

Il Marocco occupa l’estremo nord-occidentale del continente africano. Si affaccia sull’Oceano Atlantico e sul Mar Mediterraneo. Confina con l’Algeria e, a sud, con il Sahara Occidentale di cui ha occupato una parte di territorio che risulta ancora contesa.
Il Marocco ha reagito compatto ai terribili attentati del maggio 2003, rifiutando una visione aggressiva dell’Islam estranea alla cultura marocchina, ma i problemi del Paese sono molti. La disoccupazione crea, nelle periferie delle grandi città, terreno fertile per i fondamentalisti e la reazione del governo spesso scavalca il limite della tutela dei diritti umani. L’emigrazione verso l’Europa si fa sempre più massiccia.
Il Marocco è carico di contraddizioni e differenze sociali. Un 20% della popolazione ha un tenore di vita da paese ricco, il resto, soprattutto nelle campagne, sopravvive. Il turismo e le rimesse degli emigrati rimangono però le principali fonti di ricchezza del Paese. Notevoli investimenti nello sviluppo tecnologico e nelle infrastrutture sono arrivati recentemente. La scoperta di giacimenti di petrolio potrebbe dare una svolta allo sviluppo del Paese. L’entrata in sfruttamento dei giacimenti è prevista tra tre anni.
Il Marocco ha scelto il dialogo con gli islamici, tentando di ricondurli all’arco costituzionale come partito politico. In particolare con il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, che ha accettato anche il ruolo religioso del re Mohammed VI. Il partito dello sceicco Yassin, ritenuto il leader dell'integralismo islamico, ha boicottato il voto delle politiche del settembre 2007, restando al limite della legalità. Ma la tensione attraversa il paese, diviso tra una leadership tutta slanciata verso l'alleanza con l'Occidente, e una forte tendenza fondamentalista. Resta da risolvere il conflitto con il popolo Saharawi.
Il Marocco ha una stampa privata ricca e attiva, ma la libertà d’informazione è sempre in pericolo. Ogni attacco alla monarchia, alla questione del Sahara Occidentale o all’Islam può essere punito con la reclusione. Il basso tasso di alfabetizzazione non aiuta la diffusione della stampa e la censura colpisce alcuni siti internet, soprattutto collegati alla questione saharawi.
Il Marocco raggiunge la totale indipendenza dalla Francia e dalla Spagna (ad eccezione dei porti di Ceuta e Melilla che sono ancora oggi sotto la sovranità spagnola) nel 1956. Nello stesso anno prende il potere il sultano Mohammed V, che cerca di guidare il Paese verso una lenta modernizzazione delle istituzioni economiche e politiche.
Alla sua morte gli succede il figlio Hassan II che instaura una teocrazia (la famiglia discende da uno dei rami di quella del profeta Mohammed) tanto autoritaria e clientelare all'interno quanto aperta agli investimenti esteri. Schiacciata l'opposizione interna guidata da Ben Barka, leader dell'Unione nazionale delle forze popolari (Unfp) assassinato nel 1965, il sultano trasforma l'anticolonialismo in un nazionalismo espansionista che punta alla creazione del "Grande Marocco" con l'annessione del Sahara Occidentale e, se possibile, della Mauritania.
Nel 1975 il Marocco occupa militarmente il Sahara Occidentale dando il via ad una guerra che, assieme alla fine dei finanziamenti sauditi a causa dell'appoggio di Hassan II agli accordi di Camp David tra Egitto ed Israele, trascina il Paese in una gravissima crisi economica. La crisi, acuita dalla siccità del 1980-1981, porta in piazza migliaia di contestatori, guidati dall'Unione socialista delle forze popolari (Usfp), principale partito dell'opposizione. Ma la contestazione viene repressa nel sangue (massacro di Casablanca).
Il malcontento serpeggia anche nell'esercito visto che nel 1984 l'Organizzazione dell'unità africana (Oua) riconosce la repubblica proclamata dal Fronte Polisario. Il sultano, in qualità di gerarca religioso, rinsalda il suo potere interno legandosi agli ulema (leader religiosi) e rafforzandone il potere, e rasserena le relazioni diplomatiche con l'Algeria che dall'inizio della guerra aveva appoggiato gli irredentisti saharawi.
Questo porta ad una soluzione negoziata del conflitto sotto l'egida dell'Onu che prevede un referendum per l'autodeterminazione del popolo saharawi. Nonostante alcune riforme costituzionali (monarchia costituzionale bicamerale e pluripartitica), il potere resta largamente in mano del sultano. Morto Hassan II, nel 1999, gli succede nel corso dello stesso anno il figlio Mohammad VI, che si presenta come sovrano riformatore e moderno.
Ciononostante, le segnalazioni di violazioni dei diritti umani e civili sono quotidiane e sono tantissimi i marocchini che scappano all'estero (mettendo a rischio la propria vita nella traversata dello Stretto di Gibilterra). Dopo l'11 settembre desta allarme nella comunità internazionale il rafforzamento dell'integralismo islamico marocchino, che fa riferimento soprattutto al gruppo radicale noto come "Giustizia e Carità", che non riconosce al sultano il ruolo di massima guida religiosa del Paese.