PARTI IN CONFLITTO
1983-OGGI: guerriglieri separatisti tamil delle Tigri per la Liberazione della Patria Tamil (Ltte) contro governo controllato dalla maggioranza nazioanlista singalese.
VITTIME
Il bilancio ufficiale (e non verificabile) delle vittime del conflitto fornito dal governo è di circa 85 mila morti dal 1983 ad oggi.
FORNITURE ARMAMENTI
Il governo riceve armi da Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Russia, Cina, Pakistan, India, Ucraina, Israele, Repubblica Ceca; le Tigri tamil da Cambogia, Thailandia, Singapore, ex Jugoslavia e Zimbabwe, ma usano soprattutto armi sottratte all'esercito.
SITUAZIONE ATTUALE
Il nuovo governo ultranazionalista singalese di Mahinda Rajapaksa ha deciso la ripresa delle ostilità alla fine del 2005, dando il via a una drammatica escalation costata finora più di 20 mila morti e da sempre più sanguinosi attacchi suicidi condotti delle Tigri nere in tutto il paese.
L'esercito singalese ha sferrato una serie di massicce offensive militari che hanno portano alla riconquista dei distretti nord-occidentali nel 2006 e, nel 2007, di tutta la fascia costiera orientale.
Nel 2008 è iniziata la violentissima offensiva governativa sul fronte nord, sfociata con la presa, nel gennaio 2009, di Kilinochchi, la 'capitale' dei separatisti tamil, e di Mullaitivu, principale base militare dell'Ltte.
I superstiti guerriglieri tamil si sono quindi rifugiati nella giungla (in un triangolo di 300 chilometri quadrati) del nord-est, circondati e pesantemente bombardati dall'esercito.
STORIA DEL CONFLITTO
La guerra civile in Sri Lanka, iniziata nel 1983 e costata finora circa 72 mila morti, per metà civili, affonda le sue radici in una vecchia disputa storiografica che sconfina nella mitologia.
Lo Sri Lanka, ‘terra splendente' in sanscrito, è abitato da due popoli.
La maggioranza dominante singalese, di religione buddista e origine indoeuropea, sostiene di essere l'unica e originaria popolazione di quest'isola. Secondo questa versione - comunemente ritenuta veritiera - la minoranza tamil, di religione induista e origine dravidica, migrò nel corso dei secoli dall'India meridionale stanziandosi nella parte settentrionale dell'isola.
Dal canto loro, i tamil rivendicano di essere autoctoni dello Sri Lanka fin dalla notte dei tempi, quando l'isola era collegata al sud dell'India tramite l'istmo di terra noto come il ‘Ponte di Adamo', oggi sommerso dal mare. Essi presentano il regno tamil di Jaffna, effettivamente esistito nel nord dell'isola tra l'XI e il XVI secolo d.C., come base storica delle loro rivendicazioni indipendentiste. C'è poi addirittura chi è convinto che i tamil siano non solo gli unici abitanti originari dell'isola ma anche la razza umana più antica del pianeta, in quanto discendenti della mitica civiltà scomparsa di Lemuria, Kumari Kandam nella mitologia tamil.
In realtà, al di là di queste teorie giustificative dei rispettivi nazionalismi, la vere cause del conflitto in Sri Lanka sono assai più recenti e prosaiche.
Come per quasi tutte le guerre contemporanee, anche questa è la triste eredità della dominazione coloniale. Per meglio controllare le colonie, i britannici - e non solo loro - ricorrevano all'antico principio del divide et impera sfruttando e accentuando le divisioni e i contrasti all'interno delle popolazioni assoggettate per impedire che esse si unissero contro di loro. In Sri Lanka, che a quell'epoca si chiamava Ceylon, i coloni di Sua Maestà decisero di emarginare la maggioranza singalese privilegiando la minoranza tamil. Ad essi fu data un'istruzione di matrice occidentale nelle scuole e università costruite nelle zone tamil del nord. Tutti i funzionari locali dell'amministrazione coloniale erano tamil e tutti i migliori posti di lavoro pubblici - medici, insegnanti, poliziotti, soldati - erano destinati ai tamil. Perfino il lavoro nelle piantagioni di tè degli altipiani interni venne riservato a loro: non ai locali, ma alle centinaia di migliaia di tamil che in quel periodo furono fatti appositamente venire dal sud dell'India - e che successivamente, a differenza dei tamil 'autoctoni', si integrarono con i singalesi.
Con la conquista dell'indipendenza, nel 1948, la maggioranza singalese si prese la rivincita e iniziò a estromettere i tamil da tutti i settori. L'insofferenza della minoranza tamil crebbe progressivamente con l'aumentare delle politiche discriminatorie adottate del governo di Colombo, dominato dai singalesi. Fino alla nascita, negli anni ‘70, di movimenti e partiti nazionalisti tamil che iniziarono a rivendicare l'indipendenza delle loro regioni. Dopo la sanguinosa repressione delle proteste tamil del 1977 - centinaia di manifestanti vennero uccisi dall'esercito - gli indipendentisti tamil entrarono in clandestinità e scelsero la strada della lotta armata. Questa ebbe inizio sei anni più tardi, dopo i sanguinosi pogrom anti-tamil del ‘luglio nero' del 1983. A guidarla fu fin da subito il movimento delle Tigri per la liberazione della patria tamil (Liberation Tigers of Tamil Eelam, Ltte), fondato da Velupillai Prabhakaran, ancora oggi comandante della guerriglia. L'esercito governativo rispose scatenando una guerra totale nelle regioni settentrionali e orientali dell'isola. Una guerra che da allora è continuata quasi ininterrottamente, con tentativi negoziali regolarmente naufragati e tregue mai rispettate.
Negli anni, l'Ltte - finanziato dalla diaspora tamil sparsa in tutto il mondo - ha assunto il pieno controllo delle province settentrionali e orientali dello Sri Lanka, istaurando un'amministrazione parallela con tanto di governo, parlamento, moneta, banca, poste, ospedali e scuole proprie. E ha potenziato la propria struttura militare sviluppando una propria marina da combattimento, una propria aviazione e una brigata di kamikaze, le famigerate Tigri nere.
L'ultima tregua nei combattimenti, raggiunta nel febbraio 2002, sembrava reggere nonostante le migliaia di violazioni di entrambe le parti. La tragedia dello tsunami del dicembre 2004, che unì gli uomini di fronte alla natura, pareva aver messo la parola ‘fine' alla guerra. Ma l'illusione è durata poco.