Azerbaigian
Bandiera 
 
 
 
 
Ordinamento politico: Repubblica presidenziale
Capitale: Baku
Superficie: 86.000 km² (quattro volte la Lombardia)
Popolazione: 8 milioni; azeri 90%, daghestani 3%, russi 2%, armeni 2%, altri 3%
Lingua: azero (ufficiale) e russo
Religione: (dati ufficiali) muuslamni 94%, cristiano ortodossi 6%
Alfabetizzazione: 97%
Mortalità infantile: 82 per mille
Speranza di vita: M 59, F 67
Popolazione sotto la soglia di povertà: 50%
Prodotti esportati: petrolio e gas naturale
Debito estero: 1,6 miliardi di dollari
Spese militari: 4,5% del Pil
 
Mappa

 

GEOGRAFIA
L'Azerbaijan è un ex repubblica dell'Unione Sovietica e si trova in Europa. Confina con Iran, Armenia, Georgia, Russia e con il mar Caspio. Il territorio azero comprende anche l'enclave di Nakhienchevan compresa tra Armenia, Iran e Turchia. Circa il 50% del territorio è montagnoso e le aree abitate sono densamente industrializzate. La penisola di Apsheron (che comprende la capitale Baku) nel Caspio è considerata l'area più inquinata del mondo, a causa dell'attività estrattiva che procede senza sosta dal 1850 e in seguito all'uso di defolianti tossici per la coltivazione del cotone. Sul confine armeno e nella provincia del Nagorno-Karabakh a maggioranza armena le linee di demarcazione e le attribuzioni dei poteri non sono chiare, nonostante un accordo di pace stipulato nel 1994. E' invece marcato il confine iraniano, nonostante le passate rivendicazioni di Baku sull'attribuzione di sovranità della provincia di Tabriz.   
 


SOCIETA'
Non esiste una divisione etnica definita: la popolazione di lingua turca raggiunge quasi il 90% del totale degli abitanti e le minoranze russe e armene non sono affatto tutelate. A causa della crescita dei livelli di inquinamento e del probabile uso di armi non convenzionali nella guerra tra l'Armenia e l'Azerbaijan le aspettative di vita hanno sono diminuite e le condizioni sanitarie sono drasticamente peggiorate soprattutto al di fuori delle città. Recentemente l'Unicef ha denunciato le autorità azere, accusandole di aver falsificato la data di morte di centinaia di bambini per non destare l'allarme sulle condizioni del Paese. La popolazione è in maggioranza musulmana sciita, ma i rapporti con la minoranza cattolica non hanno mai causato alcun tipo di tensione. Ufficialmente il Paese ha abolito la pena di morte per tutti i reati, anche se le organizzazioni umanitarie presenti sul territorio hanno denunciato l'eccessivo uso della forza della polizia negli ambienti carcerari.

 


ECONOMIA
L'economia azera ruota attorno al petrolio e alle continue scoperte di giacimenti di carburante fossile: nel 1849, nella zona di Baku, fu trivellato il primo pozzo petrolifero della storia e nel 1879 fu istituita la prima compagnia petrolifera. Tra il 2001 e il 2002 sono stati costruiti due enormi oleodotti in grado di trasportare il greggio fino in Turchia in sostituzione del petrolio iracheno bloccato dall'embargo. L'intervento militare statunitense in Iraq e il conseguente aumento previsto della produzione petrolifera potrebbe riflettersi sulle attività economiche del Paese che comunque gode dell'assicurazione degli investimenti di numerose compagnie occidentali: l'angloamericana Bp Amoco, la norvegese Statoil e l'italiana LukAgip. Nel gennaio del 2003, la Exxon Mobil ha ricevuto un finanziamento di 500 milioni di dollari dal governo statunitense per investimenti superiori a 3 miliardi di dollari nella zona. I rapporti economici tra la Russia e l'Azerbaijan sono progressivamente peggiorati nell'arco del 2003. La popolazione azera non ha tratto alcun vantaggio dallo sfruttamento dell’oro nero: due terzi dei cittadini vivono sotto la soglia di povertà.
Secondo l’associazione Transparency International, l’Azerbaijan è il sesto Paese più corrotto del mondo.

 

POLITICA
L’ex presidente Heidar Aliyev era di fatto al governo dell'Azerbaijan dal 1967, anno in cui è stato nominato capo del Kgb azero. Nel 1969 Mosca lo ha scelto come capo del Soviet e ha continuato ad appoggiarlo con incarichi più o meno di spicco fino al 1988. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica e l'indipendenza del Paese, Aliyev è stato allontanato dalle scene politiche fino al 1993, anno in cui è tornato al potere con un colpo di Stato, legittimato successivamente da un referendum popolare. Attraverso diversi emendamenti costituzionali ha accentrato su di sé numerosi poteri e ha creato un sistema di governo per preparare la sua successione.
La vittoria elettorale nell’ottobre 2003 di Ilham Aliyev, figlio del presidente Heidar Aliyev, ha definitivamente consacrato l’Azerbaigian come il primo esempio di repubblica presidenziale ereditaria. Le elezioni, descritte dall’Osce come una frode “di dimensioni scandalose”, sono state contestate dalle forze di opposizione. Le manifestazioni di piazza sono state duramente represse dalla polizia, con un bilancio di almeno cinque morti.
Il governo, approfittando dei disordini, ha avviato una campagna di arresti di massa che ha di fatto decapitato l’opposizione politica. Con uno stile che ricorda le dittature sudamericane degli anni ‘70, agenti armati di mitra e col volto coperto da passamontagna hanno fatto irruzione nelle abitazioni e negli uffici di centinaia di attivisti politici, tra cui i leader di tutti i partiti d’opposizione, decine di giornalisti indipendenti, direttori delle locali associazioni di difesa dei diritti umani.
Lo stesso candidato presidenziale dell’opposizione, Isa Gambar, leader del partito Musavat (Uguaglianza), è stato messo agli arresti domiciliari, le sue guardie del corpo arrestate. I quotidiani d’opposizione non stampano più dal giorno delle elezioni.
Le opposizioni sono sempre state molto critiche nei confronti degli Aliyev, accusati di “tradire gli interessi nazionali” per la linea conciliante adottata nelle trattative per risolvere la questione del Nagorno-Karabakh - conteso militarmente da Azerbaigian e Armenia  tra il 1991 e il 1994 - e soprattutto per aver stretto per aver stretto accordi petroliferi con i Paesi occidentali in seguito all'intervento militare statunitense in Afghanistan, raffreddando i rapporti con le compagnie russe.   

 


MASS MEDIA
La libertà d'espressione è garantita dalla costituzione e la stampa è teoricamente libera. Nel 2002, il governo ha concesso 5 licenze per altrettante televisioni private e non ci sono stati casi di censura o pressioni governative, fatta eccezione per le televisoni russe, accusate dal governo azero di interessarsi troppo "a faccende che non riguardano Mosca". Per contro molti giornalisti hanno ricevuto minacce e intimidazioni da parte di gruppi filogovernativi "non appoggiati - secondo le autorità - dal governo", ma che agirebbero in maniera autonoma.




STORIA
La storia dell'Azerbaijan è strettamente legata al petrolio: a sud di Baku, nel 1849, viene trivellato il primo pozzo del mondo e, nel 1879, i fratelli Nobel istituiscono nella zona una compagnia petrolifera per lo sfruttamento del giacimento e per l'esportazione del greggio verso i Paesi industrializzati. Con la Rivoluzione d'Ottobre l'Azerbaijan raggiunge l'indipendenza, ma, due anni dopo (nel 1920), in seguito all'avvicinamento  diplomatico tra il Paese e l'Iran, l'Armata Rossa occupa la piccola repubblica e ne fa una provincia della Repubblica Transcaucasica insieme a Georgia e Armenia "per difendere - dirà Lenin - gli interessi petroliferi della neonata Unione Sovietica".
L'invasione sovietica non trova particolare resistenza da parte dei militari azeri vicini alla causa comunista e impegnati nel massacro della popolazione armena nella provincia di Nagorno-Karabakh. Nello stesso anno il governo azero, guidato da Nariman Narimanov (ucciso nel 1925 da agenti di Stalin), firma un trattato di cessione dei poteri a Mosca e la regione entra a far parte della Federazione Sovietica come provincia della Repubblica Socialista della Transcaucasia (che comprende Armenia e Georgia) e ottiene da Mosca l'amministrazione della zona di Nagorno-Karabakh e l'enclave di Nakhienchevan in Armenia. Aree che rimangono sotto il controllo azero anche dopo lo scioglimento della Transcaucasia, voluto dalla costituzione di Stalin nel 1936 che prevede la nascita di tre Repubbliche Socialiste Autonome (Georgia, Armenia e Azerbaijan).
Durante la seconda guerra mondiale, l'Azerbaijan annette il territorio di Tabriz (abitato da una maggioranza di lingua azera) in Iran e ne difende i confini grazie alla presenza di un massiccio contingente dell'Armata Rossa, costretto a ritirarsi nel 1946, in seguito alle pesanti critiche della comunità internazionale e alle pressioni del neonato Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In poche ore, l'esercito iraniano riconquista Tabriz e ripristina il confine originario. L'Armata Rossa si ritira nell'Azerbaijan sovietico e nel 1969 sostiene la nomina del numero uno del Kgb azero, Heidar Aliev, a capo del Soviet. L'esercito rimane in Azerbaijan fino al 1988 per sedare le continue rivolte delle minoranze armene, dei musulmani georgiani e degli oppositori in generale.
Nel 1988, con l'avvicinarsi del crollo dell'Urss e la conseguente diminuzione delle pressioni militari sul territorio, l'Assemblea Regionale del Nagorno-Karabakh chiede formalmente al governo azero di essere annessa all'Armenia, ottenendo il ritorno delle truppe sovietiche che restaurano l'ordine, provocando circa trenta morti durante una manifestazione nella città di Sumgait. Nel novembre dello stesso anno scoppiano rivolte in tutte le città e il Partito Comunista Azero (Pca) è costretto a legalizzare i partiti dell'opposizione, coalizzati nel Fronte Popolare Azero (Fpa) e a riconoscere l'indipendenza dell'Azerbaijan dall'Unione Sovietica. Alle tensioni interne si sommano le spinte nazionaliste che culminano nel 1989 con la distruzione delle dogane sul confine iraniano e diversi sconfinamenti da parte delle forze paramilitari azere verso la città di Tabriz, causa di una crisi diplomatica tra Mosca e Teheran che si conclude rapidamente con l'invio dei carri armati sovietici a Baku e la morte di oltre cento persone.
Nel 1990 i dirigenti del Partito Comunista, sostenuti dall'esercito sovietico e da un sistema elettorale fortemente criticato dall'opposizione, tornano al governo nelle prime elezioni multipartitiche della storia del Paese. Nel 1991 il fallito colpo di Stato a Mosca riduce le pressioni sovietiche su Baku e il parlamento azero vota l'indipendenza e un nuovo presidente, Aiaz Mutalibov, il cui mandato viene interrotto dopo un anno a causa delle accuse di debolezza nei confronti delle rivolte armene nel Nagorno-Karabakh e nell'enclave di Nakhienchevan che provocano la morte di oltre 600 azeri. Nel 1992 l'influenza di Mosca è talmente debole che il leader del Fronte Popolare, Abulfaz Elchibey, diventa presidente con il sostegno dei Paesi occidentali e l'appoggio dei settori più moderati della dirigenza comunista.
All'offensiva delle truppe armene che non viene arrestata, a un anno dalla vittoria elettorale del Fronte Popolare, si aggiunge la rivolta dell'esercito azero controllato dal colonnello Surat Husseinov. La debolezza del nuovo governo permette il ritorno sulle scene politiche di Heidar Aliev che dopo aver governato il Paese dal 1969 al 1988, assume illegittimamente l'incarico di presidente, nominando primo ministro lo stesso Husseinov. Negli anni che seguono Aliev elimina con la forza tutti gli oppositori del Fronte Popolare e firma un accordo di pace con le forze armene (conclusosi con 20 mila morti e un milione di profughi), mantenendo l'integrità territoriale (sia la provincia del Nagorno-Karabakh che l'enclave di Nakhienchevan) in cambio di una forma di autonomia per gli armeni che vivono in Azerbaijan.
Nel 1993, il governo Aliev fa rientrare l'Azerbaijan nella Conferenza degli Stati Indipendenti (Federazione Russa) e nel 1994 firma il cosiddetto "contratto del secolo" con un consorzio di compagnie petrolifere (l'angloamericana Bp Amoco, la norvegese Statoil e l'italiana LukAgip) interessate ai giacimenti del mar Caspio, riattivando i rapporti diplomatici con i Paesi occidentali che continuavano a riconoscere come presidente Abulfaz Elchibey. Tra il 1994 e il 1995, tre tentativi di colpo di Stato si concludono con l'eliminazione degli oppositori di Haliev, tra cui il suo primo ministro, il colonnello Husseinov. Finita la girandola di tentativi di colpo di Stato, il Partito Comunista di Haliev cambia nome, si trasforma nel Partito per un Nuovo Azerbaijan e vince le elezioni presidenziali (1995 e 1998) e le amministrative (1999 e 2000), attirando le accuse dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione Europea (Osce), che giudica tutte le attività elettorali azere "poco pulite, poco corrette e caratterizzate da pesanti brogli".
Nel 2001 l'Azerbaijan conclude i lavori per la costruzione di un oleodotto che parte da Baku e, passando per la Georgia, raggiunge il Mar Nero e nel 2002 ne inaugura un secondo che raggiunge Ceihan, sulla costa turca, in sostituzione dell'oleodotto iracheno (il cui sbocco è a pochi chilometri), rimasto inattivo in seguito all'embargo successivo alla prima Guerra del Golfo. La stipula di numerosi contratti commerciali con l'Occidente rafforza la carica presidenziale di Haliev che, a colpi di emendamenti, accentra su di sé tutti i poteri e crea i presupposti per una repubblica presidenziale ereditaria che porta alla nomina di primo ministro il figlio maggiore, Ilham Aliev.