Haiti
 
Ordinamento politico: Repubblica unitaria presidenziale
Capitale: Port-au-Prince
Superficie: 27.750 kmq
Popolazione: 7.656.166
Lingua: creolo, francese
Religione: Cattolica 80%, Protestante 16% (Battista 10%, Pentecostale 4%, Aventista 1%, altre 1%), altre 3%, nessuna 1% [nota: quasi metà della popolazione pratica riti vudù]
Alfabetizzazione: 52,9%
Mortalità infantile: 74 morti per mille
Speranza di vita: 50,52 M; 53.12 F
Popolazione sotto la soglia di povertà: 80%
Prodotti esportati: prodotti artigianali, canna da zucchero, olio, cocco, caffè
Debito estero: 1.5 miliardi di euro
Spese militari: 1% del PIL
 
ECONOMIA
Il paese, uno tra i più poveri del mondo, ha subito, a partire dalla fine degli anni Ottanta, una forte crisi economica dovuta anche all'incremento demografico. In un panorama occupazionale che vede circa il 50% della popolazione senza un impiego fisso, i due terzi della forza lavoro sono attivi nel settore agricolo. Nel 2002 il prodotto interno lordo ammontava a 3.435 milioni di dollari USA, pari a un PIL di 410 dollari pro capite.
La continua erosione del suolo costituisce il problema principale dell'agricoltura haitiana. Alle piccole fattorie, che praticano un'agricoltura di pura sussistenza, si affiancano modeste piantagioni dalle quali si ricavano caffè, banane, canna da zucchero, sisal, cacao e, in misura minore, noci di cocco, tabacco e cotone. Per il fabbisogno locale si coltivano soprattutto mais, riso, patate dolci, mango, manioca e fagioli; anche l'allevamento è legato perlopiù alla sussistenza. Di scarso rilievo sono la silvicoltura e la pesca.
L'industria del paese si basa soprattutto sulla trasformazione dei prodotti agricoli: le principali attività sono rappresentate da impianti per la lavorazione dello zucchero, del caffè e del sisal, e da piccole aziende tessili. Vengono prodotti anche rum e lavorati del tabacco. Lo sfruttamento del sottosuolo è limitato all'estrazione di modesti quantitativi di bauxite e, in misura minore, di oro, argento, rame e stagno. Il 39,66% dell'energia elettrica generata è prodotta da centrali idroelettriche.
Le esportazioni si incentrano soprattutto su caffè, bauxite, cacao, oli essenziali, zucchero e sisal, mentre tra i prodotti maggiormente importati si citano macchinari, prodotti alimentari e combustibili. L'unità monetaria è il gourde, suddiviso in 100 centimes, emesso e controllato dalla Banque de la République d'Haiti.
Il paese può contare su una rete stradale di 4.160 km dei quali pochi risultano praticabili durante la stagione delle piogge. Il sistema ferroviario si estende per circa 40 km, mentre i voli interni sono garantiti dalla compagnia aerea statale; a Port-au-Prince ha sede l'aeroporto internazionale.


GEOGRAFIA
Haiti, che significa terra dalle alte montagne, fa parte dell’Isola Hispaniola, una delle maggiori isole delle Grandi Antille. L’isola è divisa in due parti. Ad oriente c’è Santo Domingo e ad occidente c’è Haiti. La capitale di Haiti è Port-au-Prince, che si trova nella parte meridionale del Paese.
Haiti è formata da due penisole le quali sono separate dal Golfo di Gonâve.
Il Golfo di Gonâve ha una dalle isole più grandi di Haiti, Gonâve. Altre sono l'isola Tartaruga e la Grande Cayemite. La costa di Haiti è molto ritagliata favorendo l'esistenza di una gran quantità di porti naturali.
Haiti è un paese prevalentemente montuoso. Le catene montuose sono separate da profonde vallate e pianure. A sud si estende la lunga penisola montuosa del Tiburon. La penisola settentrionale non supera i 1.000 m in altezza. Tra queste due regioni si estendono catene minori separate dalle valli dell'Artibonite e dei suoi affluenti. Eccetto l'Artibonite, il resto dei fiumi sono molto brevi e di correnti rapide. La cima più elevata di Haiti è Le Selle, che raggiunge la quota di 2680 m.
Haiti ha un clima tropicale. La temperatura media sulla costa è di 27° C, con piccole variazioni da inverno ad estate. Il clima delle montagne è molto fresco. Le stagioni piovose vanno da aprile a giugno e da ottobre a novembre. Tra agosto e novembre il paese è spesso colpito da uragani.


STORIA
L'isola di Hispaniola fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492 e colonizzata dagli Spagnoli. Ma nel 1697, pirati francesi sbarcati nella parte occidentale dell'isola costrinsero la Spagna a cedere questo territorio alla Francia. I coloni francesi vi portarono gli schiavi dall'Africa per il lavoro nelle piantagioni di canna di zucchero, e fecero di Saint Domingue, come la chiamavano, una prospera colonia.
Nel 1791 i 500.000 schiavi si ribellarono e nel 1804 dichiararono l'indipendenza costituendo la prima repubblica nera del mondo. Haiti dominò anche Santo Domingo, oggi Repubblica Dominicana, dal 1822 al 1844.
La repubblica di Haiti nacque dalla divisione dell'isola in due Stati distinti (1844). Haiti ebbe 22 dittatori tra il 1843 e il 1915, quando fu invasa dagli Stati Uniti dopo l'assassino del presidente V.G. Sam (luglio 1915). L'occupazione americana finì nel 1934.
La storia di Haiti è sempre stata caratterizzata da numerosi disordini politici, colpi di Stato militari, scandali amministrativi.
L’importanza strategica di Haiti fu messa in evidenza dall’apertura del Canale di Panama, e allorché Sam fu ucciso nel 1915, le truppe statunitensi confiscarono i depositi aurei di Haiti, riorganizzarono la costituzione e sciolsero l’esercito. Avviarono inoltre varie opere pubbliche, e costruirono ospedali, cliniche e strade utilizzando il lavoro forzato dei carcerati. Le rivolte di Cacos contro l’occupazione americana furono brutalmente represse, provocando la morte di migliaia di persone. Gli americani trattavano direttamente con le classi superiori mulatte, e i neri, sconfitti, iniziarono ad adottare la filosofia del Noirisme (che corrisponde grossomodo al 'Blackism' degli Stati Uniti). Valorizzando la cultura haitiana e rivendicando la molto criticata religione vudù, la popolazione nera trovò fonti di ispirazione per la propria resistenza semi-pacifica e un leader della propria identità culturale nel popolare agitatore dottor François 'Papa Doc' Duvalier. Quando gli americani se ne andarono nel 1934, lasciarono dietro di sé qualche infrastruttura e un’economia a pezzi, e molti haitiani andarono a lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero di Santo Domingo, provocando tensioni razziali ed economiche terminate tragicamente con una pulizia etnica che fece 20.000 vittime tra gli haitiani.
Il divario tra mulatti e neri, intanto, continuava ad allargarsi, e le caotiche elezioni del 1956 (durante le quali fu concesso per la prima volta il diritto di voto alle donne) condussero al potere 'Papa Doc' Duvalier, che portava avanti un programma alquanto esotico, un misto di nazionalismo, razzismo e misticismo. I mulatti contestarono i risultati delle elezioni, organizzando uno sciopero a Port-au-Prince, ma Duvalier sguinzagliò i suoi cagoulards, delinquenti reclutati nei quartieri poveri che agivano con il volto coperto, e costrinse i negozi a riaprire. I cagoulards, che in seguito verranno chiamati Tontons Macoutes dallo spauracchio di una fiaba locale che porta via i bambini nel suo sacco, diventarono le truppe non ufficiali di Duvalier, che indossavano ‘uniformi’ in denim con sciarpe rosse e occhiali da sole.
Dipendente di fatto dagli Stati Uniti, Repubblica presidenziale dal 1957, Haiti venne governata da F. "Doc" Duvalier, dittatore assoluto fino alla sua morte, nel 1971. Gli succedette il figlio Jean-Claude chiamato da tutti Baby Doc. Il nuovo presidente fece da moderatore tra i ‘modernizzatori’ mulatti e avviò delle brutali repressioni degli oppositori politici, senza che la comunità internazionale intervenisse. All’inizio degli anni ’80 i funzionari statunitensi identificarono Haiti come una zona ad alto rischio per l’allora poco noto virus dell’AIDS e il turismo crollò. Un fallimentare programma statunitense per debellare una malattia dei suini, a causa del quale furono uccisi per errore 1,7 milioni di animali, danneggiò ulteriormente la già fragile economia rurale.. Il caos e la conseguente rivolta popolare, nel 1986, costrinsero Baby Doc Duvalier e famiglia a riparare all'estero, con gran giubilo della popolazione stremata. Il governo fu assunto da una giunta provvisoria militare. Il luogotenente generale Henri Namphy, confidente di Duvalier, fu nominato presidente dai militari, ma un’organizzazione di matrice cattolica si era nel frattempo guadagnata il favore degli abitanti e un giovane prete, padre Jean-Bertrand Aristide, aveva apertamente manifestato le sue dure critiche nei confronti del nuovo governo. Le elezioni del 1987 furono vinte a larga maggioranza da Namphy, ma nel giro di un anno un altro colpo di stato portò al potere un nuovo generale, Prosper Avril. Avril fuggì dal paese nel 1990 e le successive elezioni avrebbero visto fronteggiarsi i soliti personaggi se la candidatura all’ultimo minuto di Aristide, con lo slogan 'Lavalas' (Inondazione) non avesse portato la gente in massa alle urne, per cui il giovane prete divenne il nuovo presidente di Haiti.
Nelle prime elezioni libere, nel 1990, era così eletto presidente il leader della sinistra, il prete cattolico J.-B. Aristide, il quale era però destituito da un golpe militare nel 1991. Dopo l'embargo totale deciso dall'ONU, l'intervento militare degli USA costringeva i militari ad abbandonare il potere e, nel 1994, Aristide poteva tornare nel Paese e riprendere le sue funzioni. Una preoccupante crisi economica e un clima di violenza accompagnavano i primi atti del governo di Aristide, come le elezioni legislative del giugno 1995, durante le quali i candidati da lui sostenuti erano accusati di brogli dall'opposizione. Nel dicembre 1995, le elezioni presidenziali per la scelta del successore di Aristide erano vinte da René Preval. Nemmeno il nuovo presidente era però in grado di mettere fine alla violenza politica, tanto che il Consiglio di sicurezza dell'ONU prorogava, nel 1996, la sua missione militare sull'isola. Nel gennaio 1999, la destituzione, da parte di Preval, della maggior parte dei parlamentari dava vita a nuovo clima di violenza. La tensione si riacutizzava in occasione delle presidenziali del novembre 2000, vinte dall'ex presidente Aristide, che già aveva conquistato la maggioranza parlamentare alle politiche del maggio dello stesso anno. Il conflitto tra la maggioranza e l'opposizione continuava negli anni seguenti, fino a che, nel 2004, i ribelli, coalizzatisi nel Fronte di resistenza dell'Artibonite, conquistavano alcune città e in seguito costringevano Aristide a dimettersi e a lasciare il Paese. Presidente ad interim veniva nominato Boniface Alexandre, e premier Gerard Latortue; quest'ultimo si impegnava a svolgere nuove elezioni legislative entro il 2005.
Le nuove elezioni in Haiti danno la vittoria a Renè Preval, delfino, fino a qualche anno prima, dell'ex presidente aristide. La presenza della Minustah sull'isola, intanto, crea non pochi problemi. La popolazione non la vede di buon occhio e spesso si assiste a vere e proprie sparatorie.


POPOLAZIONE
I primi abitanti conosciuti di Haiti raggiunsero l’isola intorno al 2600 a.C. a bordo di canoe a bilanciere, che consentirono loro di seguire le correnti marine dal Sud America e dall’estremità meridionale delle Piccole Antille in direzione nord e ovest verso le Grandi Antille. Un secondo gruppo, spesso chiamato Salanoide o degli antichi Arawak, raggiunse Hispaniola intorno al 250 a.C., diffondendosi poi in tutte le Antille. Una terza ondata migratoria, questa volta dal Venezuela, colonizzò le Antille circa 2000 anni fa e verso il 700 d.C. occupò Haiti e gran parte delle isole vicine. Questa popolazione si autodefiniva Taino (gente cordiale), e si pensa che circa 400.000 persone di tale etnia vivessero a Hispaniola quando l’avventuriero italiano Cristoforo Colombo scese dalla sua nave per salutarli. La maggior parte dei Taino morì nel giro di 25 anni in seguito alle angherie degli schiavisti spagnoli o a causa delle malattie (portate anch’esse dai conquistatori), dopo aver donato al mondo il barbecue, il tabacco, la canoa e l’amaca (che sono tutte parole derivate dalla loro lingua). Verso il 1519 le miniere d’oro dell’isola erano ormai esaurite e quasi tutti i taino scomparsi, per cui gli spagnoli portarono nell’isola gli schiavi africani e iniziarono a coltivare la canna da zucchero. Il regno spagnolo intanto avviò le trattative con coloni francesi che si erano insediati nell’isola. mulatti, figli dei padroni bianchi e degli schiavi africani, erano ufficialmente liberi ma venivano trattati come cittadini di seconda classe dalla minoranza bianca, e le loro richieste di uguaglianza furono appoggiate dagli schiavi, che formavano la maggioranza della popolazione. Nel maggio 1803 al Congresso of Arcahaie il leader dei ribelli Jean-Jacques Dessalines s’impossessò del tricolore francese (blu, bianco e rosso) ed eliminò il bianco dichiarando che avrebbe cacciato i bianchi dal paese. Dessalines issò la nuova bandiera in una serie di vittorie successive, mentre il suo genio tattico e i suoi metodi sanguinari diventavano leggendari. Il 1° gennaio 1804 Dessalines proclamò l’indipendenza di Haiti, che divenne la prima repubblica governata da neri.


SOCIETA'
La prima repubblica nera al mondo può vantarsi di avere una popolazione di artisti. Gli artisti haitiani hanno un modo veramente singolare di rappresentare la realtà. Questo è dovuto in gran parte al legame che li unisce al vudù e al mondo degli spiriti. La società haitiana ha anche una grande propensione per la musica, ricca di influenze culturali diverse. Subito dopo l'indipendenza gli intellettuali haitiani furono sollecitati a creare una scuola letteraria indigena, in modo da contrastare la cultura imperialista dominante dell'epoca.
L’albero genealogico di Haiti è formato da schiavi. Durante i primi decenni del ‘900, il paese è stato trasformato in una sorta di contenitore di schiavi in seguito, tra l’altro, all’abolizione della schiavitù conquistata alla fine del XIX secolo. Il popolo haitiano è malvisto nelle vicine isole delle Grandi Antille, approdo di numerosi immigrati clandestini che tuttora provano a rifuggire le condizioni di estrema miseria in cui versa Haiti.
Prima con le occupazioni straniere, poi con le dittature Duvalier dopo la proclamazione della Repubblica, infine con i disordini degli anni 1990 sfociati nelle recenti violenze, la società haitiana ha dovuto convivere con una instabilità politica ed economica crescente e opprimente, che negli ultimi anni si è aggravata.
In seguito alle ripetute crisi, nel 2002 il malcontento si è generalizzato, esprimendosi con scioperi e manifestazioni, talvolta violente, nelle province. Ne è stato causa il degrado dei servizi pubblici e delle condizioni di vita, messi in evidenza dal drastico rincaro del prezzo del combustibile e della diffusione della malnutrizione. Nel 2002 il ministro della giustizia Jean-Baptiste Brown e l’incaricato alla risoluzione della crisi politica Marc Bazin si sono dimessi in protesta contro l’inerzia del governo. Nel 2003, il capo del servizio di repressione del traffico di droga è stato arrestato per avere organizzato l’atterraggio, per suo conto, di un aereo con a bordo una tonnellata di cocaina. Diversi i sabotaggi alle centrali elettriche del paese e le pressioni ad alti responsabili: nel giugno 2003, dopo solo due settimane di incarico, il capo della polizia è fuggito all’estero temendo per la propria vita e in segno di polemica contro la corruzione. La situazione del paese sarebbe degenerata ulteriormente nei mesi successivi.


POLITICA
Alle elezioni del 1988 fu nominato presidente Leslie Manigat, spodestato poco dopo da un colpo di stato guidato da M. Celestin, destituito a sua volta dal generale Prosper Avril. Le elezioni, finalmente democratiche, del dicembre 1990, decretarono la vittoria dell’ex reverendo Jean Bertrande Aristide, il quale venne però deposto (1991) da un nuovo colpo di stato che pose il generale Raoul Cédras alla guida del paese. L'OSA e l'ONU imposero severe sanzioni al nuovo regime e migliaia di cittadini haitiani tentarono la fuga verso gli Stati Uniti, venendo tuttavia in buona parte rimpatriati. In seguito a un lungo periodo di inutili trattative, nel settembre del 1994 le forze armate americane reinsediarono il legittimo presidente Aristide. L'occupazione militare statunitense durò sino all'estate del 1995, data in cui le truppe lasciarono l'isola e vennero sostituite da un contingente dell'ONU. Nel 1995 il movimento di Aristide, il Lavalas, vinse le elezioni legislative. Nel 1996 venne eletto alla presidenza del paese René Préval.
Nel 1997 estesi scioperi contro il programma di riforme imposto dagli organismi economico-finanziari internazionali bloccarono di fatto il paese, perpetrando un clima di violenza diffusa, dovuta anche alle misere condizioni della popolazione. A una frattura interna del movimento Lavalas, Aristide rispose formando un nuovo partito, la Famille Lavalas.
Il governo guidato da Rosny Smarth si dimise nel corso del 1997: venne rimpiazzato solo dopo due anni, grazie a un accordo tra il presidente Préval e cinque piccoli partiti privi di rappresentanza parlamentare. La compagine governativa, guidata da Edouard Alexis, ebbe l’incarico di guidare il paese – duramente colpito nel settembre 1998 da un ciclone che causò la morte di circa 300 persone e ingenti danni – fino alle elezioni legislative che, previste per la primavera del 2000, subirono numerosi rinvii. Nel dicembre 1999 l’ONU prorogò di un anno la permanenza del suo contingente, il cui compito principale era quello di continuare l’addestramento delle forze di polizia haitiane.
Tra maggio e novembre del 2000 si svolsero le elezioni legislative e presidenziali in un clima di diffusa violenza. Dopo aver imposto, con un irregolare conteggio dei voti, la vittoria del suo partito Famille Lavalas (al quale fu assegnata la stragrande maggioranza dei seggi delle due camere del Parlamento), Aristide vinse, con il 91,8% dei voti, anche le presidenziali, che furono tuttavia disertate dagli elettori e contestate dalla comunità internazionale.


MASS MEDIA
Ad Haiti ci sono diversi quotidiani e radio locali che hanno subito nel corso degli anni vari attentati. Non c'è una grande libertà di stampa e i giornalisti sono piuttosto perseguitati. Molte radio sono state chiuse perché troppo vicine a questo o a quell’uomo politico. Non esiste democrazia nei mass media haitiani.