Ciad
 
 
Nome ufficiale: 
Republique du Tchad 
Ordinamento politico: 
Repubblica 
Governo attuale: 
Idriss Déby, presidente nominato il 2 mar. 1991 in séguito a un’offensiva armata e eletto dal luglio 1996 
Capitale: 
N’Djamena 
 
 
Superficie: 
1.284.000 Kmq 
Popolazione: 
8.600.000 abitanti 
Densità: 
6,5 ab./Kmq 
Crescita demografica annua: 
2,85% 
Lingua: 
Francese e arabo (ufficiali), sara, baguirmi, tuburi, moudang 
Religione: 
Musulmana, cristiana, animista 
 
 
Popolazione urbana: 
24,5% 
Alfabetizzazione: 
45,8% (54,5% maschi; 37,5% femmine) 
Mortalità infantile: 
11,7% 
Aspettativa di vita: 
48 anni 
Tasso HIV/AIDS: 
4,8% 
Indice sviluppo umano: 
0.379 – 167esimo su 177 stati 
 
 
Moneta: 
Franco CFA 
PIL: 
4.900 milioni USD 
Ripartizione PIL: 
Agricoltura 45,6%; Industria 13,5%; Terziario 40,9% 
Crescita economica (2004): 
38,7% 
Reddito nazionale lordo per ab.: 
240 USD/ab. 
Pop. sotto soglia povertà: 
80% 
Inflazione: 
-1,5% 
Esportazioni:
301 milioni USD 
Importazioni: 
826 milioni USD 
Principali risorse economiche: 
Cotone, bestiame, petrolio 
Spese militari: 
101,3 milioni USD (2,06% del PIL) 
 
 
 
GEOGRAFIA
Situato ai margini del Sahara, il Ciad è uno degli stati più grandi dell’Africa: confina a nord con la Libia, a sud con Camerun e Rep. Centrafricana, a est con il Sudan e a ovest con Niger e Nigeria. Il paese è diviso in tre zone climatiche, con quella meridionale dove scorrono gli unici due fiumi perenni e che è caratterizzata da foreste e da un clima sostanzialmente tropicale. Spostandosi verso nord la vegetazione lascia spazio ai bassi arbusti e al paesaggio semidesertico del Sahel dove si trova il lago Ciad, il più grande bacino d’acqua del paese ma che a causa del consistente consumo umano si è ridotto al 20% rispetto alle dimensioni che aveva negli anni ’70. La parte settentrionale del paese è interamente occupata dal deserto del Sahara e dai rilievi desertici che toccano anche i 3.000 metri di altitudine.
Se si eccettua la parte meridionale, le precipitazioni sono rare e molto scarse.


STORIA
La recente storia del Ciad comincia a fine XIX secolo, quando la Francia si inserisce nel secolare conflitto tra le popolazioni del nord, musulmane e schiaviste, e quelle del sud a prevalenza nera. La fine dello schiavismo portata dai colonialisti viene salutata con gioia dagli abitanti del sud, che saranno sempre appoggiati da Parigi durante il regime coloniale che terminerà nel 1960.
Il dominio francese però esaspera ancor di più le già pesanti divisioni tra la popolazione, con il regime nero di François Tombalbaye che si impegna in una politica di sistematica repressione del dissenso interno tramite la messa fuorilegge dei partiti di opposizione e le esecuzioni sommarie. L’esasperazione delle popolazioni del nord arriva al limite nel 1968, quando nasce il gruppo armato ribelle del Frolimat, sostenuto dal 1971 dalla Libia di Gheddafi mentre il regime di Tombalbaye sarà appoggiato da Parigi. Nonostante un accordo siglato nel 1975 tra Libia e Ciad, la situazione non migliora dal punto di vista militare anche a causa della morte del presidente, non sopravvissuto all’ennesimo attentato.
Per il Ciad si apre un periodo anche peggiore del precedente, con il Frolimat che si spacca in diverse fazioni sostenute dagli stati confinanti e dalle potenze straniere. Protagonisti principali della lotta al vertice saranno Félix Malloum, divenuto presidente nel 1975 e poi rovesciato nell’agosto del ’79 da Goukouni Oueddei, e Hissène Habré, che finalmente nel 1982 riesce a conquistare la capitale N’Djamena alla testa dei suoi uomini in armi.
Il governo di Habré si può riassumere nel soprannome di “Pinochet africano” che il presidente ha ricevuto per le brutalità commesse durante i suoi 8 anni al potere: la polizia segreta la fa da padrona, passando per le armi sommariamente gli oppositori politici o infilandoli ancora vivi nei sacchi della spazzatura e gettandoli al fiume. Sul piano internazionale invece la guerra con i vari movimenti ribelli ancora attivi si trasforma nel 1985 in un conflitto vero e proprio con la Libia, vinto anche grazie all’appoggio di Francia e Usa.
Ma anche le malversazioni di Habré hanno un limite: nel 1990 il presidente viene rovesciato dall’assistente militare Idrss Deby, che resiste anche a un ritorno in armi dello stesso Habré tentato nel 1992. Il multipartitismo è stato reintrodotto nel 1996, e da allora Deby è sempre stato rieletto assieme al suo partito Mps (Mouvement Patriotique de Salut) che controlla saldamente il parlamento. 


POLITICA
Nel maggio del 2004 Deby è riuscito a fare modificare la Costituzione in modo da potersi presentare alle elezioni presidenziali del 2006 per un terzo mandato. La situazione politica di Deby non è però così stabile come sembra: nonostante il governo sia riuscito a firmare la pace con due gruppi ribelli, l’Arn (Armée de Résistance Nazionale) e il Mdjt (Mouvement pur la Démocratie et la Justice au Tchad), il fallito golpe del maggio 2004 (il sesto in totale contro Deby) ha dimostrato come le tensioni in seno alla classe politica e all’esercito siano ancora alte. A confermarlo è arrivata la diserzione, avvenuta nell'ottobre 2005, di un gruppo di ufficiali e soldati dell'esercito ciadiano rifugiatisi vicino al confine con il Sudan. Gli ammutinati hanno dato vita a un nuovo gruppo ribelle, il Fuc (Front Uni pour le Changement), che minaccia di rovesciare il governo di Deby. I ribelli contano sull'appoggio o almeno sulla neutralità del governo sudanese per centrare l'obiettivo. Nel febbraio 2006 un fallito colpo di stato organizzato da alcuni ufficiali dell'esercito ha evidenziato l'isolamento crescente di cui sta rimanendo vittima il presidente Deby, mentre nell'aprile del 2006 i ribelli sono arrivati fino alle porte di N'Djamena, prima di venire respinti verso il Sudan dall'esercito. Con l'inizio della nuova stagione secca, in autunno, le operazioni ribelli sono riprese, anche se per il momento l'esercito sembra riuscire a controllare la situazione.
Le rivalità tra le varie comunità, esacerbate anche dal conflitto in Darfur, potrebbero giocare un ruolo molto importante nel futuro politico del paese.


SOCIETA'
Il contrasto che oppone le popolazioni del nord musulmane a quelle meridionali cristiane e animiste, retaggio della pratica schiavista perpetrata nei confronti della popolazione nera, è ancora attuale nella società ciadiana. La presenza di numerosi gruppi armati che si sono contesi il potere dall’indipendenza in poi è sintomatica delle difficoltà di questo paese, abitato da circa 400 comunità differenti. Da non sottovalutare anche il problema dei profughi provenienti dal Darfur, che ha spinto parte della società a premere sulle autorità per un intervento diretto nel conflitto a difesa della popolazione nera.
Le indubbie difficoltà ambientali e la ricorrente siccità minano alla base lo sviluppo del paese: l’80% della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà, la mortalità infantile è molto alta e  l’accesso ai servizi di base è fortemente limitato (in Ciad vi è un medico ogni 35.000 abitanti). Tutti dati rispecchiati dalla 167esima posizione occupata dal paese nell’indice di sviluppo umano.


ECONOMIA
In un paese dove ancora i tre quarti della forza lavoro sono impiegati in agricoltura, le speranze per il futuro sono riposte nello sfruttamento dei pozzi petroliferi scoperti di recente presso Doba. Uno speciale programma varato dalla Banca Mondiale riserva però alle autorità ciadiane una minima parte dei guadagni, destinandone l’80% a programmi di sostegno allo sviluppo. Un esperimento pilota che ha incontrato non poche difficoltà: prima N’Djamena ha accusato il consorzio petrolifero composto da ExxonMobil, Chevron e Petronas di truffare lo stato intascando i proventi destinati al paese, poi ha tentato di eliminare il fondo per le generazioni future a causa dei pressanti problemi di sicurezza interna. Per lo stesso motivo si sono incrinati i rapporti con il Fondo Monetario Internazionale, che ha sospeso l’erogazione di fondi nel 2004. Nuovi accordi sono stati raggiunti con le istituzioni internazionali nel 2006. Lo sfruttamento petrolifero ha comunque garantito una spettacolare crescita economica per l’anno 2004, attestatasi al 38,7%. E’ in crisi invece il tradizionale settore del cotone, anche a causa del crollo del prezzo sul mercato e dai sussidi concessi ai produttori americani e europei che mettono in crisi quelli africani. Senza contare l’estrema inefficienza della compagnia statale Cotonchad, la cui privatizzazione non sembra comunque essere in vista. 


MASS MEDIA
Anni e anni di guerre, veleni, colpi di stato e repressioni arbitrarie hanno lasciato il segno anche sulla stampa locale: nonostante abbia garantito una certa stabilità rispetto al caos precedente il regime di Deby non sembra estraneo alle consuete pratiche di persecuzione degli oppositori politici e dei giornalisti scomodi, alcuni dei quali sono scomparsi negli ultimi anni senza lasciare traccia. Passerà ancora del tempo prima che il paese imbocchi seriamente la strada verso la democrazia.