La Giordania confina a nord con la Siria, a ovest con Israele e Palestina, a
sud-est con l'Arabia Saudita e nord-est con l'Iraq. Nel complesso ci troviamo
di fronte ad un arido altopiano la cui continuità è rotta nel margine occidentale
dai rilievi cheorlani, la depressione tettonica palestinese. E' questa la parte
chiamata Great Rift Valley (o fossa siro-africana) che si estende dal lago Tiberiade
al golfo di Aqaba e al cui interno scorre il fiume Giordano, fonte notevole di
ricchezza, che separa la Cisgiordania dalla Giordania. Nella parte giordana di
quest'area troviamo la valle del Giordano o El Ghor, il mar Morto e la valle dell'Uadi
Araba. Il mar Morto è la massima depressione del mondo, si trova a ben 411 metri
sotto il livello del mare e le sue acque sono estremamente salate.
Il clima è arido andando verso est e verso sud a causa del fatto che la poca
umidità che arriva dal mediterraneo si scarica sui rilievi occidentali. La vegetazione,
un tempo molto più ricca, è costituita prevalentemente dalla steppa, mentre nelle
aree piovose occidentali troviamo anche la macchia mediterranea.
Gli arabi, beduini e pastori per buona parte nomadi, costituiscono il 98 per
cento della popolazione cui si aggiungono piccole minoranze di Circassi provenienti
dal Caucaso, Armeni, Turchi e Curdi. Un grosso elemento perturbante degli antichi
equilibri fra popolazione e territorio è stato l'arrivo in massa dei profughi
palestinesi provenienti in gran parte dai territori occupati da Israele. Le regioni
nord occidentali, già in precedenza le più popolate, hanno assistito ad un progressivo
sovraffollamento, mentre il resto del paese rimane praticamente disabitato.
L'esodo dei palestinesi ha provocato anche un accelerato e caotico insediamento
nelle poche città presenti in una limitata area del paese. I pochi centri urbani,
che in precedenza svolgevano la funzione di mercato e di punto di riferimento
politico e religioso per una popolazione rurale e nomade, si ritrovano così a
dover affrontare problemi legati ad un'espansione urbanistica improvvisata e disordinata.
L'economia giordana ha risentito fortemente delle conseguenze della guerra del
golfo (1991). La Giordania fino ad allora esportava infatti circa un quarto dei
suoi prodotti in Iraq, il quale a sua volta era il suo principale fornitore di
petrolio. La guerra ed il successivo embargo posero fine a qualunque scambio fra
i due paesi: la Giordania fu costretta così a comprare petrolio da altri paesi
ad un prezzo più alto e di conseguenza a razionare i propri consumi. La guerra
portò anche la fuga dei lavoratori giordani occupati nei paesi del Golfo, soprattutto
in Kuwait, e quindi la fine delle rimesse che questi portavano in patria e che
costituivano un'importante fonte di reddito per il paese.
L'economia della Giordana, naturalmente povera, ha risentito molto delle vicende
politiche che hanno accompagnato la sua storia: ricordiamo oltre la già citata
guerra del golfo, la perdita della fertile Cisgiordania dopo il vertice arabo
di Rabat del 1974, le guerre arabo-israeliane e i disordini civili dei primi
anni settanta. A tutto ciò bisogna aggiungere il fatto che a partire dal 1948
iniziò l'immigrazione degli oltre ottocentomila profughi palestinesi: questi si
sono inseriti in un paese che non conta neanche cinque milioni di abitanti e che
è oltretutto molto povero di risorse.
L'agricoltura può oggi contare esclusivamente su un'area coltivabile che è pari
appena al 4,5 per cento di quella nazionale e che comprende la zona immediatamente
ad est del mar Morto e quella della valle del Giordano, essendo il resto del paese
incolto o improduttivo. Si tratta di un'agricoltura a carattere di sola sussistenza
e insufficiente a soddisfare le modeste esigenze del paese che deve ricorrere
a massicce importazioni dall'estero. Molto diffuso è l'allevamento. Per quanto
riguarda le risorse minerarie, troviamo cospicui giacimenti di fosfati, che costituiscono
la principale risorsa del paese, oltre che di potassio e di rame. L'industria
è costituita da piccole fabbriche a conduzione semi-artigianale che si occupano
principalmente della trasformazione dei prodotti agricoli locali. Una fonte di
grossi guadagni per il paese è rappresentata dal turismo.
Il passivo della bilancia commerciale giordana resta comunque in passivo in quanto
si deve importare quasi tutto (abbondanti quantitativi di derrate alimentari,
materie prime energetiche, macchinari, autoveicoli, prodotti chimici e tessili)
e le esportazioni sono limitate esclusivamente ai fosfati e ad alcune primizie
ortofrutticole.
Indipendente dalla Gran Bretagna nel 1946, la Transgiordania (come si
chiamava allora) cambia nome in Giordania dopo l'annessione della
Cisgiordania in seguito alla prima guerra arabo-israeliana del
1948-'49, dopo la quale circa 750 mila profughi palestinesi si
riversano nel paese. Ancora di più ne arrivano nel 1967 con
l'occupazione israeliana della Cisgiordania durante la "guerra dei sei
giorni". La pressione demografica di questa massa di rifugiati e
l'ingombranza politica dell'Olp di Arafat (insediatosi in Giordania, da
dove organizza la lotta armata contro Israele) causano il progressivo
deterioramento dei rapporti tra la comunità palestinese e la monarchia
hashemita sostenuta dagli Stati Uniti. Fin quando, nel settembre 1970,
il guiovane re Hussein impiega l'esercito contro l'Olp provocando una
strage di palestinesi (passata alla storia come "il settembre nero") e
cacciando l'organizzazione dal paese.
I rapporti tra re Hussein e l'Olp migliorano solo dopo la "guerra del
Kippur" del 1973-'74, e soprattutto nel corso degli anni '80, con lo
storico incontro di riconciliazione tra Arafat e il sovrano giordano
nel 1985 e con la rinuncia ufficiale di Amman, nel 1988, ad ogni
prestesa sulla Cisgiordania, di cui Hussein affida la responsabilità
all'Olp. Questo ammorbidimento della monarchia hashemita nei confronti
dei palestinesi è dovuto solo all'enorme peso demografico ed economico
(e quindi politico) che la comunità palestinese giordana acquista nel
paese, di cui arriva a costituire oltre la metà della popolazione e
(tramite le rimesse dei familiari all'estero) una primaria fonte di
valuta estera.
I rapporti con gli Stati Uniti rimangono infatti sempre buoni,
diventando ottimi dopo la guerra contro l'Iraq del 1991, sostenuta da
Amman nonostante i sentimenti filo-iracheni dei palestinesi giordani e
nonostante i pesanti costi economici derivanti dalla rottura dei
commerci con Baghdad. Sempre nel 1991 re Hussein avvia un procersso di
democratizzazione, introducendo il multipartitismo e concedendo i
diritti poltici alle donne. Nel 1994 il sovrano hashemita decide di
archiviare anche la conflittualità con Israele, firmando un accordo di
pace che mette ufficialmente fine a 46 anni di guerra.
Nel 1999 re Hussein muore, lasciando il potere al figlio Abdallah, il
quale accelera la liberizzazione economica del paese secondo le
direttive del Fondo monetario internazionale (Fmi), con l'effetto di
aumentare il tasso di povertà e disoccupazione e di dare quindi fiato
all'opposizione islmaica radicale che fa leva sul malcontento popolare.
Tale opposizione si rafforza ulteriormente dopo lo scoppio della
"seconda intifada" nei Territori occupati (settembre 2000) sfruttando
la rabbia dei palestinesi di Giordania verso la repressione militare di
Israele (con cui Abdallah riavvia invece normali relazioni
diplomatiche). Questa situazione ha indotto il giovane sovrano ad
interrompere nel 2001 l'attività parlamentare, rimandando sine die le
elezioni previste per la fine di quell'anno, e ad avviare una dura
repressione nei confronti dei movimenti islamici più radicali.
Nel 2001 vengono adottate nuove e restrittive leggi sulla sicurezza
nazionale che vengono solo attenuate nel 2003 consentendo alla
popolazione di protestare contro l’intervento Usa in Iraq. Durante la
guerra in Iraq, nel 2003, la Giordania si dichiara contraria
all’invasione ma tiene fede all’alleanza con Washington offrendo alle
forze armate Usa appoggio logistico limitato.
Il 17 giugno 2003 si tengono le elezioni legislative che eleggono in
parlamento un gran numero di politici indipendenti sia dai grandi
partiti che dai maggiori clan. Il 15% dei seggi viene assegnato al
Fronte di azione Islamico, il braccio politico dei Fratelli Musulmani.
La politica messa in atto da allora dal re Abdallah è stata incentrata
su stabilità interna e sviluppo, conseguito quest’ultimo con la lotta
alla povertà e l’apporto di investitori stranieri, attratti dai
progetti di liberalizzazione e dagli accordi di libero scambio che il
Regno ha stipulato con l’Unione Europea nel 2002, con Egitto, Marocco e
Tunisia nel 2003.
In Giordania i media sono sempre stati sotto rigido controllo statale, i canali
satellitari arabi sono restii ad investire nel paese per timore della censura.
Le leggi sulla sicurezza sulla stampa sono state rese più restrittive nel 2001,
consentendo pene detentive per le sole critiche al re, ma anche per la pubblicazione
di notizie false o infamanti per la reputazione del Paese.
La politica giordana, con re Hussein prima e poi con il figlio
Abdallah, è sempre stata caratterizzata da un tentativo di
conciliazione degli interessi occidentali nella zona con la necessità
per il paese di consolidare la propria identità araba. Questo ha
portato Amman ad avere una posizione moderata tra i paesi arabi
mediorientali, ad essere un partner strategico per l'occidente (Stati
Uniti in testa) e a far dipendere il proprio sviluppo economico e la
stabilità politica da una precaria pace con Israele.