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Per sapere che le elezioni presidenziali russe del 2 marzo prossimo saranno 'totalmente prevedibili' e 'falsate' non serviva certo il parere dell'ex presidente sovietico e Premio Nobel Michail Gorbaciov. Basta leggere i risultati del sondaggio condotto questa settimana dal centro Vtsiom, la più grande struttura demoscopica russa, un tempo istituzione indipendente, oggi molto più incline a soddsifare i desideri del Cremlino. Medvedev, delfino di Putin, è dato al 75 percento. Zyuganov al 13, Zhirinovski all'11,5. Bogdanov nemmeno all'1 percento. Alla domanda: chi è il politico più popolare nel vostro Paese, la risposta è stata, per il 60 percento degli intervistati, 'Putin'.
Settanta osservatori. Come accaduto per le politiche del 2 dicembre scorso, dove 'Russia Unita' ha
ottenuto i due terzi dei seggi della Duma, il parlamento russo, anche le consultazioni
presidenziali vedranno un ridotto afflusso di osservatori. L'Odhir, ufficio dell'Osce
(Organizzazione per la cooperazione e la sicurezza europea) preposto al monitoraggio
delle elezioni un po' ovunque nel mondo, aveva in quella circostanza rinunciato
a inviare propri osservatori, constatata l'assoluta inutilità di verificare che
gli standard democratici fossero rispettati, che all'opposizione fossero concesse
uguali chances di visibilità e accesso ai finanziamenti, che il partito di governo
non controllasse tutte le televisioni, che la magistratura avesse una parvenza
di indipendenza, che la polizia non reprimesse con mano pesante le manifestazioni
politiche dell'opposizione, che al dissenso giornalistico fosse riservato uno
spazio, seppur angusto, per dire la propria. Le presidenziali del 2004 ospitarono
quasi 400 osservatori Osce. Le presidenziali del 2008? Settanta.
Il portavoce degli osservatori. Curtis Budden, portavoce dell'Odhir, riferisce a PeaceReporter che "vi sono
state diverse restrizioni alla missione, e gli inviti sono stati inviati per il
28 febbraio, solo 3 giorni prima del voto. Le condizioni non sono per nulla ideali
per elaborare un rapporto che abbia un minimo di valore. Per questo abbiamo scritto
alla Commmissione centrale elettorale, chiedendo almeno di inviare 20 osservatori
la prossima settimana e i restanti 50 quella successiva, cosicchè si possa prender
parte al processo elettorale nella sua globalità, e capire se le libertà fondamentali
vengano rispettate, se i media siano imparziali nella campagna, se i diritti umani
vengano tutelati, assistendo, infine, alle operazioni di voto e conteggio".
Stabilità. Il presidente Vladimir Putin ha intanto ordinato ai servizi segreti di 'intensificare
la loro attività' per impedire ogni forma di ingerenza 'esterna'. "Non permetteremo
- ha detto Putin - che il corso della campagna elettorale venga condizionato dall'esterno".
Putin, che sta per concludere il suo secondo mandato, ha dato la benedizione al
suo candidato di fiducia, Valdimir Medvedev, attuale vice-primo ministro. Questi
ha inaugurato due giorni fa il suo sito (www.medvedev2008.ru), pubblicando il programma della sua campagna, tratto dal discorso trasmesso
dalla rete nazionale 'Vesti', il 22 gennaio scorso, durante il quale prometteva
stabilità e continuità e garantiva la sua assoluta fedeltà alle politiche del
suo mentore Putin.
Profili a confronto. La campagna elettorale si apre ufficialmente oggi. Oltre a Medvedev, giurista
42enne già capo dello staff presidenziale e presidente della Gazprom, gli altri
candidati sono Gennady Zyuganov, Vladimir Zhirinovsky, Andrei Bogdanov. Zyuganov,
63 anni, leader del Partito comunista, ha perduto parecchi consensi da quando,
nel 1996, riuscì ad arrivare al ballottaggio contro Boris Eltsin. Poco incisivo
nella critica contro Putin, solo alle ultime politiche ha denunciato le elezioni
come 'le più sporche della storia'. Zhirinovsky, fondatore del Partito liberaldemocratico,
è un ultra-nazionalista antisemita e antioccidentale. La sua politica si fonda
sulla difesa della Russia da parte di nemici esterni e sull'appoggio incondizionato
all'Armata Rossa. Grazie all'elezione al Parlamento, Andrei Lugovoi, iscritto
con il liberaldemocratici, è riuscito a ottenere l'immunità dall'inchiesta che
lo vedeva primo imputato per l'omicidio di Alexander Litvinenko. Infine, Andrei
Bogdanov, 37enne semisconosciuto agli elettori russi, assomiglia più a un cantante
rock che a un politico. Il suo Partito Democratico ha ottenuto alle elezioni parlamentari
900 mila voti. Esclusi dalla corsa alla presidenziali saranno invece Mikhail Kasyanov,
50 anni, ex Primo ministro e leader dell'Unione popolare democratica e Garry Kasparov,
44 anni, fondatore de 'L'Altra Russia'. Kasyanov è stato escluso perchè - secondo
la Procura - molte delle filme presentate per candidarsi sarebbero risultate false.
Kasparov ha gettato la spugna a dicembre, citando 'difficoltà' oggettive' nell'organizzare
la campagna.
Luca Galassi