
Ordinamento politico: Repubblica presidenziale
Capitale: Erevan
Superficie: 29.800 km² (un po' più della Lombardia)
Popolazione: 3,3 milioni; armeni 93%, azeri 3%, curdi 2%, russi 1,5%, altri 0,5%
Lingua: armeno (ufficiale), russo e curdo
Religione: (dati ufficiali) cristiani ortodossi 94%, zoroastriani 6%Alfabetizzazione:
98%
Mortalità infantile: 24 per mille
Speranza di vita: M 68, F 75
Popolazione sotto la soglia di povertà: 50%
Prodotti esportati: diamanti, minerali
Debito estero: 900 milioni di dollari
Spese militari: 8% del Pil

Ex repubblica dell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss), l'Armenia
(nome ufficiale Hayastani Hanrapetut’yun, Repubblica Armena) è uno stato dell'Asia
occidentale, situato in Transcaucasia; privo di sbocco al mare, confina a nord
con la Georgia, a est con l'Azerbaigian, a ovest con la Turchia, a sud con l'Iran
e la Repubblica autonoma del Nahičevan (exclave dell'Azerbaigian).
Il territorio dello stato, prevalentemente montuoso, con scarso terreno arabile,
comprende la sezione nordorientale dell'Altopiano armeno, una vasta area di alteterre
che si estende a sud fino al lago Van, entro i confini della Turchia, e ha un'altitudine
media di 1.800 m. L'altopiano è circondato da alte catene montuose appartenenti
al sistema orografico del Piccolo Caucaso: quelle di Pambak, Gegam, Vardenis e
Zangezur. Il monte Aragac, che si innalza fino a 4.090 m, è la cima più elevata.
Il clima è di tipo continentale e la media delle precipitazioni varia nelle diverse
regioni e in base all'altitudine: più elevata sui versanti montuosi, è di solo
300 mm lungo le rive del fiume Aras, la zona più arida del paese. L'Armenia è
attraversata da una fitta rete di brevi fiumi e corsi d'acqua (parte del bacino
fluviale dell'Aras e del Kura) che, a causa delle caratteristiche del territorio,
sono spesso interrotti da rapide e cascate; numerosi sono inoltre i laghi montani,
il più esteso dei quali è il lago Sevan.
La vegetazione è estremamente varia; alla steppa si alternano regioni semidesertiche
e, nelle estremità sudorientale e nordorientale del paese, boschi di faggi e querce.
La fauna comprende il cinghiale, lo sciacallo, la lince e l’orso.
Dal 1270 all'850 a.C. la valle del fiume Araxes (ora Aras) e la pianura attorno
al lago Van furono domini di un regno, chiamato anche Van, ma conosciuto nella
vicina Assiria come Urartu (in ebraico Ararat).
Il nome Armenia compare per la prima volta nell'iscrizione di Behistun di Dario
I, re di Persia, verso il 521 a.C. Nel 612 a.C. l'Armenia era stata conquistata
dai medi, che la governarono fino al 549 a.C., anno in cui Ciro il Grande, re
e fondatore dell'impero di Persia, si impadronì della regione che divenne satrapia
di Persia.
Dopo la morte di Alessandro Magno, che aveva conquistato la Persia, l'Armenia
divenne indipendente. Antioco III, re di Siria, si impadronì del territorio nel
212 a.C. e lo divise in due satrapie, guidate da principi armeni, che rimasero
indipendenti dal 190 al 94 a.C., quando Tigrane il Grande, re d'Armenia, le riunì
sotto il proprio comando. Tigrane conquistò parte dell'Asia Minore e la Mesopotamia,
ma fu sconfitto dai romani nel 69 a.C.: l'Armenia entrò così a far parte dell'impero
romano. Durante le lotte fra i romani e i parti, che governavano la Persia, l'Armenia
cercò di rimanere neutrale e autonoma. Quando i persiani sassanidi sconfissero
i parti nel III secolo d.C., sottomisero anche l'Armenia, liberata successivamente
dal re arsacide Tiridate, con l'aiuto dell'imperatore romano Diocleziano. Tiridate
si convertì al cristianesimo nel 303 e creò una Chiesa di stato circa vent'anni
prima che l'imperatore Costantino proclamasse il cristianesimo religione ufficiale
dell'impero romano.
Dopo il IV secolo l'Armenia, di fede cristiana, si oppose ai persiani seguaci
di Zoroastro. Gli arabi, dopo aver conquistato la Persia nel 642, si impadronirono
anche dell'Armenia, affidandone il governo nel 653 a un principe armeno, designato
patrizio di Armenia. Col tempo i patrizi divennero veri e propri sovrani, e nell'886
la dinastia Bagratuni restaurò il regno armeno, che governò il paese nei secoli
IX e X. Nel Medioevo i nemici più agguerriti dell'Armenia furono i bizantini e
i selgiuchidi. Le continue guerre spinsero gli armeni a emigrare altrove; nel
1082 nacque un regno chiamato Nuova Armenia, o Piccola Armenia, che comprendeva
la Cilicia e che durò fino al 1375.
Verso il 1240 l'Armenia fu invasa dai mongoli, che la dominarono fino agli inizi
del XV secolo. Nel XVI secolo l'impero ottomano conquistò gran parte della regione,
percorsa da continue guerre tra gli ottomani e l'Iran. Nel XVII secolo gli armeni
rimasti nella zona controllata dagli iraniani furono trasferiti altrove, mentre
quelli rimasti nella zona ottomana, dopo la caduta di Costantinopoli nel 1453,
furono riorganizzati sotto la guida di un vescovo armeno, con ampia autonomia
religiosa, culturale e politica. Quando i russi iniziarono la conquista della
Caucasia nel 1828-29, molti armeni si trasferirono in questi territori.
Al fine di contrastare il ruolo di protettore della cristianità armena assunto
dalla Russia, gli inglesi agirono in favore degli armeni nell’odierna Turchia,
in quel periodo sotto l'influenza britannica. Tra gli armeni nacquero così fazioni
che inneggiavano al nazionalismo, ma in direzioni divergenti: alcune enfatizzarono
la lealtà all’impero ottomano, altre si impegnarono in attività che gli ottomani
considerarono sovversive e repressero durante la prima guerra mondiale con un
vasto massacro, che provocò tra uno e due milioni di vittime.
Il 26 maggio 1918 gli armeni, precedentemente sotto il dominio zarista, dichiararono
la propria indipendenza e instaurarono la Repubblica autonoma d'Armenia, riconosciuta
dagli Alleati nel 1920. Durante la guerra greco-turca del 1920-1922 gli armeni
si schierarono con i greci e ancora una volta i turchi vittoriosi, dopo aver invaso
la repubblica che si erano rifiutati di riconoscere, inflissero loro una dura
rappresaglia. Nel 1921 si giunse a un accordo in base al quale la Repubblica d'Armenia
cedeva metà dei suoi territori caucasici alla Turchia. Nel 1922 l'Armenia si unì
all'Azerbaigian e alla Georgia a formare la Federazione transcaucasica, una delle
quattro originarie repubbliche dell'URSS. Nel 1936 fu istituita una Repubblica
socialista sovietica armena autonoma. Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, nel
settembre del 1991 l'Armenia si dichiarò indipendente; Levon Ter-Petrosyan, capo
del Movimento nazionale armeno, ne divenne presidente. Nel 1992 tra Armenia e
Azerbaigian esplose un conflitto per il possesso del Nagorno-Karabah, exclave
armena in Azerbaigian, nel 1989 assegnata all'Armenia dal Soviet supremo sovietico.
La tensione politica nel paese andò progressivamente aumentando già nel primo
anno di indipendenza. Le difficoltà causate dal terremoto del 1988, dalla guerra
con l'Azerbaigian e il conseguente blocco economico da questo adottato, fecero
crescere l'opposizione alla politica del governo. Il partito di maggioranza, il
Movimento nazionale armeno, promotore di un programma moderato di riforma economica
e di delimitazione territoriale, incontrò l'opposizione da parte di un'ampia schiera
di forze politiche e in particolare del partito Dashnak (Federazione rivoluzionaria
armena), che era stato la forza di governo nel breve periodo di indipendenza del
paese tra il 1918 e il 1922. Il Dashnak, che esercitava un forte controllo sulle
forze armate nel Nagorno-Karabah, rifiutò il programma di riforme economiche,
sostenendo l'adozione di una politica più dura nei confronti dell'Azerbaigian
e più stretti legami con la Russia. Nel 1992 l'Armenia fu ammessa nell'ONU. Nel
1993 le forze militari armene sconfissero ripetutamente l'esercito dell'Azerbaigian,
occupando il territorio che separa l'Armenia dall'exclave del Nagorno-Karabah.
Nel 1994 entrò in vigore un cessate il fuoco, seguito dall'avvio di negoziati
di pace, subito però sospesi. Malgrado i numerosi problemi che affliggono il paese
(il conflitto con l'Azerbaigian, il blocco economico, la dipendenza energetica
e alimentare), la riforma politica ed economica intrapresa agli inizi degli anni
Novanta consentì al paese di ottenere discreti risultati, soprattutto nei settori
agricolo e industriale. Nel 1995 si svolsero le elezioni politiche, che diedero
la maggioranza al partito del presidente, e fu adottata una nuova Costituzione.
Nel 1996, in seguito alle elezioni presidenziali, vinte da Ter-Petrosyan ma inficiate
da scorrettezze, tra governo e opposizione scoppiarono violentissime polemiche
e scontri di piazza che aumentarono la tensione, già alta per le divergenze delle
autorità armene sulle trattative di pace con l'Azerbaigian per il conflitto in
Nagorno-Karabah. Fu proprio quest’ultima questione a costringere, nel febbraio
1998, Ter-Petrosyan alle dimissioni, dopo che si era espresso in termini favorevoli
sul progetto di risoluzione in due tappe avanzato dalla CSCE (Conferenza sulla
sicurezza e la cooperazione in Europa). Le elezioni anticipate del 1998 videro
la vittoria di Robert Kocharyan; nelle successive elezioni legislative del maggio
1999 la coalizione Miasnutiun (“Unità”), formata dal Partito repubblicano e dal
Partito popolare, ottenne la maggioranza dei seggi del Parlamento e Vazgen Sarkisyan
venne nominato primo ministro.
L'Armenia ha una popolazione di 3.325.307 abitanti (2004), con una densità media
di 112 abitanti per km²; concentrata per il 67% nei centri urbani, è caratterizzata
da un alto grado di omogeneità etnica essendo composta per il 93% da armeni, percentuale
aumentata in anni recenti dopo l'allontanamento degli azeri e l'afflusso dei profughi
armeni dal territorio del Nagorno-Karabah, a causa del conflitto presente in quella
regione. Il paese è abitato anche da minoranze di curdi e russi, che rappresentano
poco più dell'1,5% della popolazione totale, oltre a ucraini, georgiani e greci.
La popolazione si concentra nelle valli, specialmente lungo il fiume Hrazdan,
dove sorge la capitale, Erevan, la città più importante del paese, con una popolazione
di 1.250.000 abitanti (2000); la seconda città più popolosa è Kumayri (nota col
nome di Leninakan fino al 1991). La diaspora armena conta circa cinque milioni
di persone nel mondo, di cui 1.500.000 negli stati dell'ex Unione Sovietica, 1.000.000
negli Stati Uniti e 400.000 in Francia.
Nonostante buoni indicatori di crescita economica e un tasso d’inflazione fermo
al 3%, l’Armenia nasconde una situazione ben più grave, con tassi di disoccupazione
altissimi e una popolazione costretta a vivere per l’80% al di sotto della soglia
di povertà; si aggiungono inoltre i problemi che affliggono la maggior parte delle
repubbliche ex sovietiche: evasione fiscale, corruzione e assenza di trasparenza
finanziaria. Se il debito con Mosca è stato in parte risolto con un accordo che
prevede la cessione di alcune importanti strutture economiche armene, come la
centrale termica di Hrazdan e la società elettronica Mars, il governo deve tuttora
fare i conti con un’emorragia costante di manodopera e con le tensioni con l’Azerbaigian
per il Nagorno-Karabah.
L'Armenia è un paese altamente industrializzato. Il prodotto interno lordo nel 2002 ammontava a 2.367 milioni di dollari USA, pari a un PIL pro capite di 770 dollari. Nel 2002 il settore industriale contribuiva per il 36,8% alla formazione del PIL e occupava il 14% della forza lavoro. Lo sviluppo più consistente si è avuto nei settori manifatturiero e minerario; particolare importanza hanno le industrie alimentare, cartaria, meccanica, elettrica, tessile, chimica, della gomma, del cemento e del tabacco. L'attività estrattiva sfrutta perlopiù i giacimenti di oro, rame, zinco, ferro, argento, molibdeno e gas naturale. Il settore industriale ha sofferto gravemente a causa del blocco economico imposto dall'Azerbaigian nel 1991, che comportò gravi carenze di gas naturale, petrolio e altre fonti energetiche. Nel 1994 il paese annunciò quindi la decisione di ripristinare gli impianti di Metsamor – la sola stazione nucleare nella regione transcaucasica – per compensare la diminuita disponibilità di energia. L'apertura dell'impianto, chiuso in seguito al devastante terremoto del 1988, malgrado non avesse riportato danni, provocò una dura reazione da parte del governo dell'Azerbaigian, preoccupato che potesse essere utilizzato per la produzione di armi nucleari. L'agricoltura, la seconda voce in ordine d’importanza per l'economia del paese, contribuisce per il 26,2% alla formazione del PIL (2002) e occupa il 44% della forza lavoro (2000). I raccolti principali sono offerti da frumento, orzo, mais, patate, tabacco, ortaggi, vite e frutta. L'Armenia è comunque costretta a importare grandi quantità di generi alimentari dall'estero dal momento che la produzione locale non è in grado di soddisfare il fabbisogno del paese. Durante il periodo sovietico, l'Armenia importava circa il 60% del pane e circa i due terzi dei prodotti lattiero-caseari dalle altre repubbliche della federazione. In seguito, il blocco economico da parte dell'Azerbaigian e la guerra civile in Georgia ostacolarono gravemente gli approvvigionamenti alimentari ma, diversamente dalla produzione industriale, nei primi anni Novanta quella agricola aumentò considerevolmente, grazie anche alla privatizzazione delle terre avviata nel 1991. Dopo il crollo dell'URSS l'Armenia mantenne come moneta corrente il rublo russo, ma alla metà del 1993 la banca centrale russa rifiutò di accettare i rubli stampati prima di quell'anno; ciò comportò un massiccio afflusso di rubli in Armenia e nelle altre ex repubbliche sovietiche in cui tale moneta era ancora in circolazione. L'ingresso di vecchi rubli, senza valore in Russia, provocò una brusca impennata dell'inflazione, che spinse le autorità finanziarie moscovite a imporre uno stretto controllo sul nuovo rublo, rendendo inevitabile per i leader armeni l'introduzione di una moneta distinta. Nel novembre 1993 fu quindi coniato il dram, inizialmente valutato in 200 rubli.
Negli ultimi anni lo scontro politico non ha accennato a diminuire di intensità.
Dopo una serie di delitti eccellenti che nel 1998 avevano coinvolto, in veste
di mandanti, vari uomini di governo, alla fine di ottobre 1999 lo stesso primo
ministro è stato ucciso, insieme con diversi ministri, durante un’incursione armata
compiuta all’interno del Parlamento da un gruppo di membri di un partito nazionalista,
ostile alla politica condotta dal governo nei confronti dell’Azerbaigian, considerata
troppo “conciliante”. Vazgen Sarkisyan è stato sostituito nella carica di primo
ministro dal fratello Aram, membro di Unità e capo di un potentissimo clan, rimpiazzato
a sua volta, nel maggio 2000, da Andranik Markaryan. Nel gennaio 2001 l’Armenia
è ammessa al Consiglio d’Europa. Nel marzo 2003 Robert Kocharyan è rieletto presidente
della Repubblica con il 67,5% dei voti; numerose sono però le irregolarità denunciate
dagli osservatori internazionali e dall’opposizione.
Le elezioni legislative del maggio 2003 sono vinte dal Partito repubblicano armeno
(Hhk) del primo ministro Markaryan, vicino al presidente.