Guinea Bissau
 
 
Nome ufficiale: 
Republica da Guiné-Bissau 
Ordinamento politico: 
Repubblica 
Governo attuale: 
Joao Bernardo Vieira, presidente eletto nel luglio 2005 
Capitale: 
Bissau 
 
 
Superficie: 
36.120 Kmq 
Popolazione: 
1.500.000 abitanti 
Densità: 
40,1 ab./Kmq 
Crescita demografica annua: 
2,86% 
Lingua: 
Portoghese (ufficiale), creolo, francese, peul, malinké 
Religione: 
Animista, cristiana, musulmana 
 
 
Popolazione urbana: 
33,2% 
Alfabetizzazione: 
39,6% (55,2% maschi; 24,7% femmine) 
Mortalità infantile: 
13% 
Aspettativa di vita: 
45 anni 
Tasso HIV/AIDS: 
10% 
Indice sviluppo umano: 
0,35 – 172esimo su 177 stati
 
 
Moneta: 
Franco CFA 
PIL: 
273 milioni USD 
Ripartizione PIL: 
Agricoltura 69%; Industria 13,4%; Terziario 17,6% 
Crescita economica (2004): 
2,6% 
Reddito nazionale lordo per ab.: 
140 USD/ab. 
Pop. sotto soglia povertà: 
Non disponibile 
Inflazione: 
3,5% 
Esportazioni: 
69 milioni USD 
Importazioni: 
69 milioni USD 
Principali risorse economiche: 
Agricoltura (noce di acagiù, 90% delle esportazioni) 
Spese militari: 
8,9 milioni USD (3,3% del PIL) 
 
 
GEOGRAFIA
Situata nell’Africa Occidentale subito a nord dell’omonimo golfo, la Guinea-Bissau confina a nord con il Senegal e a sud e a est con la Guinea, mentre a ovest è bagnata dalle acque dell’Oceano Atlantico.
Il paese è sostanzialmente piatto, con lunghe pianure costiere che in numerosi tratti si trasformano in paludi per l’abbondanza di corsi d’acqua. Il terreno si innalza gradualmente verso l’interno trasformandosi in un altopiano che comunque non si supera i 300 metri sul livello del mare. L’abbondanza di corsi d’acqua, quasi tutti navigabili, fa dei fiumi uno dei mezzi di trasporto più diffusi del paese. La foresta tropicale è diffusa nei pressi della costa, mentre nell’interno prevale la savana.
Il clima è tropicale, con una temperatura media annua di 25 gradi e una stagione delle piogge che va da giugno a novembre. 

STORIA
Esplorata nel 1446 dai Portoghesi, la Guinea-Bissau diventa un fiorente centro schiavistico con capitale Bissau dal 1687. Nonostante la concorrenza di Inglesi e Francesi, Lisbona riesce a mantenere il controllo del paese facendolo diventare una vera e propria colonia nel 1879. Nonostante ciò i Portoghesi riusciranno a estendere il loro dominio in tutto il paese solo nel 1915.
Sebbene venga proclamata nel 1952 provincia d’oltremare, la Guinea-Bissau diventa ben presto il centro delle rivendicazioni indipendentiste nei confronti del regime portoghese, tanto che agli inizi degli anni ’60 la formazione del Paigc (Partido Africano da Independença da Guiné e Cabo Verde) comincia una delle più lunghe guerre di liberazione del continente. Il paese infatti si proclama indipendente solo nel settembre del 1973, ottenendo la sanzione formale portoghese nel 1974 all’indomani della caduta del regime fascista a Lisbona.
Nel paese viene adottato un programma socialista di nazionalizzazione delle terre sotto il presidente Luis de Almeida Cabral, che rimane alla guida della Guinea-Bissau fino al 1980 quando viene rovesciato da un colpo di stato organizzato dal premier Joao Bernardo Vieira, che diventa presidente a sua volta. Vieira viene eletto nelle successive elezioni del 1984, 1989 e 1994 e sventa anche un golpe ai suoi danni nel 1985.
Nel 1998 il licenziamento del Capo di Stato Maggiore Ansimane Mane provoca la ribellione dei fedelissimi del generale, che porta a una vera e propria guerra civile conclusasi l’anno successivo con la vittoria dei partigiani di Mane e la caduta di Vieira. Alla presidenza sale Malan Bacai Sanha, esponente del Paigc e portavoce del Parlamento.
Sanha viene sconfitto alle elezioni del 2000 da Kumba Yala, un ex-insegnante a capo del Prs (Partido da Renovaçao Social) che si distingue subito per i suoi disinvolti rapporti con i premier e per lo sfacciato favoritismo per la comunità Balante, a cui il presidente appartiene e di cui fa parte il 30% della popolazione del paese. Dopo alcuni tentativi di golpe targati Mane, che perde la vita proprio in un fallito golpe nel 2000, l’esercito nel 2003 riesce finalmente a rovesciare Kumba Yala e a affidare il potere a una giunta con al vertice il Capo di Stato Maggiore Verissimo Correia Seabra.
La giunta tiene fede alle sue promesse, organizzando le successive elezioni parlamentari nel 2004 e nominando Henrique Rosa come presidente ad interim e Carlos Gomes jr. come primo ministro. Nell’ottobre del 2004 però una nuova rivolta armata, organizzata da alcuni reparti che hanno servito nella missione Onu in Liberia e che reclamano il pagamento degli arretrati, porta alla morte dello stesso generale Seabra e per una settimana fa temere il peggio. L’allarme però rientra, permettendo al paese di concentrarsi sulle elezioni del luglio 2005. 

POLITICA
Le elezioni presidenziali di luglio non hanno portato nessun rinnovamento nel paese, visto che a candidarsi sono stati tre dei presidenti che hanno fatto la storia del paese: Vieira, Sanha e Kumba Yala. A spuntarla è stato il primo, che al ballottaggio ha sconfitto Sanha anche grazie all’appoggio di Kumba Yala, eliminato al primo turno. Le consultazioni sono state accompagnate da una legge di amnistia che ha cancellato i reati politici degli ultimi 25 anni, e da numerosi scontri e reciproche accuse di brogli da parte dei vari candidati.
Un’atmosfera non ideale, che dimostra come la cultura democratica nel paese non sia poi così diffusa. E’ comunque già tanto che i candidati sconfitti abbiano deciso di accettare il verdetto delle urne senza ricorrere alle armi, nonostante numerosi voci di possibili golpe che si sono susseguite durante la campagna elettorale. 
Nel novembre 2005 il presidente Vieira ha sostituito il premier Carlos Gomes Junior con Aristides Gomes, ex-direttore della campagna elettorale dello stesso Vieira.


SOCIETA'
Nonostante la guerra civile in Guinea sia durata appena un anno, i risultati si sono fatti sentire pesantemente: il paese è quintultimo nell’indice di sviluppo umano, con un tasso di alfabetizzazione che non arriva neanche al 40% (e con un pesante divario tra maschi e femmine) e il 10% della popolazione infetto da Hiv, una percentuale piuttosto alta.
L’82% della forza lavoro è impiegata in un’agricoltura di sussistenza. Anche se non sono disponibili dati ufficiali sulla disoccupazione e sulla percentuale di popolazione che vive sotto la soglia di povertà le condizioni di vita della società guineana sono tra le peggiori del continente. 

ECONOMIA
Per rendersi conto di come siano disperate le condizioni economiche del paese basta un dato: la noce di acagiù copre il 90% delle esportazioni del paese con un ulteriore 5% rappresentato da altri prodotti agricoli, in particolare derivati dalla palma. La pesca costituisce un’altra modesta fonte di reddito per il paese, che dovrà assolutamente diversificare la propria produzione per migliorare le condizioni dell’economia.
Lo sviluppo petrolifero che sta investendo i paesi del Golfo di Guinea potrebbe coinvolgere a breve anche la Guinea-Bissau, che spera nello sfruttamento di possibili giacimenti offshore nelle acque territoriali vicino al Senegal. In caso contrario, al momento non sembrano esserci altre risorse che possano fare da volano per un consistente sviluppo, nonostante l’esistenza di alcuni giacimenti di bauxite e numerosi depositi di fosfati.
Per il resto, si calcola che appena 10.000 posti di lavoro siano disponibili nel settore privato, mentre le Forze Armate da sole ne offrono circa 25.000. Dal 1997 ad oggi, in pratica da poco prima dello scoppio della guerra civile, il Pil del paese è sceso del 25% con un picco record di recessione toccato nel 2003 (-7,2% di crescita economica). Importante sarà anche l’assistenza garantita dalle istituzioni finanziarie internazionali, che a breve dovrebbero riprendere la collaborazione con le autorità guineane. 

MASS MEDIA
Si spera che con la nuova amministrazione si allenti la stretta sui mezzi di informazione, che dall’indipendenza a oggi è stata piuttosto pressante. Una speranza che potrebbe rivelarsi vana considerando che il presidente è lo stesso che ha retto il paese per 19 anni. Un ruolo importante per spingere verso una reale democratizzazione del paese potrebbero rivestirlo le istituzioni internazionali, in particolare l’Unione Africana e l’Onu.

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