

Il territorio macedone è prevalentemente montuoso. Il Paese confina a nord con la Serbia-Montenegro, a est con la Bulgaria, a sud con la Grecia, a ovest con l’Albania. Al centro il territorio si abbassa con la valle del fiume Vardar. Al confine con l’Albania è occupato dalle porzioni settentrionali dei laghi di Ocrida e di Prespa.
Il Paese ha dichiarato l’indipendenza dalla Jugoslavia nel 1991, ed è stato una delle
poche repubbliche ex jugoslave risparmiate dalle guerre balcaniche. Ha dovuto
tuttavia subire l’embargo della Grecia, che fino al ’95 si è opposta all’utilizzo
di un nome e di simboli considerati ellenici. Durante il conflitto in Kosovo,
la Macedonia ha ospitato in alcuni momenti anche 300 mila profughi. L’unico momento
di grave tensione interna si è verificato all’inizio del 2001, quando il malcontento
della popolazione albanese (un terzo del totale) è esploso sottoforma di guerriglia
condotta dalle cellule dell’Uck, che aveva le proprie basi in Kosovo. Gli scontri
si sono conclusi il 13 agosto con la firma della pace di Ocride: l’accordo è stato
sottoscritto dai due principali partiti macedoni e i due albanesi e accettato
dall’Uck, e ha concesso maggiori diritti civili e politici agli albanesi. La Macedonia
continua ad ospitare mille soldati Nato, giunti nel paese durante il conflitto
del 1999.
Dopo le elezioni del 5 luglio 2006, vinte dal Vmro-Dpmne di Nikola
Gruevski, permane uno stato d'incertezza politica docuta alla non
chiara strategia di alleanze del premier con i partiti che
rappresentano la minoranza albanese.
La pace di Ocride nel 2001, mediata dalla comunità internazionale e in particolare dall’Unione europea, ha condotto ad elezioni anticipate nel settembre 2002. Il verdetto delle urne ha provocato la caduta del governo nazionalista guidato da Ljubo Georgevski e la sconfitta del partito democratico albanese di Arber Xhaferri. A trionfare sono state l’Unione socialdemocratica di Branko Crvenkovski (nuovo premier) e l’Unione democratica per l’integrazione, formazione albanese nata dalle ceneri del disciolto Uck e guidata da un ex comandante politico della guerriglia. I macedoni si trovano in questo modo a governare con gli ex guerriglieri albanesi in una situazione del tutto singolare. Entrambi tuttavia promettono reciproco rispetto e applicazione del piano di pace. Il 26 febbraio 2004 è morto in un incidente aereo il presidente della repubblica Boris Trajkovski. Le elezioni per la scelta del nuovo capo di stato si sono svolte il 14 aprile, decretando il successo di Branko Crvenkovski.
La società macedone rimane attraversata da tensioni e conflittualità latenti, anche se in passato è riuscita a tenersi lontana dalla lotta armata. La contrapposizione principale rimane quella fra la popolazione albanese, che costituisce un’imponente minoranza (il 25% del totale), e i macedoni. Le due etnie vivono da separati in casa, ognuna con le proprie scuole, i propri partiti, la propria lingua e cultura. E’ poi rilevante l’influenza del vicino Kosovo sulla popolazione albanese, le cui rivendicazioni si sono intensificate a partire dal 2001. Il clima di divisione e la mancanza di collaborazione non favorisce certo lo sviluppo economico del Paese. Secondo alcuni analisti, solo l’entrata nell’Unione Europea potrà frenare la potenzialità esplosiva dei Balcani.
Nel 1991 la Macedonia era una delle repubbliche dell’ex Jugoslavia meno sviluppate.
Nonostante sia scampato ai conflitti che hanno attraversato i Balcani negli anni
Novanta, il Paese ne è stato dal punto di vista economico una delle principali
vittime.
Una delle maggiori risorse è quella di nodo stradale e ferroviario, venuta meno
a causa dei conflitti e delle sanzioni internazionali decretate contro Belgrado,
senza contare l’ostilità della Grecia. Ricca di risorse minerarie (lignite, ferro,
rame, piombo, zinco, magnesio), con un territorio di 25.713 chilometri quadrati
prevalentemente montuoso, la Macedonia ha un'agricoltura piuttosto arretrata e
una industria obsoleta, concentrata principalmente a Kumanovo (siderurgia), attorno
a Skopje (chimica) e nei bacini minerari di Titov Veles e Radivos (metallurgia
di piombo e zinco). La produzione di lignite le assicura comunque una larga autonomia
energetica. Gli anni della crisi balcanica hanno influito negativamente sull'industria.
Si calcola che la disoccupazione si aggiri sul 40% della forza lavoro, e il prodotto
nazionale lordo pro-capite e' di appena 960 dollari annui.
La contestata politica di riforme liberiste radicali e di privatizzazioni 'selvagge'
condotta dal governo di centro-destra del presidente Boris Trajkovski ha acuito
il malessere sociale, anche se la produzione industriale comincia a invertire
la tendenza negativa (attualmente segna un + 3,8% su base annua) e l'inflazione
e' contenuta.
Dal punto di vista dei traffici illegali, la Macedonia costituisce un punto chiave
nel transito di eroina e hashish dal sud est asiatico. Minore il transito di cocaina
proveniente dal Sud America e destinata all’Europa. Mentre il riciclaggio di denaro
costituisce un problema a livello locale, la carenza di una struttura finanziaria
ben sviluppata limita l’utilità del paese come centro internazionale per questo
tipo di mercato.
Il mercato dei media in Macedonia e' nato con l'indipendenza nel 1991, quando chiunque poteva fondare un'emittente
senza porsi il problema delle frequenze e con un investimento minimo. Oggi conta
2 milioni di consumatori, ed e' diviso secondo linee etniche in due sottoinsiemi:
un milione e mezzo di macedoni e mezzo milione di albanesi. Rispettivamente, deve
sostenere più di 140 emittenti tra radio e televisioni, escluse le numerose pubblicazioni
tradizionali.
Gli otto quotidiani e altrettanti settimanali devono spartirsi lo stesso mercato
diviso in due, composto da circa 120 mila lettori abituali di quotidiani. Attualmente,
tutte sono in perdita, o vicine a un livello di "zero positivo", una situazione
che è peggiorata nel 2001, durante la crisi di sicurezza in Macedonia. Quello
che nominalmente è il servizio pubblico radiotelevisivo (MRTV) è in realtà la
più commerciale delle televisioni, mentre quella che dovrebbe essere la prima
emittente privata (A1 Television) è ciò che più si avvicina ad un'emittente pubblica
(buoni programmi d'informazione, molti documentari).
Alla scarsità di fondi, si accompagna il fatto che la Radiotelevisione macedone
detiene da sola l'85% del mercato pubblicitario nazionale. Il fatto di non disporre
di un vero mercato da cui dipendere per la propria sopravvivenza ha permesso che
i media macedoni venissero spesso influenzati da chiunque avesse abbastanza ambizione
per farlo. Non ci sono leggi sui fondi agli organi di informazione, per cui il
governo sceglie di volta in volta a chi concedere privilegi attraverso i fondi
statali. Stessa logica seguita dai partiti politici. Non esiste infine una legge
sulla trasparenza che consenta di accedere a fonti governative. La mancanza di
accesso a informazioni di provenienza certa ha reso i media dipendenti da diversi
gruppi informali e anonimi, come i servizi segreti, tanto che la maggior parte
delle dichiarazioni rilasciate alla stampa sono attribuite a "fonti anonime".