Tunisia

Ordinamento politico: Repubblica
Capitale: Tunisi
Superficie: 163.610 Kmq
Popolazione: 10 milioni (98% arabi, 2% tra cristiani e ebrei)
Lingue parlate: arabo, francese
Religione: 98% musulmani, 2% tra cristiani e ebrei
Alfabetizzazione: 74,3% (Italia: 98%)
Mortalità infantile: 24,7 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 73.2 i maschi, 76.71 le femmine (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 7,6%
Prodotti esportati: generi agricoli, petrolio, ferro
Debito estero: 18.91 miliardi di dollari
Spese militari: 356 milioni di dollari, l’1,5% del Pil


 
Geografia:
Situata nella parte settentrionale dell'Africa, la Tunisia si affaccia a nord e a est sul Mediterraneo. Confina con Algeria e Libia. Il territorio si presenta montagnoso a nord, senza rilievi degni di nota, pianeggiante con un clima asciutto nelle aree centro-orientali, torrido e desertico al sud, dove si trova il deserto del Sahara.


Economia:
L’economia tunisina è piuttosto diversificata, possiede significative risorse agricole, minerarie, energetiche e manifatturiere. Anche il turismo sta diventando un importante fonte di ricchezza, contribuendo in modo sostanzioso allo sviluppo del Paese: nel 2005 la Tunisia ha fatto registrare un tasso di crescita pari al 5% del Pil. Nell’ultimo decennio è stata avviata un’opera di privatizzazione delle attività produttive, che però rimangono ancora in gran parte sotto il controllo statale. Il governo sta gradualmente rimuovendo le barriere commerciali con l’Unione Europea, una scelta che sta facendo crescere il livello delle esportazioni e il numero degli investimenti stranieri, provenienti soprattutto da Spagna, Italia, Francia e Germania. Gli obiettivi immediati per l’economia locale prevedono nuove privatizzazioni, liberalizzazione dei commerci con l’estero, un miglioramento dell’efficienza del governo e una riduzione del consistente debito pubblico.


Politica:
Dall’indipendenza dalla Francia, ottenuta nel 1956, il potere in Tunisia è una repubblica. La prima costituzione del paese risale al 1959 e combina prescrizioni tratte dal codice civile francese con alcuni precetti della legge islamica. A capo del paese, dal 1987, c’è un solo partito, l’Rcd (Constitutional Democratic Rally ) del Presidente Zine el Abidine Ben Ali, il quale resta in carica cinque anni e ha diritto di nominare sia il Primo Ministro che il consiglio dei ministri. Le ultime elezioni, tenute nell’ottobre 2004, hanno visto l’ennesima conferma del presidente Ben Ali, con i 94.5% dei voti. Il principale partito dell’opposizione è al Nahda (il rinascimento ), una formazione fondamentalista islamica che come le altre, è fuorilegge.


Mass Media:
La Tunisia nel 2005 ha ospitato l’edizione del Summit Mondiale per le Telecomunicazioni, Wsis, delle Nazioni Unite. Un evento che da un lato ha inserito il paese tra l’elenco delle nazioni dove le tecnologie dell’informazione si stanno affermando maggiormente, ma dall’altro, ha portato alla luce tutte le contraddizioni che sorgono quando, allo sviluppo di tecnologie e infrastrutture, non corrispondono diritti degli individui come la libertà di pensiero e di associazione. Il tasso di accesso all’informazione nel Paese è molto basso e la censura è attiva sia sulla carta stampata che in rete. I prigionieri per reati di opinione nelle carceri tunisine sono centinaia, si tratta in maggioranza di oppositori islamici, intellettuali e attivisti per i diritti umani.


Storia:
Sin dall’indipendenza dalla Francia, raggiunta nel 1956, la Tunisia è stata un regime nelle mani del presidente Habib Bourguiba, che per 31 anni ha represso le pressioni dei fondamentalisti islamici concedendo alla società tunisina diritti civili, anche per le donne, mai concessi da altri stati arabi della regione. La costituzione tunisina esiste dal 1959 ed è stata modificata nel 1988 e nel 2002. Il sindacato Ugtt, protagonista nella conquista dell’indipendenza è stato messo fuorilegge dal 1978, con la sua soppressione, la mancanza di opposizioni legali al regime ha contribuito all’emersione di formazioni islamiche che hanno trovato un’ampia base di consenso tra gli strati più poveri della società. Bourguiba, nazionalista e liberale, nel trentennio al potere si è dato il titolo di Comandante Supremo e presidente a vita. Ha cercato di migliorare le condizioni di esistenza dei sui cittadini, ma lo ha fatto in modo autoritario, senza appoggiarsi ai partiti di estrazione popolare. Negli ultimi anni del suo governo Bourguiba, trovandosi nella necessità di reprimere lo scontento popolare cavalcato dagli islamisti, diede molto più potere ai servizi segreti, il cui capo, Zine el Abidine Ben Ali, divenne ministro degli Interni e poco dopo Primo Ministro. A quel punto nel novembre 1987, Ben Ali poté prendere il posto di Bourguiba, con un colpo di stato che incontrò il favore di larga parte dell’esercito e delle elite, che temevano la crescente forza dell’opposizione islamica. Dal 1987 a oggi la presidenza del Paese è rimasta nelle mani di Presidente Ben Ali e del suo partito, l’Rcd (Constitutional Democratic Rally ), che si dall’inizio si è prefisso di proseguire le politiche di Bourguiba, anche senza di lui. Quanto alla promessa fatta allora, di eliminare dalla costituzione la presidenza a vita, non è mai stata mantenuta. Ben Ali è stato confermato in tutte le successive elezioni con oltre il 90% dei voti. Nei 19 anni del governo di Ben Ali, se da un lato si sono ottenuti significativi miglioramenti economici grazie al turismo e alle politiche liberiste introdotte verso l’Unione Europea, dall’altro invece, sono mancati i progressi in senso democratico che i tunisini attendono da decenni.



Società:
Dall’indipendenza dalla Francia, raggiunta nel 1956, la Tunisia è stata controllata da un regime nelle mani del partito del presidente Habib Bourguiba, che per 31 anni ha represso le pressioni dei fondamentalisti islamici concedendo alla società tunisina diritti civili, anche per le donne, mai concessi da altri stati arabi della regione.
Oggi, sotto la presidenza di Ben Ali (dal 1987 ) la società tunisina appare piuttosto moderata e non presenta disuguaglianze estreme tra le diverse classi. Il relativo benessere economico della classe media è però compensato da uno stretto controllo sulle libertà di espressione e associazione, in particolare per i difensori dei diritti umani e i oppositori politici, specialmente i gruppi islamici.