Mongolia
 
 
Ordinamento politico: Repubblica parlamentare
Capitale: Ulaan Baatar
Superficie: 1.564.160 kmq (tre volte la Francia)
Popolazione: 2,6 milioni; mongoli khalkh 81,5%, kazachi 4,3%, mongoli durved 2,8%, bayad 2,1%, buriati 1,7%, dariganga 1,3%, altri 6,3%
Lingua: mongolo (ufficiale), russo
Religione: buddisti 95,8%, musulmani 4,2%
Alfabetizzazione: 98,5%
Mortalità infantile: 58,9 per mille
Speranza di vita: M 61, F 66
Popolazione sotto la soglia di povertà: 33%
Prodotti esportati: rame, cachemire, bestiame
Debito estero: 1.164 milioni di dollari
Spese militari: 2,3% del Pil
 
GEOGRAFIA
La Mongolia è racchiusa dalla Russia (a nord) e la Cina (a sud). Fino al Ventesimo secolo, però, il suo territorio era il doppio di quello attuale: infatti comprendeva una grossa fetta della Siberia e la cosiddetta Mongolia Interna, oggi regione della Cina. In questi due paesi vivono perciò popolazioni di etnie mongole.
La parte meridionale della Mongolia è occupata dal Gobi, territori di steppa semidesertica con alcune zone di vero e proprio deserto (il più settentrionale del mondo).
A nord invece sono abbondanti i boschi e il paesaggio si fa simile a quello della taiga siberiana, con grandi laghi (l’Khövsgöl – del bacino idrico del Bajkal - è uno dei laghi più puri del mondo).
Nel mezzo prevalgono le steppe, interrotte da alcune catene montuose, soprattutto a ovest alla frontiera con il Kazakistan, dove sorge la vetta più alta (4.374 metri). I fiumi principali sono il Selenge e il Kherlen. Il clima è continentale, con estati fresche (solo nel Gobi le temperature si alzano sopra i 35 gradi) e inverni estremamente rigidi.


STORIA
I primi insediamenti umani in Mongolia risalgono al paleolitico (circa 500.000 anni fa). Recenti teorie indicano che i suoi abitanti furono anche i primi coloni dell’America, dove sarebbero giunti attraversando la Siberia e lo stretto di Bering, dato che molte caratteristiche fisiche e culturali li legano agli indiani d’america.
Nel 300 a.C. gli Xiongnu (da cui discesero gli Unni) danno origine in territorio mongolo ad una delle prime forme di tribù organizzata a stato e arrivano quasi a comprendere il Fiume Giallo; più tardi gli Uiguri, una popolazione turca che darà origine alla lingua mongola, domina il paese fino all’840 d.C, quando venne sconfitta dai Kirghisi. Si apre quindi un periodo in cui si susseguono varie dominazioni, fino al momento in cui Gengis Khan, al secolo Temujin (1167-1227), riesce ad riunire sotto il suo comando tutti i clan e le tribù presenti in Mongolia, creando un esercito che in breve tempo conquista gran parte delle regioni dell’Asia centrale, spingendosi fino in Russia e in Cina. I mongoli alternano una furia cieca (le città di Samarcanda, Bukhara, Kiev e Pechino vengono rase al suolo) ad una brillante capacità politica di mediazione. Dopo la morte di Gengis Khan, con suo figlio Ogedei e il nipote Kublai, l’impero mongolo raggiunge la sua massima estensione, dall’Ungheria fino alla Corea e al Vietnam, comprendendo anche la Cina. È proprio a Pechino che Marco Polo incontra Kublai, come descrive nel suo Il Milione.
Morto Kublai (1294) le lotte per la successione al trono portano pian piano al crollo dell’impero. Nel 1382 le truppe cinesi della dinastia Ming infliggono il colpo definitivo, invadendo la Mongolia e distruggendone la capitale Kharakorum. Le successive dinastie cinesi governano la Mongolia fino agli inizi del ‘900 incoraggiando la diffusione della religione buddhista. L’ultimo secolo di dominazione cinese è caratterizzato da persecuzioni, torture ed esecuzioni di massa, un trattamento che non verrà mai dimenticato dai mongoli, i quali ancora oggi nutrono un certo risentimento verso i cinesi. Il primo dicembre 1911 i mongoli guidati da Bogd Gegeen approfittano della crisi della dinastia Qing per proclamare la propria indipendenza. Si apre così un periodo di sommosse popolari duramente represse dagli eserciti cinesi, dove uno spiraglio di pace sembra arrivare solo con l’intervento della Russia e con il successivo accordo di Kyakhta (1915), in cui viene concessa una limitata autonomia al Paese. L’ennesima invasione dei cinesi, nel 1919, è scacciata dalle armate bielorusse (anticomuniste) in ritirata, che però si comportano come brutali occupatori, tanto da spingere i nazionalisti mongoli a richiedere l’intervento dei bolscevichi russi. Con la liberazione di Ulaan Bator da parte di truppe mongole e bolsceviche, e la successiva proclamazione della nascita del Repubblica Popolare di Mongolia (1924), il paese diventa la seconda nazione comunista del mondo. Inizia l’epurazione, più o meno celata, degli avversari al regime, compresi i monaci buddhisti: alcune stime parlano di oltre 300.000 religiosi uccisi.
Nel 1939 i giapponesi tentano di invadere la Mongolia, ma vengono scacciati dalle armate mongolo-sovietiche: è il primo passo, a parere di alcuni storici, della Seconda Guerra Mondiale. Negli anni successivi si instaura un rapporto sempre più profondo di dipendenza con l’Unione Sovietica, di cui la Mongolia diviene praticamente una colonia. Il russo era la seconda lingua del Paese e i caratteri cirillici avevano preso il posto della tradizionale grafia mongola, una sorta di arabo scritto dall’alto verso il basso e da destra verso sinistra. Dopo molte contestazioni interne da parte di alcuni paesi membri, nel 1961 la Mongolia entra a far parte delle Nazioni Unite. Con l’avvento di Gorbaciov la perestrojka prende piede anche in Mongolia, con il ritiro delle truppe sovietiche e la riorganizzazione dell’economia statale. Migliorano anche le relazioni con la Cina.
La situazione precipita con il disfacimento dell’Unione Sovietica: l’opposizione politica si fa sempre più pressante, movimenti di piazza chiedono una riforma democratica e già nel 1990 vengono organizzate le prime libere elezioni a cui sono ammessi altri partiti oltre a quello comunista. Tuttavia, fino al 1996, è sempre il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (MPRP), di stampo comunista, a vincere, soprattutto nelle zone rurali, che maggiormente avevano beneficiato del modello statale sovietico. Perduto il salario minimo garantito, l’assistenza sanitaria e l’istruzione di base gratuite, una buona parte della popolazione si ritrova improvvisamente priva di mezzi per poter sopravvivere.
Nel partito democratico, al potere tra il ’96 e il 2000, frequenti sono stati gli episodi di corruzione, che hanno portato nelle seguenti elezioni alla vittoria del MPRP e, in quelle del giugno scorso, a una quasi parità tra i due schieramenti. Ad ogni caso è importante sottolineare che la giovane repubblica parlamentare mongola è riuscita ad effettuare una transizione del tutto pacifica da un regime comunista a un sistema democratico, un caso quasi unico al mondo.


SOCIETA'
Dei due milioni e mezzo di abitanti, oltre la metà vivono nelle tre città principali: Ulaan Bator, Darkhan ed Erdenet. La capitale ne accoglie 800.000, un numero che riflette anche la forte sedentarizzazione delle popolazioni nomadi a causa del ripetersi dello dzud (un inverno particolarmente rigido e prolungato) in questi ultimi anni. Privati delle loro mandrie, decedute per la mancanza di pascoli, i nomadi cercano lavoro in città e vengono spesso sfruttati in fabbrica o aumentano le fila dei disoccupati. Di qui anche il sorgere dei preoccupanti fenomeni dell'alcoolismo - specie tra la popolazione maschile urbana - microcriminalità e prostituzione. Le fasce più ricche della popolazione cittadina hanno adottato uno stile di vita tipicamente occidentale e raggiungono un livello d'istruzione molto elevata, anche grazie a programmi governativi di scambio di studenti con le istituzioni universitarie estere.
I nomadi custodiscono le tradizioni più radicate della Mongolia, con una vita in completa armonia con la natura, ma anche molto dura sia per il clima invernale che per il carico di lavoro nei mesi primaverili, quando si concentrano le attività più redditizie come la tosa delle pecore e delle capre.


ECONOMIA

Nonostante i generosi finanziamenti del Fondo Monetario Internazionale e di paesi come il Giappone, che l’hanno salvata dal collasso economico dopo la caduta del regime comunista, l’economia mongola fatica a prendere il volo. Si assiste a una divisione netta tra uno sviluppo di carattere prevalentemente urbano (soprattutto della capitale), dove sono concentrate le industrie e i servizi, e la persistenza di un’economia millenaria di tipo nomade, basata sull’allevamento del bestiame (capre, pecore, cavalli, cammelli e yak). I terreni adatti all’agricoltura sono ridotti, inoltre la scarsa propensione a quest’attività da parte dei mongoli fa sì che molte derrate alimentari vengano importate. Notevoli le risorse minerarie, specie rame e carbone, che però vengono sfruttate solo in parte per la mancanza d’infrastrutture. Negli ultimi anni il turismo sta facendo entrare preziosa valuta straniera, anche se si teme un impatto negativo sull’ambiente praticamente incontaminato di gran parte del territorio mongolo.



POLITICA

Con la rinuncia del monopolio del potere da parte del Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo, nel 1990 e l’adozione di una costituzione nel 1992, la Mongolia è diventata una repubblica di tipo parlamentare. Il presidente della Repubblica viene eletto ogni 4 anni a suffraggio diretto, come i rappresentanti del parlamento. Le elezioni politiche del giugno del 2004 hanno portato alla carica di primo ministro Tsakhiagiyn Elbegdorj, giornalista, che guida un governo di coalizione tra il partito democratico e il Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo. Nessuna delle due formazioni politiche è infatti riuscita a ottenere la maggioranza. 



MASS MEDIA

Oltre a due canali radio e a un canale televisivo di stato, in Mongolia esiste un’agenzia di stampa governativa (Montsame) e varie stazioni TV e radio private, anche via satellite. Per quel che riguarda i giornali, sono stati tutti privatizzati; la loro circolazione è ridotta ai centri principali, a causa delle difficoltà di comunicazione. A Ulaan Baatar viene inoltre pubblicato un newsweek indipendente in lingua inglese, l’UB Post (ubpost.mongolnews.mn), disponibile pure su internet. Secondo un recente rapporto di Reporters Without Borders le violazioni della libertà di stampa sono rare, anche se il governo usa spesso i media statali per promuovere le proprie attività.