Ordinamento politico: Repubblica
Capitale: Podgorica (capitale amministrativa), Cetinje
(capitale politica)
Superficie: 14,026 chilometri quadrati
Popolazione: 630mila persone (montenegrini 43 %, serbi 32 %,
bosniaci 8 %, albanesi 5 %, altri 12 %)
Lingua: serbo 95 %, albanese 5 %
Religione: cristiano-ortodossa 65 %, musulmana 19 %, cristiano-cattolica 4 %,
protestante 1 %, altre 11 %
Alfabetizzazione: 93 %
Mortalità infantile: 9,2 per mille
Speranza di vita: 71 M, 77 F
Popolazione sotto alla soglia di povertà: 12,2 percento
Prodotti esportati: bauxite, manufatti, bestiame
Debito estero: dato non disponibile
Spese militari: dato non disponibile
GEOGRAFIA
La repubblica del Montenegro si trova in Europa
sud orientale, e confina con la Serbia, l'Albania e la Bosnia Erzegovina. Bagnata
dal mare Adriatico e
controlla una delle vie di terra più importanti che collegano l’Europa
occidentale alla Turchia e al Vicino Oriente.
SOCIETA'
L'indipendenza appena ottenuta dalla Serbia ha scatenato un notevole
entusiasmo, soprattutto rispetto alla prospettiva dell'adesione
all'Unione europea che, senza Belgrado, è ritenuta più agevole. Il voto
del giugno 2006 però comprende anche una forte connotazione
nazionalistica che preoccupa e resta irrisolto il controlo che la
malavita organizzata esercita sul Paese.
ECONOMIA
Il Montenegro è stato risparmiato dalle distruzioni della
guerra nei Balcani degli anni Novanta e, per lungo tempo, l'economia ha
risentito della federazione con la Serbia, ammortizzandone la
devastazione. Con l'indipendenza il Montenegro punta tutto sul turismo
e su un regime fiscale molto allettante per gli investitori esteri e,
in particolare, sul commercio via mare. Ha già adottato in modo parallelo l'euro.
POLITICA
Il premier Milo Djukanovic è una figura controversa, sempre sul filo
del rasoio della legalità, ma l'indipendenza lo rafforza e al momento
crea una stabilità politica rara negli altri paesi dei Balcani.
MASS MEDIA
Il retaggio storico - culturale dell'informazione serba non ha paragoni
con quella montenegrina, che non ha una grande tradizione nel modno
dell'informazione. Resta per altro da capire il reale grado
d'indipendenza dei mezzi d'informazione e il loro rapporto con il
premier-padrone Djukanovic.
STORIA
Nel 1918 si forma il Regno di Serbi, Croati e
Sloveni, il cui nome viene mutato in Jugoslavia nel 1929. Nel 1941 il Paese
viene invaso dalla Germania nazista, e si crea una resistenza di vari gruppi
paramilitari che, oltre a combattere l’invasore, si scontrano tra di loro. Il
gruppo comandato dal maresciallo Josip Broz Tito prende il controllo del Paese
dopo la liberazione nel 1945. Il suo nuovo governo apre una fruttuosa “terza
via” ai due blocchi della guerra fredda, pur rimanendo di stampo comunista:
all'inizio del 1946 nasce la Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia. In
questo modo Tito, con la sua autorità, riesce a far convivere le diverse etnie
presenti sul territorio, favorendo l'intreccio delle persone e dei popoli in
una società multietnica. Il comandante muore il 4 maggio 1980 e da quel momento
inizia un processo di lacerazioni e conflitti etnici della Repubblica federale.
Nel 1989 il neo-eletto capo dello Stato postcomunista serbo Slobodan Milosevic
abolisce lo statuto autonomo della provincia del Kosovo a suo tempo decretato
da Tito. All’inizio degli anni ’90 cominciano ad evidenziarsi le divisioni
etniche all’interno della popolazione presente sul territorio: nel ’91 si
dichiarano indipendenti Slovenia, Croazia, Macedonia; segue la Bosnia
Erzegovina nel 1992. Sempre nel ’92 Serbia e Montenegro proclamano la nascita
di una nuova “Repubblica federale di Jugoslavia” (FRY) e nello stesso anno
sotto al presidente Milosevic la Serbia compie una serie di interventi militari
nell’intento, non riuscito, di riunire gli stati confinanti in una “Grande
Serbia”. Nel 1999 espulsioni di massa degli albanesi residenti in Kosovo ad
opera delle forze della FRY e dei paramilitari serbi provocano una risposta
internazionale: il bombardamento della Serbia da parte della Nato con 78 giorni
di raid aerei, e l’instaurarsi di missioni di peacekeeping nella provincia
kosovara.
Le elezioni federali nell’autunno 2000 provocano la caduta di Milosevic e
acclamano il democratico Vojislaav Kostunica come presidente. Milosevic viene
arrestato nel 2001 e trasferito all’Aja per essere processato dal Tribunale
Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Nel 2001 il paese viene di
nuovo accettato nelle organizzazioni delle Nazioni unite sotto il nome di
Jugoslavia. Dal giugno ’99 il Kosovo è governato dall’Unmik (UN interim
administration in Kosovo) in seguito alla risoluzione 1244 del Consiglio di
sicurezza.
In Montenegro il decennio di Milosevic provoca una profonda spaccatura fra
indipendentisti e filo-serbi, causa di una lunga instabilità politica che si
risolve solo con le elezioni legislative del 2002. Nel 2002 i componenti serbi
e montenegrini avviano negoziazioni che hanno come frutto un’entità federale
più “leggera” con il nuovo nome di “Serbia e Montenegro”, divenuto quello
attuale nel febbraio 2003.
Nel giugno del 2004 le elezioni presidenziali sono state vinte dal democratico
Boris Tadic, che governerà il Paese per cinque anni. Tadic ha battuto di
stretta misura il candidato ultra-nazionalista Tomislav Nikolic che ha ottenuto
il 45, 4 % delle preferenze rispetto al 53, 24% del nuovo presidente.
Il 21 maggio 2006, con il 55,5 percento delle preferenze dei votanti, un
referendum popolare ha sancito che il Montenegro si è separato dalla Serbia e
ha ufficializzato la sua indipendenza il 3 giugno 2006.