Capitale: Bangkok
Superficie: 514.000 Kmq (quasi il doppio dell'Italia)
Popolazione: 61 milioni
Etnie: 75% thai, 13% cinesi, 12% malesi
Religione: 95% buddisti (religione di stato), 4%
musulmani, 1% cristiani
Export: computer, componenti elettroniche, prodotti
tessili
Mortalità infantile: 30 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 67 M, 72 F (Italia: 76 M, 82 F)
Alfabetizzazione: 94% (Italia: 98%)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 13%
Debito estero: 70 miliardi di $
Spese militari: 2% del Pil (Italia: 1,6%)
STORIA
L'antico regno di Siam (questo il nome della Thailandia
fino al 1939) é l'unico paese della regione a non aver conosciuto il dominio
coloniale occidentale. Nel 1932 un colpo di stato limita l'autorità del
sovrano, instaurando una monarchia costituzionale a regime parlamentare.
Alleata del Giappone durante la seconda guerra mondiale, la Thailandia viene
posta dopo il conflitto sotto tutela americana, con l'insediamento del re Brama
IX, nato negli Stati Uniti. All'inizio degli anni '50, col sostegno americano,
a
Bangkok vanno al potere i militari (ci rimarranno per oltre 40 anni). Dal 1954
la Thailandia diventa sede dell'alleanza militare filo-americana del Sud-est
asiatico (Seato), trasformandosi presto in base operativa strategica delle
operazioni belliche anticomuniste americane nella regione. In cambio
dell'appoggio fornito agli Stati Uniti, l'esercito thailandese ottiene la
totale impunità riguardo al suo diretto controllo del traffico di stupefacenti
prodotti nel famoso "triangolo d'oro", nel nord del paese.
Nel 1973, dopo oltre vent'anni di feroci regimi militari,
una rivolta popolare provoca le dimissioni della giunta e l'indizione di
elezioni libere, che nel 1974 riportano al governo i civili. Ma il principe
Seni Pramoj chiede la fine della presenza militare americana nella regione,
provocando la reazione dei militari, che nel 1976 riprendono il potere con un
colpo di stato. Seguono grandi proteste popolari e una sanguinosa repressione,
con centinaia di manifestanti uccisi.
Negli anni '80 i militari - sempre più arricchiti e
corrotti dal narcotraffico - restano al potere, anche se la vita politica
thailandese conosce una relativa liberalizzazione, con la celebrazione di
elezioni, l'introduzione di partiti e l'ingresso dei civili al governo. Ma nel
1991 un nuovo colpo di stato porta all'instaurazione di un nuovo regime
militare autoritario. Nel 1992 le manifestazioni popolari vengono represse
dall'esercito, che spara sulla folla causando centinaia di vittime. In seguito
a questi fatti, il re Adulyadej impone ai militari di fare un definitivo passo
indietro e di ridare potere al parlamento.
Nel corso degli anni '90 si susseguono vari governi
civili, ma l'influenza dei militari sulla vita politica nazionale rimane molto
forte, e parlare di democrazia in Thailandia rimane un controsenso, come
dimostra anche l'autoritarismo dell'attuale premier (al potere dal 2001),
Thaksin Shinawatra, un multimiliardario magnate delle telecomunicazioni che ha
fatto della lotta al narcotraffico la sua bandiera politica.
Anche per questo negli ultimi anni è cresciuta la
tensione al confine con la Birmania (Myanmar), accusata da Bangkok di essere
direttamente responsabile del massiccio traffico di droga verso il proprio
territorio. Il governo birmano, dal canto suo, accusa la Thailandia di fornire
appoggio ai guerriglieri delle minoranze etniche attivi nella zona di confine.
Gli scontri di forntiera tra gli eserciti dei due paesi sono molto frequenti.
GEOGRAFIA
La Thailandia confina a Nord e a Ovest con il Myanmar (Birmania), a
Nord-Est con il Laos, a Sud-Est con la Cambogia e a Sud con la Malesia.
E’ affacciata con i suoi 2710 km di coste a Ovest sul Mar delle
Andamane (Oceano Indiano) e a Est sul Golfo del Siam, contiguo al Mar
Cinese Meridionale.
I rilievi montuosi della parte occidentale del Paese lasciano il posto,
man mano che si scende verso sud, alla foresta pluviale,
particolarmente fitta nella penisola di Malacca. Il fiume Mekong segna
il confine della Thailandia con il Laos mentre il Menam (Chao Phraya)
raccoglie le acque provenienti dalla zona pedemontana per poi sfociare
nel Golfo di Thailandia.
ECONOMIA
Nonostante nel 1976 sia stata attuata una vasta riforma agraria
che ha interessato soprattutto la pianura centrale, la maggior parte della popolazione
thailandese (quasi il 60%)
vive di un’agricoltura di pura sussistenza basata sulla coltivazione
del riso, della canna da zucchero e del mais.
A nord del 17° parallelo
importanti risorse sono offerte dal legno pregiato (tek) e dal tabacco mentre nel Chautaburi, accanto alla produzione tipica del pepe è fiorente l’allevamento di bovini e suini.
A sud, nella regione peninsulare l'econmia si presenta più
varata, affiancando alle coltivazioni tradizionali l'allevamento ittico
e altri prodotti della pesca.
Le attività manifatturiere si concentrano intorno
alla capitale, zona nella quale viene prodotta circa la metà delle
esportazioni complessive.
Lo
stagno
e il tungsteno rappresentano le più importanti risorse minerarie; sono
presenti inoltre considerevoli giacimenti di lignite e di gas naturale,
che forniscono buona parte delle fonti energetiche necessarie al del
Paese.
Sempre più importanza sta acquisendo il turismo, che rappresenta una delle principali
entrate economiche del paese.
POLITICA
Attualmente in Thailandia vige una monarchia costituzionale: dal 1950 è al
potere il re Bhumibol della dinastia Chakri e i militari, pur
mantenendo una posizione privilegiata, sono stati affiancati da
politici eletti democraticamente. Il Primo Ministro, attualmente
Thaksin Shinawatra, è designato tra i 500 membri della Sapha Phuthaen
Ratsadon (Camera dei Deputati). I membri di quest’ultima, eletti ogni 4
anni, compongono l’Assemblea Nazionale in unione con il Senato.
MASS MEDIA
Le maggiori associazioni thailandesi che tutelano la libertà di
stampa hanno denunciato come, dopo l’elezione del primo ministro
Thaksin Shinawatra, nell’aprile del 2006, si siano intensificati gli
attacchi contro la libertà di stampa.
Numerosi sono i giornalisti perseguitati, l’ultimo caso il 15 settembre
2006 quando Dam Sith, caporedattore del quotidiano "Khmer Conscience",
dopo aver accusato un ministro di corruzione, è stato condannato a
pagare una multa di 5 milioni di dollari.