|
Nome ufficiale: |
Republique de Guinée |
|
Ordinamento politico: |
Repubblica |
|
Governo attuale: |
Lansana Conte, presidente golpista dal 3 apr. 1984
successivamente legittimato tramite elezioni |
|
Capitale: |
Conakry |
|
|
|
|
Superficie: |
245.860 Kmq |
|
Popolazione:
|
8.500.000 abitanti |
|
Densità: |
34 ab./Kmq |
|
Crescita demografica annua: |
2,11% |
|
Lingua: |
Francese, malinké, peul, soussou |
|
Religione: |
Musulmana, animista |
|
|
|
|
Popolazione urbana: |
34,2% |
|
Alfabetizzazione: |
41% |
|
Mortalità infantile: |
10,6% |
|
Aspettativa di vita: |
46 anni |
|
Tasso HIV/AIDS:
|
3,2% |
| Indice sviluppo umano: |
0,425 – 160esimo su 177 stati
|
|
|
|
|
Moneta: |
Franco guineano |
|
PIL: |
3.600 milioni USD |
|
Ripartizione PIL: |
Agricoltura 24,6%; Industria 36,4%; Terziario 39% |
|
Crescita economica (2004): |
2,6% |
|
Reddito nazionale lordo per ab.: |
430 USD/ab. |
|
Pop. sotto soglia povertà: |
40% |
|
Inflazione: |
14,8% |
|
Esportazioni: |
517 milioni USD |
|
Importazioni: |
679 milioni USD |
|
Principali risorse economiche: |
Bauxite, oro, diamanti, agricoltura (cacao, caffè) |
|
Spese militari: |
56,7 milioni USD (1,6% del PIL) |
GEOGRAFIA
Situata poco al di sopra
dell’omonimo golfo, la Guinea è poco più grande della Gran Bretagna: confina a
nord con Guinea-Bissau, Senegal e Mali, a sud con Liberia e Costa d’Avorio, a est con il Mali e a ovest con la Sierra
Leone e l’Oceano Atlantico, che bagna più di 300 km di costa.
La geografia del paese varia
molto, andando dalle pianure costiere fino alle colline ricoperte di
vegetazione tropicale nella parte meridionale, passando per le aride pianure
nel nord del paese. Varietà data anche dal clima, che è molto umido soprattutto
sulla costa, dove è situata la capitale Conakry, con precipitazioni annue che
superano i 4 metri. L’interno è invece molto più secco, e l’unico fenomeno che
caratterizza indistintamente tutto il paese è l’harmattan, il vento caldo
proveniente dal Sahara che da dicembre a gennaio spazza l’intera Africa occidentale.
La stagione delle piogge va da maggio a ottobre.
STORIA
“Meglio la libertà nella povertà
alla libertà in catene”. Con queste parole, nel 1958, Ahmed Sékou Touré rifiutò
di entrare nella comunità franco-africana (unico caso nell’Africa occidentale)
e permise alla Guinea di essere una delle prime nazioni del continente a
conseguire l’indipendenza. Un successo pagato a caro prezzo, perché il generale
De Gaulle non perdonò l’affronto e ritirò immediatamente tutta
l’amministrazione coloniale, arrivando addirittura a sabotare linee telefoniche
e stabilimenti industriali.
Non che tutti i problemi che la
Guinea ha dovuto affrontare dal 1958 ad oggi siano stati causati solo dalla
Francia: il regime di Touré ha pesanti responsabilità, a cominciare
dall’amicizia con l’Urss e successivamente con la Cina che portò alla
collettivizzazione dei mezzi di produzione e delle aziende agricole, con un
conseguente calo della produzione da cui il paese non si è ancora ripreso. I
disastri economici provocarono la fuga di almeno un quarto della popolazione,
a
cui Touré rispose con pesanti repressioni del dissenso che colpirono
soprattutto i membri della comunità Fulani. La repressione si è acuita ancora
di più a partire dagli anni ’70, quando ripetute voci di colpi di stato in
preparazione hanno reso il presidente guineano ancora più paranoico e
autoritario. Dopo una rivolta popolare scoppiata nel 1977 Touré ha corretto
parzialmente la propria politica, ma la notizia della sua morte avvenuta nel
1984 ha liberato il paese da un vero e proprio incubo.
Non che il cambio della guardia
abbia portato grandi risultati: pochi mesi dopo infatti ha preso il potere un
gruppo di militari capitanati dal colonnello Lansana Conte, diventato il
signore e padrone del paese nonostante il passaggio apparente ad un governo di
natura civile (1989), l’adozione di una nuova Costituzione (1990) e elezioni
multipartitiche tenutesi dal 1993 in poi che hanno visto sempre vincitori Conte
e il suo partito, il Pup (Parti de l’Unité et du Progrés).
I pericoli maggiori per il regime
guineano sono venuti dalla continue guerre civili scoppiate nei paesi vicini,
in particolare in Sierra Leone, Liberia e Costa d’Avorio. I confini piuttosto
mal controllati e le ambizioni egemoniche dei vari presidenti e signori della
guerra della zona (tra i quali il liberiano Charles Taylor) hanno portato a
quasi 20 anni di guerra ininterrotta nella regione, e nonostante la Guinea sia
riuscita a mantenere il controllo del proprio territorio i rovesci dei paesi
vicini hanno pesantemente condizionato la storia dello stato. Ancora oggi bande
di mercenari si aggirano tra Liberia, Costa d’Avorio e Guinea seminando il
terrore tra la popolazione civile e avvelenando i rapporti tra gli stati.
POLITICA
Nonostante l’apparente regime
democratico, in realtà il regime di Lansana Conte controlla tutte le leve del
potere. Negli ultimi anni le precarie condizioni di salute del presidente hanno
scatenato una sotterranea guerra per la successione tra le Forze Armate, dai
cui ranghi molto probabilmente uscirà il successore. Per ora l’amministrazione
è affidata al premier Cellou Diallo, visto che Conte trascorre la gran parte
del tempo nel suo villaggio natale, a 100 km dalla capitale Conakry.
C’è però il rischio che la
destabilizzazione causata da questo vuoto di potere, che il presidente non
vuole risolvere facendosi da parte, possa portare all’ennesimo blitz armato. Il
tentativo di golpe ai danni di Conte dello scorso gennaio, le cui
responsabilità non sono mai state accertate con sicurezza, è una spia
allarmante.
SOCIETA'
Le precarie condizioni economiche
del paese si riflettono sul livello di vita degli abitanti. Il 40% della
popolazione vive sotto la soglia di povertà e senza i servizi base (all’inizio
del 2005 solo il 16% della popolazione aveva accesso a acqua e elettricità).
L’aspettativa di vita è molto
bassa e il tasso di diffusione dell’HIV raggiunge livelli preoccupanti, senza
contare le tensioni tra le varie comunità del paese visto che quasi tutte le
leve del potere sono in mano ai minoritari Soussou, che hanno però il vantaggio
di essere la comunità del presidente Conte.
ECONOMIA
Il Fondo Monetario Internazionale
ha recentemente tolto i veli alla situazione economica del paese, che risulta
essere la peggiore di tutta l’Africa occidentale. Sia il Fmi che l’Unione
Europea hanno deciso di ritirare gli aiuti, per l’incapacità delle autorità
guineane di garantire delle condizioni economiche e politiche sufficienti per
lo sviluppo del paese. L’unica buona notizia è rappresentata dalla costruzione
di una grande raffineria di alluminio (principale risorsa del paese) da parte
della società canadese Gapco, che non potrà comunque entrare a regime prima di
qualche anno.
Per il resto, l’inflazione ha
raggiunto il 20%, la bilancia commerciale del paese è pesantemente in rosso e
le riserve di valuta estera si stanno pericolosamente assottigliando. Le
difficili condizioni economiche della popolazione, che arriva a dover spendere
l’intero stipendio di un mese per comprare pochi kg di riso, hanno già portato
a tumulti e proteste che hanno fatto vacillare il fragile potere del
presidente. In appena 6 anni la Guinea è riuscita a perdere un terzo del
Prodotto Interno Lordo.
MASS MEDIA
Non c’è da meravigliarsi che, in
una situazione così precaria, le autorità mantengano uno stretto controllo sui
mezzi di informazione, tanto che l’interruzione degli aiuti da parte dell’Ue è
stato
causato anche dallo scarso rispetto per le libertà civili e per i diritti umani
da parte della leadership guineana. Nonostante le promesse del premier Diallo
non si sono avuti sostanziali miglioramenti negli ultimi mesi. Criticare il
regime sclerotizzato di Conte in Guinea è ancora tabù.