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Nome ufficiale: |
Somali Republic |
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Ordinamento politico: |
Repubblica |
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Governo attuale: |
Abdallah Yusuf Ahmed, presidente nominato il 10
ott. 2004 dal Parlamento di transizione |
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Capitale: |
Mogadiscio |
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Superficie: |
637.660 Kmq |
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Popolazione: |
9.900.000 abitanti |
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Densità: |
14,9 ab./Kmq |
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Crescita demografica annua: |
3,24% |
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Lingua: |
Somalo, arabo (ufficiali) |
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Religione: |
Musulmana (a maggioranza sunnita) |
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Popolazione urbana: |
35% |
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Alfabetizzazione: |
Non disponibile |
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Mortalità infantile: |
13,3% |
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Aspettativa di vita: |
47 anni |
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Tasso HIV/AIDS: |
1% |
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Indice sviluppo umano: |
Non classificato |
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Moneta: |
Scellino somalo |
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PIL: |
Non disponibile |
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Ripartizione PIL: |
Agricoltura 65%; Industria 10%; Terziario 25% |
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Crescita economica: |
Non disponibile |
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Reddito nazionale lordo per ab.: |
Non disponibile |
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Pop. sotto soglia povertà: |
Non disponibile |
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Inflazione: |
Non disponibile |
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Esportazioni:
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351 milioni USD |
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Importazioni: |
526 milioni USD |
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Principali risorse economiche: |
Allevamento, sale, gas |
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Spese militari: |
18,9 milioni USD
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GEOGRAFIA
Situata nel Corno d’Africa sulle
sponde dell’Oceano Indiano, la Somalia confina a ovest con Gibuti, Etiopia e
Kenya mentre per il resto dei confini è bagnato dall’oceano e a nord dal Mar
Rosso.
La geografia del paese è caratterizzata
da rilievi abbastanza imponenti, le cui vette più alte superano i 2.000 metri
nella parte settentrionale al confine con Gibuti. I rilievi si trasformano in
altipiani nella zona centrale per degradare fino alle pianure costiere del sud,
vicino al confine keniano. Qui si trovano i due maggiori corsi d’acqua del
paese, il Jubba e lo Shabeelle.
Il clima è sostanzialmente desertico, leggermente temperato sul
litorale: le temperature medie si aggirano attorno ai 28 gradi, ma sui rilievi
più alti possono arrivare allo 0 mentre nelle zone desertiche e costiere toccano
anche i 47 gradi. I monsoni influenzano in maniera decisiva il clima: la
stagione delle piogge dura da marzo a maggio, quella secca da settembre a
dicembre.
STORIA
Sotto il controllo dell’Egitto
dal 1875, parte del territorio somalo cade sotto il controllo inglese nel 1887
approfittando dell’invio delle truppe egiziane nel vicino Sudan per sedare la
rivolta dei dervisci. Il quadro politico della regione si complica ancor di più
con l’arrivo sulla scena dell’Italia, che a fine ‘800 stabilisce alcuni
avamposti sul territorio. Solo nel 1936 però l’Italia organizzerà i territori
coloniali, unificando Etiopia, Eritrea e la parte della Somalia sotto il suo
controllo.
Con la fine della seconda guerra
mondiale e la sconfitta italiana il problema della Somalia viene affidato
all’Onu, che decide per un’amministrazione temporanea in mano italiana della
durata di 10 anni prima della concessione dell’indipendenza, che viene
proclamata il 1 luglio del 1960. Il paese prende il nome di Somalia grazie
all’unione dei territori in precedenza sotto il controllo britannico e
italiano.
Il primo presidente, Aden
Abdullah Osman Daar, viene sconfitto alle elezioni del 1967 da Abdi Rashid Ali
Shermarke, e qui cominciano i problemi per la Somalia. Appena due anni dopo
infatti un colpo di stato militare rovescia il presidente e porta al potere il
generale Mohammed Siad Barre, che governerà con pugno di ferro la nazione fino
al 1991.
Barre trasforma la Somalia in uno
stato socialista e si lega all’Urss, con cui i rapporti si incrineranno a
seguito della guerra scoppiata contro l’Etiopia nel 1977 per il possesso della
regione dell’Ogaden. Dopo aver subito una sconfitta dopo l’altra l’esercito
somalo si ritira, anche se il vero e proprio trattato di pace verrà firmato
solo nel 1988. Intanto, anche all’interno la situazione diventa instabile a
causa della discriminazione che Siad Barre opera nei confronti dei clan nemici.
La rivolta armata dei clan scoppia nel 1982, ma una vera e propria coalizione
fra
questi si avrà solo nel 1989 quando sotto il controllo del governo centrale
saranno rimasti solo pochi territori attorno alla capitale. Nel gennaio del
1991 la situazione diventa disperata per Barre, che decide di fuggire in Nigeria
lasciando il paese nel caos.
La lotta contro il regime di
Barre si rivela infatti molto più facile per i clan somali che il trovare un
accordo per governare il paese: negli anni successivi gli scontri tra le varie
fazioni armate per il controllo del territorio provocheranno la morte di circa
350.000 persone. Nel 1992 sbarcano i primi marines americani, avanguardia di
una vera e propria missione umanitaria dell’Onu che ha come scopo l’assistenza
alla popolazione civile. Ben presto però la forza di pace viene coinvolta nella
guerra civile somala e tenta più volte di catturare il signore della guerra
Mohammed Farah Aidid, ritenuto l’ostacolo più serio a un accordo tra le parti.
Gli scontri tra le forze Onu e le milizie somale si intensificheranno, portando
alla morte di 1.000 locali e di 158 tra marines e Caschi Blu. Nel febbraio del
1995 il contingente Onu si ritira, lasciando il paese in balia del suo destino.
Dalla caduta di Siad Barre fino al 2004 la Somalia si ritrova senza un
governo riconosciuto. La auto-nomina di Aidid a presidente avvenuta nel 1995
non viene infatti riconosciuta dalle altre fazioni armate, e successivamente
ben 13 tentativi di arrivare a un accordo di pace falliranno miseramente fino
al 2004. Nel febbraio infatti le principali fazioni armate decidono di firmare
un accordo di pace a Nairobi, in base al quale viene nominato un Parlamento di
transizione che nell’ottobre 2004 elegge Abdallah Yusuf Ahmed come presidente.
Il mese dopo Mohammed Ghedi viene nominato primo ministro.
Nel
2006, le Corti islamiche hanno acquisito il controllo di Mogadiscio e
di buona parte del sud del Paese, confinando le truppe governative,
aiutate da contingenti etiopi, nei dintorni della città di Baidoa.
Quello delle Corti è il primo, vero tentativo militare di arrivare a
controllare l'intera Somalia, visto che le numerose forze armate
presenti sul territorio dalla guerra civile in poi non hanno la forza
per realizzare un simile progetto.
POLITICA
I problemi della Somalia sono
ancora lungi dall’essere risolti: le nuove istituzioni somale infatti
si sono
spostate solo da poco in Somalia a causa dell’insicurezza che regna nel
paese. Il presidente Yusuf e il premier Ghedi hanno deciso di
stabilirsi
temporaneamente a Baidoa, vista la mancanza delle condizioni minime di
sicurezza a Mogadiscio, controllata dal febbraio 2006 dalle milizie
vicine alle Corti islamiche. Proprio le trattative di pace tra queste
ultime e il governo tengono banco nell'ultimo periodo, vista la
concreta possibilità che le due parti arrivino a un conflitto per
assicurarsi il controllo dell'intero Paese.
Da risolvere sono anche la questione del Puntland, la regione
autoproclamatasi autonoma nel 1998, e del Somaliland (la vecchia colonia
britannica) che dal 1991 si è proclamato indipendente anche se non è stato
riconosciuto dalla comunità internazionale.
SOCIETA'
Nonostante manchino ormai da anni
dati ufficiali sulla Somalia, 14 anni di ininterrotta guerra civile hanno
ridotto allo stremo la popolazione. La mancanza di un’autorità statale fa sì
che gli abitanti della Somalia siano abbandonati a loro stessi o che debbano
dipendere dalle gentili concessioni dei signori della guerra che amministrano
il territorio. La mortalità infantile arriva al 13% e, anche se il paese non
figura nell’indice di sviluppo umano, non c’è dubbio che al momento si
classificherebbe all’ultimo posto.
La divisione della società tra clan è stata una delle peggiori rovine
per il paese. Sono quattro i clan principali che si contendono il territorio e
che nel parlamento di transizione si sono assicurati 61 seggi ciascuno: Darod,
Dir, Hawiye e Rahanweyn, oltre a una miriade di sottoclan che spesso si
combattono tra di loro per lo sfruttamento delle risorse disponibili.
ECONOMIA
In un paese senza autorità lo
sviluppo economico è totalmente lasciato in mano all’iniziativa privata: accanto
a settori piuttosto sviluppati, come quello delle banche e della telefonia
cellulare, fioriscono attività più o meno legali come il commercio delle banane
e la pesca, autorizzata dai vari signori della guerra che stipulano veri e
propri contratti di sfruttamento come fossero autorità pubbliche. I vari posti
di blocco che dividono i territori sia in città che fuori, con il corollario di
mazzette richieste dalle milizie, non favoriscono certo i traffici commerciali.
Il settore di gran lunga più produttivo è comunque quello del
contrabbando, che va dalle armi alla droga. Le autorità americane e britanniche
guardano inoltre con preoccupazione alla Somalia come possibile rifugio di
organizzazioni terroristiche data l’assenza di controllo statale. L’aiuto della
comunità internazionale sarà comunque fondamentale per poter risollevare
un’economia in ginocchio.
MASS MEDIA
Con tutti i problemi da affrontare, la libertà di
stampa non è sicuramente una delle priorità per la Somalia. E’ indubbio che lo
spezzettamento del territorio e lo strapotere dei signori della guerra abbiano
influito sullo sviluppo dei mezzi di informazione, molti dei quali si trovano
non a caso all’estero.