Macedonia
bandiera
 
Ordinamento politico: Repubblica
Capitale: Skopje
Superficie 25.713 kmq (all’incirca come il Piemonte)
Abitanti: 2.063.122
Popolazione: macedone 64,2%, albanese 25,2%, turca 3,8%, rom 2,7%, serba 1,8%, altro 2,3%
Lingua: macedone 70%, albanese 21%, turco 3%, serbo-croato 3%, altro 3%
Religione: cristiano-ortodossa 67%, musulmana 30%, altro 3%
Alfabetizzazione: n.d.
Mortalità infantile: 12,14 per mille
Aspettativa di vita 72 M, 76 F
Prodotti esportati: cibo, bevande, tabacco; manufatti, ferro e acciaio
Popolazione sotto alla soglia di povertà: 24% (stime 2001)
Disoccupazione: 37% (2002)
Debito estero: $1,3 miliardi (2001)
Spese militari : $200 milioni
 

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GEOGRAFIA

Il territorio macedone è prevalentemente montuoso. Il Paese confina a nord con la Serbia-Montenegro, a est con la Bulgaria, a sud con la Grecia, a ovest con l’Albania. Al centro il territorio si abbassa con la valle del fiume Vardar. Al confine con l’Albania è occupato dalle porzioni settentrionali dei laghi di Ocrida e di Prespa.



STORIA

Il Paese ha dichiarato l’indipendenza dalla Jugoslavia nel 1991, ed è stato una delle poche repubbliche ex jugoslave risparmiate dalle guerre balcaniche. Ha dovuto tuttavia subire l’embargo della Grecia, che fino al ’95 si è opposta all’utilizzo di un nome e di simboli considerati ellenici. Durante il conflitto in Kosovo, la Macedonia ha ospitato in alcuni momenti anche 300 mila profughi. L’unico momento di grave tensione interna si è verificato all’inizio del 2001, quando il malcontento della popolazione albanese (un terzo del totale) è esploso sottoforma di guerriglia condotta dalle cellule dell’Uck, che aveva le proprie basi in Kosovo. Gli scontri si sono conclusi il 13 agosto con la firma della pace di Ocride: l’accordo è stato sottoscritto dai due principali partiti macedoni e i due albanesi e accettato dall’Uck, e ha concesso maggiori diritti civili e politici agli albanesi. La Macedonia continua ad ospitare mille soldati Nato, giunti nel paese durante il conflitto del 1999.
Dopo le elezioni del 5 luglio 2006, vinte dal Vmro-Dpmne di Nikola Gruevski, permane uno stato d'incertezza politica docuta alla non chiara strategia di alleanze del premier con i partiti che rappresentano la minoranza albanese.



POLITICA

La pace di Ocride nel 2001, mediata dalla comunità internazionale e in particolare dall’Unione europea, ha condotto ad elezioni anticipate nel settembre 2002. Il verdetto delle urne ha provocato la caduta del governo nazionalista guidato da Ljubo Georgevski e la sconfitta del partito democratico albanese di Arber Xhaferri. A trionfare sono state l’Unione socialdemocratica di Branko Crvenkovski (nuovo premier) e l’Unione democratica per l’integrazione, formazione albanese nata dalle ceneri del disciolto Uck e guidata da un ex comandante politico della guerriglia. I macedoni si trovano in questo modo a governare con gli ex guerriglieri albanesi in una situazione del tutto singolare. Entrambi tuttavia promettono reciproco rispetto e applicazione del piano di pace. Il 26 febbraio 2004 è morto in un incidente aereo il presidente della repubblica Boris Trajkovski. Le elezioni per la scelta del nuovo capo di stato si sono svolte il 14 aprile, decretando il successo di Branko Crvenkovski.



SOCIETA'

La società macedone rimane attraversata da tensioni e conflittualità latenti, anche se in passato è riuscita a tenersi lontana dalla lotta armata. La contrapposizione principale rimane quella fra la popolazione albanese, che costituisce un’imponente minoranza (il 25% del totale), e i macedoni. Le due etnie vivono da separati in casa, ognuna con le proprie scuole, i propri partiti, la propria lingua e cultura. E’ poi rilevante l’influenza del vicino Kosovo sulla popolazione albanese, le cui rivendicazioni si sono intensificate a partire dal 2001. Il clima di divisione e la mancanza di collaborazione non favorisce certo lo sviluppo economico del Paese. Secondo alcuni analisti, solo l’entrata nell’Unione Europea potrà frenare la potenzialità esplosiva dei Balcani.



ECONOMIA

Nel 1991 la Macedonia era una delle repubbliche dell’ex Jugoslavia meno sviluppate. Nonostante sia scampato ai conflitti che hanno attraversato i Balcani negli anni Novanta, il Paese ne è stato dal punto di vista economico una delle principali vittime.
Una delle maggiori risorse è quella di nodo stradale e ferroviario, venuta meno a causa dei conflitti e delle sanzioni internazionali decretate contro Belgrado, senza contare l’ostilità della Grecia. Ricca di risorse minerarie (lignite, ferro, rame, piombo, zinco, magnesio), con un territorio di 25.713 chilometri quadrati prevalentemente montuoso, la Macedonia ha un'agricoltura piuttosto arretrata e una industria obsoleta, concentrata principalmente a Kumanovo (siderurgia), attorno a Skopje (chimica) e nei bacini minerari di Titov Veles e Radivos (metallurgia di piombo e zinco). La produzione di lignite le assicura comunque una larga autonomia energetica. Gli anni della crisi balcanica hanno influito negativamente sull'industria. Si calcola che la disoccupazione si aggiri sul 40% della forza lavoro, e il prodotto nazionale lordo pro-capite e' di appena 960 dollari annui.
La contestata politica di riforme liberiste radicali e di privatizzazioni 'selvagge' condotta dal governo di centro-destra del presidente Boris Trajkovski ha acuito il malessere sociale, anche se la produzione industriale comincia a invertire la tendenza negativa (attualmente segna un + 3,8% su base annua) e l'inflazione e' contenuta.
Dal punto di vista dei traffici illegali, la Macedonia costituisce un punto chiave nel transito di eroina e hashish dal sud est asiatico. Minore il transito di cocaina proveniente dal Sud America e destinata all’Europa. Mentre il riciclaggio di denaro costituisce un problema a livello locale, la carenza di una struttura finanziaria ben sviluppata limita l’utilità del paese come centro internazionale per questo tipo di mercato.



MASS MEDIA

Il mercato dei media in Macedonia e' nato con l'indipendenza nel 1991, quando chiunque poteva fondare un'emittente senza porsi il problema delle frequenze e con un investimento minimo. Oggi conta 2 milioni di consumatori, ed e' diviso secondo linee etniche in due sottoinsiemi: un milione e mezzo di macedoni e mezzo milione di albanesi. Rispettivamente, deve sostenere più di 140 emittenti tra radio e televisioni, escluse le numerose pubblicazioni tradizionali.
Gli otto quotidiani e altrettanti settimanali devono spartirsi lo stesso mercato diviso in due, composto da circa 120 mila lettori abituali di quotidiani. Attualmente, tutte sono in perdita, o vicine a un livello di "zero positivo", una situazione che è peggiorata nel 2001, durante la crisi di sicurezza in Macedonia. Quello che nominalmente è il servizio pubblico radiotelevisivo (MRTV) è in realtà la più commerciale delle televisioni, mentre quella che dovrebbe essere la prima emittente privata (A1 Television) è ciò che più si avvicina ad un'emittente pubblica (buoni programmi d'informazione, molti documentari).
Alla scarsità di fondi, si accompagna il fatto che la Radiotelevisione macedone detiene da sola l'85% del mercato pubblicitario nazionale. Il fatto di non disporre di un vero mercato da cui dipendere per la propria sopravvivenza ha permesso che i media macedoni venissero spesso influenzati da chiunque avesse abbastanza ambizione per farlo. Non ci sono leggi sui fondi agli organi di informazione, per cui il governo sceglie di volta in volta a chi concedere privilegi attraverso i fondi statali. Stessa logica seguita dai partiti politici. Non esiste infine una legge sulla trasparenza che consenta di accedere a fonti governative. La mancanza di accesso a informazioni di provenienza certa ha reso i media dipendenti da diversi gruppi informali e anonimi, come i servizi segreti, tanto che la maggior parte delle dichiarazioni rilasciate alla stampa sono attribuite a "fonti anonime".