scheda conflitti: Nagorno-Karabakh
Il Nagorno-Karabakh – che significa ‘Giardino Nero di Montagna’ – è una piccola regione montana del Caucaso che, fin dall’antichità, è stata parte integrante dell’Armenia cristiana. Al crollo dell’impero zarista nel 1917, il Karabakh fu conteso dalle due neonate repubbliche indipendenti di Armenia e Azerbaigian. Quest’ultima, abitata da popolazione di lingua e religione musulmana, voleva il controllo del Karabakh per guadagnarsi un confine e una via d’accesso commerciale con la naturale alleata, la Turchia. Le pretese azere, seppur prive di ogni giustificazione storico-politica, vennero sostenute dalla Gran Bretagna in cambio dell’accesso ai pozzi petroliferi di Baku. Così, nel 1919, il cristiano e armeno Nagorno-Karabakh divenne parte della repubblica musulmana e turcofila d’Azerbaigian. Gli armeni vissero l’annessione come un’ingiustizia che riapriva la tragica ferita, ancora freschissima, del genocidio di un milione e mezzo di armeni da parte dei turchi. L’avvento del potere sovietico non mutò la situazione. Nel 1921 Stalin, per non inimicarsi i petrolieri azeri e gli amici turchi, confermò il Nagorno-Karabakh come parte della Repubblica Sovietica di Azerbaigian. Il regime di Baku avviò in Karabakh una strisciante politica di pulizia etnica verso gli armeni, costretti con la forza a mettere da parte ogni velleità indipendentista.
Le cose cambiarono solo molti decenni dopo, quando la perestroika di Gorbaciov rianimò il nazionalismo armeno-karabakho. Il 20 febbraio 1988 il Soviet dei Deputati del Popolo del Karabakh votò la riunificazione della regione all’Armenia. Ne derivarono tensioni e scontri tra nazionalisti armeni e azeri in Nagorno-Karabakh, che il 24 febbraio provocarono la morte di due giovani azeri. Il giorno dopo a Sumgait, un sobborgo industriale di Baku, i nazionalisti azeri sostenuti dal governo reagirono con un violento pogrom anti-armeno che diede inizio a una spirale di violenze e che culminò, nell’aprile 1991, nell’Operazione ‘Anello’, sferrata dall’esercito azero per completare, con la violenza, l’opera di pulizia etnica del Karabakh. Il crollo dell’Urss fece precipitare la situazione: il 30 agosto 1991 l’Azerbaigian dichiarò l’indipendenza da Mosca e tre giorni dopo il Nagorno-Karabakh (sfruttando un articolo della Costituzione sovietica) fece altrettanto da Baku. Fu l’inizio della guerra tra Armenia e Azerbaigian. Nonostante l’aiuto dei turchi, degli iraniani, dei mujaheddin afgani e ceceni, gli azeri non riuscirono a tener testa alle motivate forze armene e karabakhe, sostenute e armate dalla nuova Russia, che infatti presero il controllo del Nagorno-Karabakh e dei territori azeri vicini, necessari a collegarlo con l’Armenia. Nel maggio 1994, dopo tre anni di guerra, oltre 30mila morti e circa un milione di profughi, venne raggiunto un cessate il fuoco, ma non una pace. Nonostante il Karabakh sia di fatto da 16 anni una repubblica indipendente, strettamente legata all’Armenia, il suo status non è riconosciuto dall’Azerbaigian, né dalla comunità internazionale e in particolare dagli Usa, che (come i britannici 90 anni fa) non vogliono mandare a monte gli accordi petroliferi con Baku.