Nome ufficiale: România
Ordinamento politico: Repubblica
Governo attuale: Il presidente è Traian Basescu, eletto nel dicembre 2004, che ha nominato come
primo ministro Călin Popescu-Tăriceanu
Capitale: Bucureşti (Bucarest)
Superficie: 237.499 Kmq
Popolazione: 22,3 milioni di abitanti
Densità: 91 ab./Kmq
Crescita demografica annua: -0,12%
Lingua: Rumeno
Religione: Ortodossi (86,7%), cattolici (4,7%), protestanti (3,7%)
Aspettativa di vita: uomini 68 anni, donne 75 anni
Moneta: Nuovo Leu
PIL: 183,6 miliardi di dollari
Ripartizione PIL: Agricoltura 10,1% Industria 35% Terziario 54,9%
Crescita economica (2005): 4,5%
PIL procapite: 9.500 dollari
Pop. sotto soglia povertà: 25%
Inflazione: 5,5%
Esportazioni: 26 miliardi di dollari
Importazioni: 36 miliardi di dollari
Spese militari: 985 milioni di dollari (5,36% del PIL)
GEOGRAFIA
La Romania è il dodicesimo Paese europeo per superficie, e si trova a metà tra
i Balcani e le regioni di influenza russa. Cofina a est con la Moldova, a nord
con l’Ucraina, a ovest con l’Ungheria e con la Serbia, a sud con la Bulgaria,
mentre a sud-est è bagnata dal Mar Nero. Il Paese si divide quasi equamente tra
montagne (31%), colline (33%) e pianure (36%). La catena dei Carpazi va da nord
a ovest virando nel centro nel Paese, dai Carpazi all’Ungheria il territorio è
in gran parte collinoso, mentre le pianure si estendono principalmente nell’est
e nel sud, dove il Danubio segna il confine con la Bulgaria. Oltre alla capitale
Bucarest, che ha oltre 2 milioni di abitanti, il Paese conta più che altro varie
città di media grandezza, sui 300mila abitanti. Tra queste Iaþi, Timisoara, Costanza
e Cluj.
Il clima della Romania è a metà tra il temperato e il continentale. La temperatura
media annuale è di 11 gradi al sud e di 8 gradi al nord. Se d’estate le temperature
possono oltrepassare i 30 gradi, d’inverno la temperatura può raggiungere i 25
gradi sottozero anche in pianura. Le precipitazioni tendono a scendere andando
verso l’est del Paese.
Tradizionalmente, la Romania viene divisa in diverse regioni: la Moldavia si
estende dai Carpazi orientali fino al confine con l’Ucraina e la Moldova; la Dobrugia
è la regione a sud-est, dove il Danubio sfocia nel Mar Nero; la Valacchia si trova
al di sotto dei Carpazi, verso la Bulgaria; la Transilvania si estendo a nord’ovest,
tra i Carpazi e l’Unghieria; il Banato si trova a sud-ovest, tra Ungheria e Serbia.
STORIA
Abitata originariamente dai Daci, una tribù dei Traci, la Romania fu conquistata
nel 106 d.C. dall’imperatore romano Traiano. Rimase una provincia romana per 165
anni, e successivamente il territorio rumeno diventò terra di passaggio e di conquista
per diversi popoli. Parti diverse dell’attuale Romania furono sottomesse ai Goti
dal 271 al 378 d.C, agli Unni fino al 435, dagli Avari per tutto il sesto secolo,
e subirono diverse invasioni, tra gli altri, da Slavi, Magiari e Tartari. Tra
il nono e l’undicesimo secolo, il territorio rumeno fece parte del primo impero
bulgaro.
Dopo un periodo di coesistenza tra diversi stati locali, mentre la Transilvania
era diventata parte dell’impero ungherese, nel Trecento emersero i due stati di
Moldavia e Valacchia. La minaccia comune che questi stati dovettero fronteggiare
veniva dall’impero ottomano, in forte espansione dopo la conquista di Costantinopoli
nel 1453. Un secolo dopo, l’intera penisola balcanica era caduta sotto gli ottomani.
Ma Moldavia, Valacchia e Transilvania, pur sotto sovranità turca, riuscirono a
conservare una certa autonomia, anche per la vittoria contro gli ottomani nel
1475 del moldavo Stefano il Grande, ricordato ancora oggi come uno degli eroi
nazionali rumeni.
Nel 1699, con la sconfitta dei turchi per mano degli austriaci, la Transilvania
diventò parte dell’impero asburgico. Venti anni dopo anche parte della Valacchia,
l’Oltenia, venne conquistata da Vienna. Nel 1775 la parte nord-occidentale della
Moldavia, la Bucovina, diventò anch’essa parte dell’impero austriaco, mentre nel
1812 i russi occuparono la parte sud-orientale dello stato, la Bessarabia.
I risvegli nazionalistici del 1848 portarono a moti indipendentisti anche in
Moldavia, Valacchia e Transilvania. Nel 1859, Moldavia e Valacchia elessero insieme
Alexandru Ioan Cuza come loro principe, formando così un embrione di quella che
nel 1877 diventò il regno indipendente di Romania, una monarchia della dinastia
Hohenzollern. Il Trattato di Berlino del 1878 concesse al nuovo stato la Dobrugia,
ma in compenso la Romania dovette lasciare la Bessarabia definitivamente alla
Russia.
Schiacciata tra gli imperi ottomano, russo e austriaco, la Romania partecipò
alla Prima guerra mondiale al fianco dell’Intesa. Nonostante una serie di sconfitte
militari dell’esercito rumeno, con la vittoria dell’Intesa il Paese si allargò
a comprendere Transilvania, Bucovina e Bessarabia, liberatasi dal giogo austriaco
e ottomano. I trattati di Saint-Germain e del Trianon certificarono la nascita
di una “Grande Romania”.
Pesantemente influenzata dalla crisi economica degli anni Trenta e dopo una serie
di governi con tendenze autoritarie culminati nel 1938 con una “dittatura reale”,
la “Grande Romania” cominciò a perdere i pezzi all’inizio della Seconda guerra
mondiale. Nel 1940 l’Unione Sovietica annesse parte della Bucovina e della Bessarabia
(grosso modo i territori che oggi costituiscono la Moldova), mentre a nord-ovest
l’Ungheria si prese il nord della Transilvania, e a sud-est la Bulgaria assunse
il controllo della Dobrugia del sud. Nel 1941 la Romania, entrò nel conflitto
sotto il comando tedesco, dichiarando guerra all’Urss per recuperare la Bessarabia
e la Bucovina. Nel 1944, re Michele guidò un colpo di Stato che depose la dittatura
del generale Antonescu, portando così il Paese sotto l’influenza russa e il comando
militare dell’Armata Rossa.
Dopo l’occupazione sovietica nelle fasi finali della Seconda guerra mondiale,
nel 1947 nacque la Romania diventò una repubblica comunista. Due milioni di persone
furono imprigionate per motivi politici nei primi anni della dittatura. La tortura
era frequente, come le deportazioni di rumeni di etnia tedesca o del Banato. Dopo
lo stalinista Gheorghe Gheorghiu-Dej, fedele a Mosca, nel 1965 Nicolae Ceauþescu
diventò il leader del partito comunista. Ceauþescu adottò una politica più autonoma
rispetto a Mosca, godendo all’inizio di un notevole prestigio sia in patria sia
all’estero. Ma dagli anni Settanta, sotto il conducator la Securitate (polizia segreta) diventò sempre più onnipresente e Ceauþescu, ossessionato
dall’obiettivo di appianare il debito estero rumeno, intraprese una politica che
portò alla scarsità e al conseguente razionamento dei generi alimentari più comuni.
Ammiratore del modello nordcoreano, il conducator progettò la ricostruzione di larga parte della capitale Bucarest, demolendo
decine di migliaia di case, anche d’epoca, per far posto a una città fatta di
grandi viali e palazzi monolitici. L’apice della deriva “gigantista” di Ceauþescu
fu la Casa del Popolo, concepita per essere la dimore del conducator, la cui costruzione iniziò nel 1980. Oggi l’edificio, uno dei più grandi al
mondo, ospita il Parlamento Rumeno.
Nel dicembre 1989, quando il muro di Berlino era caduto da oltre un mese, una
prima protesta di piazza contro il regime a Timisoara fu repressa nel sangue,
causando almeno un centinaio di morti. Nei giorni successivi le proteste dilagarono
anche in altre città, tra cui Bucarest. Ceauþescu, abbandonato dai suoi fedeli,
scappò in elicottero a Targoviþte, dove fu processato sommariamente e fucilato
il 25 dicembre 1989.
Caduto il regime comunista, la Romania adottò il modello democratico aprendosi
all’economia di mercato. Il primo presidente del nuovo corso, Ion Iliescu, proveniva
dai vertici comunisti dell’era Ceauþescu. Nel giugno 1990, Iliescu mandò migliaia
di minatori dei Carpazi a reprimere con la forza le manifestazioni di protesta
contro la presenza di troppi ex comunisti nel nuovo governo. La Romania iniziò
un faticoso processo di transizione, che portò a privatizzazioni e a licenziamenti
di massa nell’industria. Sotto la presidenza di Emil Constantinescu, un famoso
geologo ed ex segretario della Propaganda eletto nel 1996, una serie di riforme
iniziò l’avvicinamento della Romania al resto d’Europa. Iliescu tornò al potere
nel 2000, portando la Romania dentro la Nato e sulla via dell’ingresso nell’Unione
Europea. Alla fine del 2004 presidente diventò il conservatore Traian Basescu,
ex sindaco di Bucarest, sotto cui la Romania entrerà il primo gennaio 2007 nella
Ue.
POLITICA
La Romania è una repubblica parlamentare dove il potere legislativo è esercitato
da una Camera dei deputati e da un Senato. Il primo ministro è a capo del governo.
Il popolo elegge ogni cinque anni (ogni quattro fino al 2004) il presidente, che
nomina il primo ministro dopo una serie di consultazioni con la maggioranza in
Parlamento.
L’attuale presidente è il conservatore (ma con un passato nel partito comunista)
Traian Basescu, eletto nel dicembre 2004 al ballottaggio, dopo che nel primo turno
era rimasto dietro al rivale Adrian Nastase. Basescu ha nominato come primo ministro
Cãlin Popescu-Tãriceanu. Il presidente ha fama di uomo forte, che sa prendere
decisioni difficili, e al momento gode di un notevole consenso popolare. In politca
estera, Basescu ha continuato la politica rumena di avvicinamento alla Ue, stringendo
amicizia – nonché un’allenza – con il presidente statunitense George W. Bush.
La Romania ha inviato truppe in Iraq e in Afghanistan, ed è stata accusata – sebbene
neghi – di ospitare prigioni segrete della Cia dove sono detenuti sospetti terroristi.
SOCIETA'
Il Paese, come altri nell’Europa dell’est, ha perso abitanti negli ultimi dieci
anni, a causa della notevole emigrazione per le migliori opportunità di lavoro
all’estero. Il livello medio di vita sta salendo rapidamente, ma il salario medio
è di circa 250 euro, con forti disparità tra Bucarest e il resto del Paese. La
società rumena conta una élite di ricchi, una classe media ora in espansione,
e una grande base di poveri. Nelle campagne, milioni di rumeni vivono ancora di
agricoltura a livello familiare. Al livello più basso nello stile di vita ci sono
circa 500mila Rom, che vivono di piccoli lavoretti ed elemosine, e che i rumeni
usano incolpare per tutto quello di sbagliato che c’è nel paese.
ECONOMIA
Dopo alcuni anni di declino successivi alla caduta del comunismo, dalla fine
degli anni Novanta il Paese si è rimesso in moto inanellando una serie di anni
di crescita annua del 4-5%. La Romania dispone delle più grandi riserve di petrolio
e gas naturale nell’Europa dell’est, può contare su vasti giacimenti di carbone
e produce energia nucleare per circa il 10% del suo fabbisogno. Tuttavia, il Paese
non è autosufficiente dal punto di vista energetico, dovendo importare greggio
e gas in particolare dalla Russia.
Il settore agricolo, che gode di ampi sussidi dell’Unione Europea, produce il
10% del Pil rumeno e colloca la Romania all’undicesimo posto mondiale tra i produttori
agricoli. Negli ultimi dieci anni il settore privato – che contribuisce al 75%
della crescita del Pil – ha fatto grandi passi avanti, e ora può contare su una
fiorente industria dell’abbigliamento, chimica, farmaceutica e aeronautica. Il
settore automobilistico si è rilanciato negli ultimi anni, con una nuova generazione
delle classiche macchine rumene Dacia.
Con i suoi 22 milioni di abitanti, il Paese costituisce il secondo mercato più
grande dell’Europa centro-orientale.
MASS MEDIA
Le principali emittenti televisive sono la statale Romania 1 e le private Pro
Tv e Antena 1. Decine di piccole tv, anche locali, completano il panorama televisivo.
Specie nella capitale, è sempre più diffusa la tv via cavo.
Dopo la fondazione delle prime stazioni nel 1990, oggi il Paese ha più di 100
stazioni radiofoniche.
Negli ultimi anni sono aumentate le denunce di intimidazioni ai giornalisti che
indagavano sulla corruzione del sistema politico.