, della canna da zucchero, del banano, del cotone del tabacco. Per l'autoconsumo sono quelle del mais, del riso e dei fagioli. Le foreste sono ricche di legni pregiati (mogano, cedro, palissandro), di caucciù e di ipecacuana. Le risorse minerarie comprendono oro, sale e gesso. Importanti sono gli zuccherifici. A Managua è in funzione una raffineria di petrolio, mentre a Puerto Cabezas opera un cantiere navale.