Iraq
 
Ordinamento politico: amministrazione transitoria 
Capitale: Baghdad
Superficie: 434.128 Kmq (1 volta e mezzo l'Italia)
Popolazione: 22,5 milioni;65% arabi, 23% curdi, azeri 5,6%, altri 6,4%
Lingua:arabo (ufficiale), curdo
Religione: 62% musulmani sciiti, 35% musulmani sunniti, 3% cristiani
Alfabetizzazione: 58% (Italia: 98%)
Mortalità infantile: 60 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 66 M, 68 F (Italia: 76 M, 82 F)
Popolazione sotto la soglia di povertà: n.d.
Prodotti esportati: petrolio
Debito estero: 10 miliardi di $
Spese militari: n.d.
 

GEOGRAFIA

L’Iraq confina a nord con la Turchia, a nord-ovest con la Siria, a ovest con la Giordania, a sud-ovest con l’Arabia Saudita, a sud con il Kuwait (con cui ha delle dispute di confine) e a est con l’Iran. Si affaccia sul Golfo Persico a sud. Se si esclude la pianura tra il Tigri e l’Eufrate, detta Mesopotamia, il paese soffre di una mancanza di acqua che genera difficoltà di approvvigionamento, soprattutto nel nord abitato dai curdi. Sullo sfruttamento delle acque dell’Eufrate ci sono contrasti con Turchia e Siria. Il sottosuolo del paese è ricchissimo: con gli altri paesi del Golfo detiene i 2/3 delle riserve di petrolio accertate sul pianeta.



STORIA

Dopo il crollo dell'impero ottomano in seguito alla sconfitta della Turchia nella prima guerra mondiale, l'Iraq viene sottoposto al mandato britannico fino al 1932, per poi diventare una monarchia (solo formalmente indipendente) sotto il regno hashemita di re Faysal ibn Hussain. Dopo la seconda guerra mondiale cresce tra le fila dei militari iracheni il sentimento nazionalista e anticolonialista (fenomeno politico comune a tutti i Paesi arabi), che nel 1958 sfocia nel colpo di Stato del generale Abdul Karim Kassim, che proclama la repubblica, dando vita a un regime autoritario che, dopo iniziali tentativi di appoggiarsi al blocco socialista, torna ad allinearsi su posizioni filo-occidentali. Nel 1968 un nuovo colpo di Stato porta al potere i militari del partito nazionalista e socialista panarabo Baath (Risorgimento), che punta sulla nazionalizzazione del petrolio iracheno per assicurare l'indipendenza economica e politica del Paese. Vari generali si succedono ai vertici della repubblica, fin quando nel 1979 diventa presidente Saddam Hussein, intenzionato a trasformare l'Iraq in potenza regionale e Stato-guida del mondo arabo. Nel 1980 una disputa di confine con l'Iran in merito alla riva orientale dello Shatt el-Arab (la congiunzione di Tigri ed Eufrate prima del loro sbocco nel Golfo Persico) spinge il governo iracheno ad attaccare il vicino persiano, confidando in una rapida vittoria. Ne segue una guerra di otto anni (combattuta col sostegno del governo statunitense, ostile al regime khomeinista al potere in Iran) che causa centinaia di migliaia di morti e mette in ginocchio il Paese. Per risollevare la situazione economica dell'Iraq, Saddam Hussein tenta una nuova avventura al fine di impossessarsi dei giacimenti petroliferi del Kuwait invadendo l'emirato arabo nell'agosto del 1990. Baghdad motiva la sua azione con il rifiuto kuwaitiano di porre fine al pompaggio del petrolio iracheno tramite pozzi "obliqui" costruiti sotto il confine comune. Nel gennaio del 1991 gli Stati Uniti - che inizialmente non si erano opposti alla volontà di Baghdad - si pongono a capo di una coalizione internazionale che interviene militarmente e costringe l'esercito iracheno alla resa, dopo un mese di guerra e circa 100 mila morti. Negli anni successivi, il presidente Saddam Hussein rimane al potere reprimendo le rivolte dei curdi del nord e degli sciiti del sud. Il suo governo non viene messo in difficoltà nemmeno dal rigidissimo blocco economico imposto dalle Nazioni Unite, misura di cui ha fatto le spese solo il popolo iracheno. Nel 1997 un rapporto della stessa Onu rivela che la fame e la mancanza di medicine dovute all'embargo aveva provocato fino a quella data la morte di oltre un milione di iracheni, per la metà bambini. La situazione migliora di poco con l'avvio (1996) del programma di alleviamento delle sanzioni "Cibo in cambio di petrolio", sistematicamente ostacolato dagli Stati Uniti. Col pretesto di proteggere le popolazioni curde e sciite dalla repressione militare irachena, Washington e Londra istituiscono - senza alcuna legittimazione da parte delle Nazioni Unite - le cosiddette "no-fly zones" nel nord e nel sud del Paese: zone inibite al volo di aerei militari e civili iracheni. Ai continui raid aerei anglo-americani si aggiungono offensive su più vasta scala, come l'operazione "Desert Fox" (1998) scatenata in seguito all'espulsione degli ispettori Onu per il disarmo iracheno, accusati da Baghdad di essere spie della Cia (circostanza successivamente confermata).
Dopo l'11 settembre l'Iraq entra a far parte degli obiettivi della guerra mondiale al terrorismo per le supposte connivenze con Al-Qaeda. Nel 2002 gli ispettori Onu tornano in Iraq ma non trovano armi proibite. Né la Cia trova riscontri alle accuse di legami tra Saddam Hussein e Bin Laden. L'amministrazione Bush comunque decide di attaccare l'Iraq nel nome della lotta alle dittature e in nome della democrazia. Il 20 marzo 2003 gli Usa - affiancati questa volta dalla sola Gran Bretagna - iniziano a bombardare l'Iraq e lo invadono. Dopo quattro settimane di guerra e migliaia di morti il regime di Saddam Hussein collassa e gli americani entrano a Baghdad, occupandola e instaurandovi un'amministrazione civile sotto la guida di Jay Gardner, sostituito per incapacità da Paul Bremer. E’ stato formato un Consiglio provvisorio di Governo che rappresenta su base demografica la popolazione. Ha poca rappresentatività, anche perché formato in massima parte da fuoriusciti che mancano da anni dall’Iraq. La guerra in Iraq ha causato la morte di oltre quattrocento soldati della coalizione e di almeno tredicimila iracheni, di cui almeno quattromila civili. I dati sono ancora molto controversi. Ufficialmente terminato il primo maggio scorso, il conflitto ha assunto carattere di guerriglia e gli scontri proseguono oggi in tutto il Paese anche a causa dei crescenti segni d'insofferenza da parte della popolazione civile nei confronti della presenza militare occidentale, soprattutto statunitense. La resistenza irachena è variegata e di difficile interpretazione. Fedelissimi di Saddam o terroristi internazionali, sciiti estremisti filoiraniani al sud in lotta tra loro e criminalità comune, producono attacchi continui e sempre più violenti. I curdi controllano sostanzialmente il nord del Paese, ma anche nella zona settentrionale ci sono attacchi alla coalizione e agli iracheni che lavorano con loro. Il Consiglio provvisorio di Governo non gode di nessuna autorità tra la popolazione e sta cercando di accreditarsi all’estero. La transizione all’auto-governo dovrebbe concludersi entro il 2004, ma ad oggi questa sembra una previsione ottimistica al terrorismo condotta dagli Usa.
Il 14 dicembre 2003, le forze della coalizione con l'aiuto dei miliziani curdi, hanno arrestato Saddam Hussein a Tikrit, nella regione di origine del rais.

Mentre non si placa lo stillicidio quotidiano di attentati e reazioni delle forze armate della coalizione, l'8 marzo 2004, i 25 membri del Consiglio di Governo Provvisorio hanno firmato il testo della Costituzione che sarà la Legge fondamentale del paese fino alle elezioni che non si terranno prima del dicembre 2005 (nonostante la richiesta del leader sciita più ascoltato, l'ayatollah Alì al-Sistani, che minaccia la scelta dello scontro se non subentreranno gli iracheni nel governo). Il 30 gennaio 2005, con un'affluenza ufficiale alle urne del 58 per cento degli aventi diritto, in tutto 8.456.266 elettori, gli iracheni hanno eletto il Parlamento che darà al Paese la nuova Costituzione. Come previsto, l'alleanza sciita ha vinto le elezioni, ma si tratta di un successo inferiore alle aspettative. Il cartello appoggiato dal grande ayatollah Ali Al Sistani ha ottenuto 4 milioni 75mila voti, cioè il 47,6 per cento. Dietro la coalizione curda, con il 25,7 per cento, e poi quella dell'attuale premier ad interim Iyad Allawi, con il 18,3 per cento. Dal risultato delle urne il Parlamento vede, dei 275 seggi totali, 132 seggi per gli sciiti, 71 seggi per i curdi e 38 seggi per Allawi. Solo 15 seggi per le formazioni sunnite. Il governo di transizione viene ripartito in modo omogeneo tra curdi, sciiti e sunniti, per non tagliare fuori questi ultimi che pure hanno boicottato in massa la tornata elettorale. Presidente della Repubblica è nominato il curdo Jalal Talabani, primo ministro lo sciita Ibrahim al-Jaafari  e come Presidente del Parlamento il sunnita Hajem al-Hassani.  Il 15 ottobre 2005, con un  referendum popolare che è stato caratterizzato da brogli evidenti, è stata approvata la nuova Costituzione irachena. Il 15 dicembre 2005, per la prima volta dall'avvento al potere del partito Ba'ath, gli iracheni hanno potuto votare per eleggere i 275 deputati del Parlamento iracheno. L'affluenza alle urne è stata buona e gli osservatori internazionali non hanno riscontrato brogli particolarmente gravi. Le lezioni sono state vinte dal blocco sciita conservatore che però non sono riusciti a raggiungere la maggioranza assoluta.dell'Alleanza Irachena Unita, guidata da Abdul Haziz al-Hakim ha ottenuto 128 seggi sui 275 del Parlamento, i curdi ne hanno ottenuti 53, sommando quelli del Partito Democratico del Kurdistan di Massud Barzani e dell'Unione Patriottica Kurda del presidente iracheno Jalal Talabani. Terza forza del Paese, in una sorta di rappresentazione proporzionale della composizione della popolazione irachena,  è il Fronte Iracheno della Concordia con 44 seggi, la principale formazione sunnita guidata da Adnan al-Dulaimy che possono essere sommati agli 11 seggi ottenuti dal Fronte di Dialogo Nazionale di Salah al-Motlak, il secondo partito sunnita tra quelli che hanno partecipato al voto. Altri 25 seggi sono andati al partito laico dell'ex premier Iyad Allawi (che raccoglieva sciiti, sunniti, indipendenti e partiti che s’identificano su base tribale). Il dato politico più rilevante quindi è che la divisione etnico - confessionale dell'Iraq è ormai una realtà incontrovertibile.
Dopo uno stallo politico dovuto alla corsa ad accaparrarsi i ministeri chiave, riesce a trovarsi l'accordo alla figura dello sciita Nuri al-Maliki come premier, ma la lotta fratricida tra sunniti e sciiti è ormai fuori controllo.
Elementi delle cosidette 'squadre della morte', milizie armate sunnite e sciite, spesso coinvolte con i partiti politici, continuano a macchiarsi di stragi tremende. La lotta intestina, un anno dopo l'elezione del governo e la nomina di Maliki, raggiunge un picco di violenza senza precedenti nei 3 anni di conflitto. E proprio in questo clima che, il 30 dicembre 2006, senza aspettare che venga processato per tutti i crimini commessi, viene giustiziato Saddam Hussein. E' la fine di un'era, ma il futuro appare non meno fosco del passato. 
Il 2007 si è chiuso con un calo del numero di attacchi e, di conseguenza, delle vittime civili. Questo non toglie che, anche quest'anno, siano state più di 20mila le vittime civili del conflitto. Inoltre, mentre è calato il livello di violenza generale del paese, questo è stato l'anno con più vittime militari Usa dal 2003. Il dato dimostra come il paese sia ancora fuori controllo, mentre continua la fuga di coloro che riescono ad abbandonare il paese.
L'Unhcr calcola in 4 milioni i profughi iracheni, 2 milioni all'estero e 2 milioni interni, e tutti i paesi confinanti che li hanno accolti hanno dato vita a politiche restrittive sulla concessione dello status di rifugiato.
Il 2008 comincia con una situazione politica ancora molto fluida e, in estate, si giocherà la partita chiave dell'assegnazione dello status definitivo della città di Kirkuk. Alla parte curda o a quella sunnita dell'Iraq? Si tratta di uno dei giacimenti chiave in Iraq e, quale che sia il risultato del referendum, la situazione rimarrà incerta fino all'ultimo.


POLITICA

Le proteste popolari si moltiplicano: gli attacchi contro obiettivi militari sono giornalieri. Gli attentati più gravi sono stati quelli contro le sedi dell'Onu e della Croce Rossa Internazionale perchè anche gli operatori umanitari vengono percepiti come un corpo estraneo dalla popolazione locale. Lo stesso discorso vale per la nuova polizia ed il Consiglio di Governo provvisorio, ritenuti strumenti di controllo occidentale. La tensione nasce dall'incertezza sul futuro autogoverno del Paese, dalla totale mancanza di un apparato pubblico efficiente e dal collasso del sistema economico nazionale. L'ordine pubblico è ingestibile e questo ha prodotto l'aumento della criminalità e della violenza. Acqua ed elettricità non funzionano con continuità. La lotta di resistenza è di difficile lettura: stranieri vicini ad Al-Qaeda al nord, fedelissimi saddamiti al centro e sciiti in lotta per il dominio al sud. Anche piccoli segnali positivi, come la riapertura delle scuole, si smarriscono in quotidiani bollettini di guerra.
La strage dell'Ashura (una delle festività più sacre allo sciitismo) ha evidenziato il rischio di una degenerazione dello scontro tra sciiti e sunniti che potrebbe portare alla guerra civile. 



SOCIETA'

La composizione demografica dell’Iraq è molto complessa. Il nord del Paese è abitato in maggioranza dai curdi. Dopo la prima Guerra del Golfo godono di una sostanziale autonomia che sembra aver sopito i propositi secessionisti. Al sud la grande maggioranza della popolazione è araba e musulmana di confessione sciita. Maggioranza nel Paese, hanno per anni subito la dominazione della minoranza sunnita, concentrata nel centro del Paese. Politicamente vicini al governo iraniano, riconoscono solo l’autorità dei loro leader spirituali, divisi tra moderati e integralisti. Sono presenti nel paese anche delle minoranze, di cui turcomanni e assiri rappresentano le comunità più numerose.



ECONOMIA

Uno dei territori più ricchi di petrolio al mondo è costretto ad importare greggio. Questo paradosso è indicativo del collasso economico del Paese. Al momento vive di aiuti internazionali. Una delle chiavi del futuro benessere del Paese è legata alla possibilità che questi aiuti si trasformino in donazioni e non in debiti.



MASS MEDIA

Le comunicazioni sono ridotte al minimo. Solo chi è in possesso di un telefono satellitare è in grado di comunicare. Al momento il suo prefisso internazionale è 001, quello degli Usa. La caduta del regime di Saddam Hussein ha visto la nascita di molti quotidiani. La massima parte di loro ha contenuti fortemente anti-americani e la Coalizione ne ha chiuso più di uno. Gli americani hanno dato vita ad un network chiamato Iraqi Media Network (canale satellitare, radio e due quotidiani) in lingua araba per essere più vicini alla popolazione.