Giordania
Bandiera 
 
 
 
 
Ordinamento politico: Monarchia Costituzionale
Capitale: Amman
Superficie: 89 342 Kmq
Popolazione: 5 milioni
Etnie: 98% arabi, 1% circassi, 1% armeni
Religione: 92% musulmani sunniti, 6% cristiani, 2% altri
Export: prodotti agricoli, prodotti chimici
Mortalità infantile: 30 per mille (Italia: 5,7 per mille)
Speranza di vita: 69 M, 72 F (Italia: 76 M, 82 F)
Alfabetizzazione: 86% (Italia: 98%)
Popolazione sotto la soglia di povertà: 30%
Debito estero: 8,5 miliardi di $
Spese militari: n.d.

 
Mappa 

GEOGRAFIA

La Giordania confina a nord con la Siria, a ovest con Israele e Palestina, a sud-est con l'Arabia Saudita e nord-est con l'Iraq. Nel complesso ci troviamo di fronte ad un arido altopiano la cui continuità è rotta nel margine occidentale dai rilievi cheorlani, la depressione tettonica palestinese. E' questa la parte chiamata Great Rift Valley (o fossa siro-africana) che si estende dal lago Tiberiade al golfo di Aqaba e al cui interno scorre il fiume Giordano, fonte notevole di ricchezza, che separa la Cisgiordania dalla Giordania. Nella parte giordana di quest'area troviamo la valle del Giordano o El Ghor, il mar Morto e la valle dell'Uadi Araba. Il mar Morto è la massima depressione del mondo, si trova a ben 411 metri sotto il livello del mare e le sue acque sono estremamente salate.
Il clima è arido andando verso est e verso sud a causa del fatto che la poca umidità che arriva dal mediterraneo si scarica sui rilievi occidentali. La vegetazione, un tempo molto più ricca, è costituita prevalentemente dalla steppa, mentre nelle aree piovose occidentali troviamo anche la macchia mediterranea.
 



SOCIETA'

Gli arabi, beduini e pastori per buona parte nomadi, costituiscono il 98 per cento della popolazione cui si aggiungono piccole minoranze di Circassi provenienti dal Caucaso, Armeni, Turchi e Curdi. Un grosso elemento perturbante degli antichi equilibri fra popolazione e territorio è stato l'arrivo in massa dei profughi palestinesi provenienti in gran parte dai territori occupati da Israele. Le regioni nord occidentali, già in precedenza le più popolate, hanno assistito ad un progressivo sovraffollamento, mentre il resto del paese rimane praticamente disabitato.
L'esodo dei palestinesi ha provocato anche un accelerato e caotico insediamento  nelle poche città presenti in una limitata area del paese. I pochi centri urbani, che in precedenza svolgevano la funzione di mercato e di punto di riferimento politico e religioso per una popolazione rurale e nomade, si ritrovano così a dover affrontare problemi legati ad un'espansione urbanistica improvvisata e disordinata. 



ECONOMIA

L'economia giordana ha risentito fortemente delle conseguenze della guerra del golfo (1991).  La Giordania fino ad allora esportava infatti circa un quarto dei suoi prodotti in Iraq, il quale a sua volta era il suo principale fornitore di petrolio. La guerra ed il successivo embargo posero fine a qualunque scambio fra i due paesi: la Giordania fu costretta così a comprare petrolio da altri paesi ad un prezzo più alto e di conseguenza a razionare i propri consumi. La guerra portò anche la fuga dei lavoratori giordani occupati nei paesi del Golfo, soprattutto in Kuwait, e quindi la fine delle rimesse che questi portavano in patria e che costituivano un'importante fonte di reddito per il paese.
L'economia della Giordana, naturalmente povera, ha risentito molto delle vicende politiche che hanno accompagnato la sua storia: ricordiamo oltre la già citata guerra del golfo, la perdita della fertile Cisgiordania dopo il vertice arabo di Rabat del 1974, le guerre arabo-israeliane  e i disordini civili dei primi anni settanta. A tutto ciò bisogna aggiungere il fatto che a partire dal 1948 iniziò l'immigrazione degli oltre ottocentomila profughi palestinesi: questi si sono inseriti in un paese che non conta neanche cinque milioni di abitanti e che è oltretutto molto povero di risorse.
L'agricoltura può oggi contare esclusivamente su un'area coltivabile che è pari appena al 4,5 per cento di quella nazionale e che comprende la zona immediatamente ad est del mar Morto e quella della valle del Giordano, essendo il resto del paese incolto o improduttivo. Si tratta di un'agricoltura a carattere di sola sussistenza e insufficiente a soddisfare le modeste esigenze del paese che deve ricorrere a massicce importazioni dall'estero. Molto diffuso è l'allevamento. Per quanto riguarda le risorse minerarie, troviamo cospicui giacimenti di fosfati, che costituiscono la principale risorsa del paese, oltre che di potassio e di rame. L'industria è costituita da piccole fabbriche a conduzione semi-artigianale che si occupano principalmente della trasformazione dei prodotti agricoli locali. Una fonte di grossi guadagni per il paese è rappresentata dal turismo.
Il passivo della bilancia commerciale giordana resta comunque in passivo in quanto si deve importare quasi tutto (abbondanti quantitativi di derrate alimentari, materie prime energetiche, macchinari, autoveicoli, prodotti chimici e tessili) e le esportazioni sono limitate esclusivamente ai fosfati e ad alcune primizie ortofrutticole.
 



STORIA

Indipendente dalla Gran Bretagna nel 1946, la Transgiordania (come si chiamava allora) cambia nome in Giordania dopo l'annessione della Cisgiordania in seguito alla prima guerra arabo-israeliana del 1948-'49, dopo la quale circa 750 mila profughi palestinesi si riversano nel paese. Ancora di più ne arrivano nel 1967 con l'occupazione israeliana della Cisgiordania durante la "guerra dei sei giorni". La pressione demografica di questa massa di rifugiati e l'ingombranza politica dell'Olp di Arafat (insediatosi in Giordania, da dove organizza la lotta armata contro Israele) causano il progressivo deterioramento dei rapporti tra la comunità palestinese e la monarchia hashemita sostenuta dagli Stati Uniti. Fin quando, nel settembre 1970, il guiovane re Hussein impiega l'esercito contro l'Olp provocando una strage di palestinesi (passata alla storia come "il settembre nero") e cacciando l'organizzazione dal paese.

I rapporti tra re Hussein e l'Olp migliorano solo dopo la "guerra del Kippur" del 1973-'74, e soprattutto nel corso degli anni '80, con lo storico incontro di riconciliazione tra Arafat e il sovrano giordano nel 1985 e con la rinuncia ufficiale di Amman, nel 1988, ad ogni prestesa sulla Cisgiordania, di cui Hussein affida la responsabilità all'Olp. Questo ammorbidimento della monarchia hashemita nei confronti dei palestinesi è dovuto solo all'enorme peso demografico ed economico (e quindi politico) che la comunità palestinese giordana acquista nel paese, di cui arriva a costituire oltre la metà della popolazione e (tramite le rimesse dei familiari all'estero) una primaria fonte di valuta estera.

I rapporti con gli Stati Uniti rimangono infatti sempre buoni, diventando ottimi dopo la guerra contro l'Iraq del 1991, sostenuta da Amman nonostante i sentimenti filo-iracheni dei palestinesi giordani e nonostante i pesanti costi economici derivanti dalla rottura dei commerci con Baghdad. Sempre nel 1991 re Hussein avvia un procersso di democratizzazione, introducendo il multipartitismo e concedendo i diritti poltici alle donne. Nel 1994 il sovrano hashemita decide di archiviare anche la conflittualità con Israele, firmando un accordo di pace che mette ufficialmente fine a 46 anni di guerra.

Nel 1999 re Hussein muore, lasciando il potere al figlio Abdallah, il quale accelera la liberizzazione economica del paese secondo le direttive del Fondo monetario internazionale (Fmi), con l'effetto di aumentare il tasso di povertà e disoccupazione e di dare quindi fiato all'opposizione islmaica radicale che fa leva sul malcontento popolare. Tale opposizione si rafforza ulteriormente dopo lo scoppio della "seconda intifada" nei Territori occupati (settembre 2000) sfruttando la rabbia dei palestinesi di Giordania verso la repressione militare di Israele (con cui Abdallah riavvia invece normali relazioni diplomatiche). Questa situazione ha indotto il giovane sovrano ad interrompere nel 2001 l'attività parlamentare, rimandando sine die le elezioni previste per la fine di quell'anno, e ad avviare una dura repressione nei confronti dei movimenti islamici più radicali.

Nel 2001 vengono adottate nuove e restrittive leggi sulla sicurezza nazionale che vengono solo attenuate nel 2003 consentendo alla popolazione di protestare contro l’intervento Usa in Iraq. Durante la guerra in Iraq, nel 2003, la Giordania si dichiara contraria all’invasione ma tiene fede all’alleanza con Washington offrendo alle forze armate Usa appoggio logistico limitato.
Il 17 giugno 2003 si tengono le elezioni legislative che eleggono in parlamento un gran numero di politici indipendenti sia dai grandi partiti che dai maggiori clan. Il 15% dei seggi viene assegnato al Fronte di azione Islamico, il braccio politico dei Fratelli Musulmani. La politica messa in atto da allora dal re Abdallah è stata incentrata su stabilità interna e sviluppo, conseguito quest’ultimo con la lotta alla povertà e l’apporto di investitori stranieri, attratti dai progetti di liberalizzazione e dagli accordi di libero scambio che il Regno ha stipulato con l’Unione Europea nel 2002, con Egitto, Marocco e Tunisia nel 2003.



MASS MEDIA

In Giordania i media sono sempre stati sotto rigido controllo statale, i canali satellitari arabi sono restii ad investire nel paese per timore della censura.
Le leggi sulla sicurezza sulla stampa sono state rese più restrittive nel 2001, consentendo pene detentive per le sole critiche al re, ma anche per la pubblicazione di notizie false o infamanti per la reputazione del Paese.
 



POLITICA

La politica giordana, con re Hussein prima e poi con il figlio Abdallah, è sempre stata caratterizzata da un tentativo di conciliazione degli interessi occidentali nella zona con la necessità per il paese di consolidare la propria identità araba. Questo ha portato Amman ad avere una posizione moderata tra i paesi arabi mediorientali, ad essere un partner strategico per l'occidente (Stati Uniti in testa) e a far dipendere il proprio sviluppo economico e la stabilità politica da una precaria pace con Israele.

 
Ma per la Giordania è sempre più difficile mantenere il paese in una posizione di equilibrio tra Israele, Stati Uniti e il resto del mondo arabo. La popolazione, che ricordiamo essere costituita per circa la metà da palestinesi, l'opinone pubblica e l'opposizione sono sempre più convinti che il paese sia andato oltre un normale compromesso e stia perdendo la propria identità araba: l'occupazione americana dell'Iraq è stata sempre criticata dalla popolazione giordana che l'ha comparata all'occupazione israeliana dei territori palestinesi ed una cooperazione con Israele è vista come impossibile per le sue operazioni militari contro il popolo palestinese. Molti giordani infatti sono convinti che i diritti dei palestinesi e quelli degli iracheni siano dei punti fermi che non possano essere messi in discussione.
 
La forte presenza palestinese in Giordania rappresenta un altro problema che si ripercuote sia nella politica interna che in quella estera del paese. Il re Abdullah è infatti preoccupato della possibilità di un esodo permanente di palestinesi nelle terre giordane, visto anche l'atteggiamento del governo israeliano che è deciso a non rimuovere gli insediamenti che si sono formati nei territori della Cisgiordania. La grande quantità di palestinesi che si è stabilita in Giordania sta creando problemi su quella che è l'identità sociale e culturale di un popolo, oltre che un generale impoverimento di una economia già di per sè non florida.
 
Nonostante queste contraddizioni e crisi che investono la società giordana, non troviamo però nei principali gruppi di opposizione la volontà di rovesciare la monarchia. Vengono proposte altre forme di monarchia che limitino i poteri del re, ad esempio nello sciogliere il parlamento o nella designazione o destituzione dei membri del governo, ma la monarchia in sè non viene contestata.