Guinea Equatoriale
 
Nome ufficiale:
Republica de Guinea Ecuatorial
Ordinamento politico:
Repubblica
Governo attuale:
Teodoro Obiang Nguema, presidente golpista dal 3 ago. 1979 e eletto dal 1989
Capitale:
Malabo
 
 
Superficie:
28.050 Kmq
Popolazione:
1.000.000 abitanti
Densità:
17,1 ab./Kmq
Crescita demografica annua:
2,46%
Lingua:
Spagnolo e francese (ufficiali), fang, bubi
Religione:
Cattolica, protestante
 
 
Popolazione urbana:
47,1%
Alfabetizzazione:
84,2% (92,8% maschi; 76% femmine)
Mortalità infantile:
10,1%
Aspettativa di vita:
52 anni
Tasso HIV/AIDS:
3,4%
Indice sviluppo umano:
0.703 – 109esimo su 177 stati
 
 
Moneta:
Franco CFA
PIL:
4.500 milioni USD
Ripartizione PIL:
Agricoltura 6,8%; Industria 88,9%; Terziario 4,3%
Crescita economica (2004):
24,1%
Reddito nazionale lordo per ab.:
5.700 USD/ab.
Pop. sotto soglia povertà:
Non disponibile
Inflazione:
7,3%
Esportazioni:
1.823 milioni USD
Importazioni:
829 milioni USD
Principali risorse economiche:
Petrolio, gas, legno
Spese militari:
126,2 milioni USD (2,8% del PIL)
 
GEOGRAFIA
 
Situata nell’omonimo golfo la Guinea Equatoriale è composta dall’isola di Bioko, a circa 40 km dalla costa del Camerun e dove si trova la capitale Malabo, e dalla provincia continentale del Rio Muni che confina a nord col Camerun, a sud e a est con il Gabon e a ovest è bagnata dall’Oceano Atlantico.
Mentre la foresta tropicale ricopre ancora buona parte del Rio Muni, l’isola di Bioko (un antico vulcano) è stata progressivamente disboscata per far posto alle piantagioni di cacao. Il clima è sostanzialmente tropicale, caldo e umido, con maggiori precipitazioni a Bioko e una stagione delle piogge che va da luglio a gennaio.

STORIA
Venduta dal Portogallo alla Spagna nel 1778, l’isola di Bioko diventa uno dei possedimenti più importanti della corona spagnola in Africa grazie alla tratta degli schiavi e alle piantagioni di cacao. L’entroterra della Guinea verrà trascurato dalla madrepatria fino al 1939, e verrà unito a Bioko per formare la Guinea Equatoriale solamente nel 1963.
Il paese conquista l’indipendenza nel 1968 in una situazione disastrosa, visto che il dominio spagnolo aveva portato il paese alla bancarotta. Viene eletto presidente Francisco Macias Nguema, che ben presto si rivelerà essere uno dei dittatori più sanguinari del continente. Dopo aver bandito tutti i partiti nel 1970, Macias Nguema si proclama presidente a vita e comincia a perseguitare chiunque sia anche minimamente sospettato di simpatizzare per l’opposizione politica. Le carceri e i campi di lavoro si riempiono di “sovversivi”, mentre il presidente prende l’abitudine di crocifiggere gli oppositori sulla strada che porta dall’aeroporto alla città di Malabo per mettere in guardia i diplomatici sul “comportamento da tenere” nel paese. Il regime del presidente diventa sempre più paranoico, arrivando a sanzionare l’attività di giornalista con la pena capitale e vietando addirittura la pesca. Quando nell’agosto 1979 il nipote Teodoro Obiang Nguema Basongo prende il potere con un colpo di stato, due terzi della popolazione sarà fuggito o morto in carcere.
Non che il regime di Obiang si sia rivelato molto migliore di quello dello zio: nonostante il multipartitismo sia stato dichiarato legale dal 1991, le elezioni presidenziali del 1996 e del 2002 sono state poco più che una farsa per l’assenza di oppositori (il presidente ha dovuto trovarne alcuni fittizi per tacitare le proteste internazionali) con Obiang che ha ottenuto il 97 e il 96% delle preferenze.
 

POLITICA
La situazione politica nel paese è chiaramente condizionata dalla figura del presidente Obiang che ha il controllo pressoché totale del Parlamento grazie al Pdge (Partido Democratico de la Guinea Ecuatorial) che nelle elezioni del 2004 ha ottenuto 98 seggi su 100. Nel paese non esiste alcuna opposizione politica credibile, visto che nel 1999 e nel 2002 i leader politici che hanno chiesto una revisione dei risultati elettorali sono finiti in carcere oppure all’estero. L’unica formazione di opposizione in patria è costituita dalla Cpds (Convergencia Para la Democracia Social) guidata da Placido Miko.
Al momento il principale oppositore al regime di Obiang, Severo Moto, si trova in Spagna e nei mesi scorsi ha denunciato di essere rimasto vittima di un attentato organizzato dai servizi segreti spagnoli per fare un piacere a Obiang e permettere così a Madrid di sfruttare i giacimenti petroliferi guineani.
Nel marzo 2004 un golpe ai danni del presidente è stato sventato congiuntamente dalle autorità locali e da quelle dello Zimbabwe. Circa 70 mercenari sono stati fermati e condannati ad Harare, mentre altri 17 sono stati catturati a Malabo e stanno scontando pene detentive che, nel caso degli organizzatori, arrivano anche a 34 anni di carcere. Nel fallito complotto è stato coinvolto anche Mark Thatcher, figlio dell’ex-premier britannico Margareth.
Il fallito golpe ha comunque focalizzato l’attenzione sulla successione di Obiang, gravemente malato. Dato che buona parte dei ministeri (ben 15) e dell’apparato di sicurezza sono in mano alla famiglia del presidente, i candidati più accreditati per il passaggio di consegne sono i due figli di Obiang Teodorin e Gabriel.


SOCIETA'
Nonostante una crescita economica spettacolare e un reddito pro capite che secondo gli ultimi dati non ufficiali dovrebbe attestarsi sugli 8.300 dollari annui, la Guinea Equatoriale continua a essere un paese povero principalmente perché le ricchezze derivanti dal petrolio non vengono distribuite tra la popolazione.
A parte la grossa fetta di proventi stornata dai conti statali per finire in quelli privati della famiglia Obiang, i ricavi petroliferi sono utilizzati quasi esclusivamente per migliorare le infrastrutture del paese e per un boom edilizio che finora non ha toccato i quartieri periferici della capitale dove vive buona parte della popolazione.
Le forniture di elettricità e acqua lasciano molto a desiderare, mentre solo il 2,5% delle entrate statali è destinata ai programmi per la sanità e l’istruzione. Buona parte della popolazione vive ancora sotto la soglia di povertà.
 

ECONOMIA
La Guinea Equatoriale è attualmente il  paese con il tasso di crescita più elevato del mondo. L’economia si è stabilizzata su una crescita del 20% annuo circa, dopo aver toccato il picco del 67,8% nel 2001. Il tutto grazie al petrolio, che contribuisce per circa l’80% del Pil: la Guinea Equatoriale è infatti il terzo produttore africano dopo i giganti Nigeria e Angola, con una capacità di 350.000 barili al giorno quasi tutti appannaggio del colosso americano ExxonMobil a cui si dovrebbe presto aggiungere una consistente quota di gas naturale.
Il boom petrolifero ha avuto come effetto un consistente calo della produttività nel settore agricolo, in particolare per quanto riguarda le piantagioni di caffè e cacao dove ormai la manodopera scarseggia. Gran parte della popolazione è emigrata infatti alla periferia di Malabo alla ricerca di un impiego nel settore petrolifero, che però secondo le stime degli esperti potrà garantire introiti consistenti solo per i prossimi 25 anni.
Sarebbe quindi importante per il paese cercare di diversificare l’attività economica, ma al momento il settore energetico sembra essere l’unico su cui le autorità hanno deciso di investire.
Il regime di Obiang sta tentando di guadagnarsi la fiducia delle istituzioni internazionali, che però in cambio chiedono programmi di assistenza sociale al momento assenti e una lotta alla corruzione più decisa: è ancora fresco lo scandalo che ha suscitato un’inchiesta del senato americano secondo cui circa 700 milioni di dollari provenienti dal petrolio sarebbero stati depositati in 60 conti intestati alla famiglia Obiang presso la Riggs Bank di Washington, che ha dovuto pagare una multa di 16 milioni di dollari.
 

MASS MEDIA
In contrasto con il nullo rispetto dei diritti umani che da sempre ha caratterizzato le autorità guineane, la stampa è relativamente libera se paragonata alle libertà politiche godute dalla popolazione. Anche per guadagnarsi la fiducia dei partner internazionali ora che è sotto la luce dei riflettori il presidente Obiang ha garantito una sorta di “zona franca” all’opposizione, che sulle pagine del giornale “La Verdad” può esprimere le proprie opinioni e criticare (moderatamente) il regime.