|
Nome ufficiale: |
Republica de Angola |
|
Ordinamento politico: |
Repubblica |
|
Governo attuale: |
Eduardo Dos Santos, presidente dal 21 sett. 1979 |
|
Capitale: |
Luanda |
|
|
|
|
Superficie: |
1.246.700 Kmq |
|
Popolazione: |
13.000.000 abitanti |
|
Densità: |
10,6 ab./Kmq |
|
Crescita demografica annua: |
3,01% |
|
Lingua: |
Portoghese (ufficiale), umbundu, kimbundu, kikongo,
tchokwé |
|
Religione: |
Animista, cristiana |
|
|
|
|
Popolazione urbana: |
34,9% |
|
Alfabetizzazione: |
42%
|
|
Mortalità infantile: |
15,4% |
|
Aspettativa di vita: |
47 anni |
|
Tasso HIV/AIDS: |
3,9% |
|
Indice sviluppo umano: |
0.381 – 166esimo su 177 stati |
|
|
|
|
Moneta: |
Kwanza |
|
PIL: |
12.900 milioni USD |
|
Ripartizione PIL: |
Agricoltura 8,2%; Industria 60,3%; Terziario 31,5% |
|
Crescita economica (2004): |
13,2% |
|
Reddito nazionale lordo per ab.: |
740 USD/ab. |
|
Pop. sotto soglia povertà: |
70% |
|
Inflazione: |
76,6% |
|
Esportazioni:
|
8.661 milioni USD |
|
Importazioni: |
5.313 milioni USD |
|
Principali risorse economiche: |
Petrolio, gas, diamanti |
|
Spese militari: |
183,58 milioni USD (1,42% del PIL) |
GEOGRAFIA
Situata nell’Africa meridionale,
l’Angola confina a nord con la Repubblica Democratica del Congo, a sud con la
Namibia, a est con lo Zambia mentre a ovest è bagnata dall’Oceano Atlantico.
Una sottile striscia di terra, la Cabinda, chiusa tra la Repubblica Democratica
del Congo e il Congo-Brazzaville, è separata dal resto del paese.
L’ambiente dell’Angola è diviso
tra le pianure costiere (che possono arrivare fino a 150 km di larghezza), una
zona di transizione composta da terrazze e scarpate e l’interno del paese,
costituito da altipiani che occupano circa i due terzi del paese. I due
principali corsi d’acqua sono lo Zambesi e il Congo, che scorrono però solo per
brevi tratti in territorio angolano.
Il clima è tropicale, ma sulla costa è mitigato dalla corrente del
Benguela che riduce anche le precipitazioni, specie nella parte meridionale. La
stagione delle piogge va da settembre a aprile.
STORIA
L’arrivo dei Portoghesi in Angola
è datato al 1483, e nel 1575 viene fondata la capitale Luanda. I colonialisti
non riescono comunque a controllare il territorio, specie nell’entroterra, a
causa degli scontri con la popolazione locale e con gli Olandesi per il
possesso della zona. Lisbona riuscirà a impadronirsi del territorio angolano
solamente a inizio ‘900, organizzando uno dei regimi coloniali peggiori per
quanto riguarda lo sfruttamento della popolazione locale, nonostante la
schiavitù fosse stata abolita nel paese dalla fine dell’800. Nel 1951 l’Angola
da colonia diventa provincia d’oltremare e diviene oggetto di una vasta
immigrazione portoghese, con l’obiettivo di contrastare le richieste di
indipendenza. Arrivata al limite della sopportazione, la popolazione locale
comincia la ribellione armata nel 1961.
Il movimento indipendentista è
però spaccato, con tre formazioni che si contendono la scena: il Mpla
(Movimento Popular de Libertaçao de Angola), il Fnla (Frente Nacional de
Libertaçao de Angola) e l’Unita (Uniao Nacional para a Independencia Total de
Angola). La divisione tra i ribelli favorisce il controllo da parte dei
Portoghesi, tanto che l’Angola dovrà attendere la rivoluzione dei garofani di
Lisbona nel 1974 per liberarsi dal giogo coloniale.
L’11 novembre 1975 il paese
diventa finalmente indipendente, ma due governi si contendono il ruolo di
autorità legittime: quello del Mpla, sostenuto dall’Urss e da Cuba, e quello
del Fnla/Unita, appoggiato dalle nazioni occidentali e in particolare da Usa e
Sudafrica. Una prima svolta si ha solo nel 1976, quando il Mpla acquisisce una
posizione di forza e riesce a far riconoscere il suo leader Agostinho Neto come
presidente.
Nel ’79 Neto muore e il suo posto
viene preso da Eduardo Dos Santos, che conserverà la presidenza fino ai nostri
giorni. La guerra civile però non cessa, nonostante la resa proclamata dal Fnla
nel 1984. L’Unita capeggiata da Jonas Savimbi e forte dell’appoggio sudafricano
continua la lotta, che ben presto si allarga e vede le truppe sudafricane e
quelle cubane combattere anche per il controllo della vicina Namibia fino al
1988.
Nel 1991 si apre finalmente uno
spiraglio di pace, che permette l’organizzazione delle prime elezioni del paese
l’anno successivo: la vittoria del Mpla che conferma Dos Santos alla presidenza
non viene però riconosciuta da Savimbi, che decide di riprendere le armi. Nel
1994 la guerra avrà causato la morte di mezzo milione di persone e fatto quasi
quattro milioni di profughi.
Nel 1994 a Lusaka viene firmato
un nuovo protocollo di intesa, che prevede la nascita di un governo di
coalizione e il disarmo dei ribelli dell’Unita, parte dei quali verrà integrata
nell’esercito angolano. La diffidenza tra le parti non favorisce però una
rapida applicazione dei patti: il governo di unità nazionale viene instaurato
solo nel 1997, mentre il disarmo prosegue molto lentamente. Nel 1999 il
contingente Onu arrivato quattro anni prima nel paese si ritira vista
l’impossibilità di adempiere al suo mandato.
Gli scontri riprendono e si protrarranno fino al 2002, quando la morte
di Savimbi in un’imboscata permetterà finalmente al processo di pace di
decollare e di porre fine a una delle guerre più sanguinose e lunghe del
continente. Senza contare che anche in Cabinda si combatte: i ribelli locali,
stanchi dei soprusi delle forze di sicurezza angolane e della discriminazione
di cui sono vittime combattono ormai da 25 contro il governo di Luanda, in un
conflitto che ha fatto migliaia di morti finora.
POLITICA
Nonostante l’Unita sia diventata
da tre anni un partito politico, il dominio del Mpla sulla vita politica locale
è ancora molto forte. La lotta per la successione a Dos Santos, che terminerà
il suo mandato nel 2007, non è ancora stata aperta, ma le consultazioni
parlamentari del prossimo anno saranno utili per capire se gli equilibri di
forza si sono modificati o sono rimasti sostanzialmente gli stessi. Al momento
il Mpla mira addirittura a ottenere i due terzi dei seggi, grazie ai quali
potrebbe modificare la Costituzione senza accordarsi con l’opposizione. I temi
più caldi sono quelli dei poteri concessi al presidente rispetto al governo e
dell’autonomia per le singole province.
Sono numerose le accuse per violazioni dei diritti umani che gravano su
Dos Santos. Non è però chiaro se il presidente sarà perseguibile nel momento in
cui tornerà a essere un uomo qualunque.
SOCIETA'
Nonostante sia in possesso di risorse naturali
immense, l’Angola è uno dei paesi più poveri del mondo: le continue guerre
hanno ridotto il 70% della popolazione sotto la soglia di povertà, mentre la
mortalità infantile è molto alta e l’aspettativa di vita al contrario una tra
le più basse del mondo. Per quanto riguarda l’indice di sviluppo umano l’Angola
e uno tra gli 11 stati peggiori al mondo, con l’85% degli abitanti impiegati in
un’agricoltura di sussistenza che non può garantire alcuno sviluppo economico.
ECONOMIA
Le condizioni di vita della
popolazione sono ancora più miserevoli se confrontate con le potenzialità del
paese: l’Angola è il secondo produttore di petrolio del continente dopo la
Nigeria e uno dei maggiori esportatori di diamanti. Risorse che nel 2004 hanno
permesso una crescita economica del 13,2%. La bilancia commerciale è in attivo,
con esportazioni che arrivano a 8 miliardi di dollari all’anno e un Pil che si
aggira attorno ai 13 miliardi.
Ma il grosso problema dell’Angola
è la scarsa trasparenza nei conti pubblici, che non permette di controllare
dove vadano a finire i proventi delle risorse petrolifere e diamantifere.
Numeri che sono custoditi dalle autorità locali come veri e propri segreti di
stato e a cui anche le grandi istituzioni finanziarie internazionali non hanno
accesso. Non è un caso che l’Angola sia uno dei paesi più corrotti del mondo.
La ricostruzione post-bellica impiegherà buona parte delle risorse del
paese, che ha già ipotecato le esportazioni petrolifere dei prossimi anni in
cambio dell’assistenza (in particolare da parte di compagnie cinesi) per la
riabilitazione delle principali infrastrutture.
MASS MEDIA
Il mutato clima politico
influisce anche sulla libertà di espressione: l’Angola ha una delle maggiori
agenzie di stampa del continente, anche se le autorità locali sono ancora
accusate di pesanti violazioni dei diritti umani soprattutto in Cabinda, dove
è
concentrata la quasi totalità delle risorse petrolifere del paese.