L’ex presidente Heidar Aliyev era di fatto al governo
dell'Azerbaijan dal 1967, anno in cui è stato nominato capo del Kgb azero. Nel
1969 Mosca lo ha scelto come capo del Soviet e ha continuato ad appoggiarlo con
incarichi più o meno di spicco fino al 1988. Dopo il crollo dell'Unione
Sovietica e l'indipendenza del Paese, Aliyev è stato allontanato dalle scene
politiche fino al 1993, anno in cui è tornato al potere con un colpo di Stato,
legittimato successivamente da un referendum popolare. Attraverso diversi
emendamenti costituzionali ha accentrato su di sé numerosi poteri e ha creato
un sistema di governo per preparare la sua successione.
La vittoria elettorale nell’ottobre 2003 di Ilham Aliyev,
figlio del presidente Heidar Aliyev, ha definitivamente consacrato l’Azerbaigian
come il primo esempio di repubblica presidenziale ereditaria. Le elezioni,
descritte dall’Osce come una frode “di dimensioni scandalose”, sono state
contestate dalle forze di opposizione. Le manifestazioni di piazza sono state
duramente represse dalla polizia, con un bilancio di almeno cinque morti.
Il governo, approfittando dei disordini, ha avviato una
campagna di arresti di massa che ha di fatto decapitato l’opposizione politica.
Con uno stile che ricorda le dittature sudamericane degli anni ‘70, agenti
armati di mitra e col volto coperto da passamontagna hanno fatto irruzione
nelle abitazioni e negli uffici di centinaia di attivisti politici, tra cui i
leader di tutti i partiti d’opposizione, decine di giornalisti indipendenti,
direttori delle locali associazioni di difesa dei diritti umani.
Lo stesso candidato presidenziale dell’opposizione, Isa
Gambar, leader del partito Musavat (Uguaglianza), è stato messo agli arresti
domiciliari, le sue guardie del corpo arrestate. I quotidiani d’opposizione non
stampano più dal giorno delle elezioni.
Le opposizioni sono sempre state molto critiche nei
confronti degli Aliyev, accusati di “tradire gli interessi nazionali” per la
linea conciliante adottata nelle trattative per risolvere la questione del
Nagorno-Karabakh - conteso militarmente da Azerbaigian e Armenia tra il 1991 e il 1994 - e soprattutto per
aver stretto per aver stretto accordi petroliferi con i Paesi occidentali in
seguito all'intervento militare statunitense in Afghanistan, raffreddando i
rapporti con le compagnie russe.