I successi economici del gigante asiatico fanno dimenticare i soprusi ai danni dei lavoratori e l'evasione dei criteri minimi di sicurezza sul lavoro
scritto per noi da
Giorgio Negro

La Cina sta rincorrendo il modello occidentale senza porsi domande, senza salvaguardare
nè l' ambiente né la propria cultura. Tutto ciò che è tradizione viene soppiantato
dal nuovo, in quanto in antitesi col mito occidentale cui i cinesi aspirano incondizionatamente.
Non esistono più i favolosi tetti in legno e tegole smaltate né i cortili quadrati
di Pechino; tutto viene sostituito senza chiedere il permesso ai residenti, da
grattaceli di cemento armato. Costruiti da operai da 80 euro al mese, sospesi
a 100 metri di altezza su impalcature di canne di bambu senza nessuna sicurezza.
Sfilate di moda occidentale sono proiettate con orario no stop sui monitor delle
metropolitane di Guangzhou (Canton). Molti cinesi lavorano 14 ore al giorno per
poter comperare una maglia firmata che, nella migliore delle ipotesi, è stata
prodotta da qualche collega in una fabbrica del vicinato, commissionata dal marchio
originale per la grande distribuzione.
E’ una corsa senza controllo. Mercedes da grande cilindrata sfrecciano su una rete autostradale costruita nel giro
di dieci anni dove anche biciclette e trattori viaggiano inconsapevolmente contromano,
insieme a vecchie donne con ombrelli di carta di riso e bambini legati sulla schiena,
ignari che quella sia una strada solo per automobili.
Viaggiando in auto sembra di vivere un videogioco, solo che qui il game over è reale. I cinesi sono passati di colpo dalla bicicletta all’automobile e questo
ha comportato un incremento vertiginoso degli incidenti stradali. Per le strade
ho visto manovre allarmanti che immaginavo possibili solo al cinema.
Lo sviluppo e l'ambiente L’incremento delle autovetture in paesi come India e Cina comporta ulteriore
dipendenza dal petrolio, che potrebbe portarli ad adottare il sistema delle guerre
preventive per aggiudicarsi materie prime. Il boom cinese, quello indiano, il
boom del petrolio: senza dei freni il vero boom presto toccherà a
Gaia e ai suoi abitanti.
La Repubblica popolare dovrebbe adeguarsi al protocollo di Kyoto in vigore dal
16 febbraio 2005, con obbigo da parte dei paesi industrializzati a ridurre nel
periodo compreso tra 2008 e 2012 emissioni di elementi inquinanti (biossido di
carbonio, metano, ossido di azoto, idrofluorocarburi, perfluorocarburi ed esafluoruro
di zolfo) in misura non inferiore al 5.2percento rispetto al 1990. Difficile però
imporre a un Paese, ufficialmente considerato in via di sviluppo, l'adesione al
protocollo di Kyoto cui nemmeno gli Usa si attengono.
Perdita d'identità Quello che sta accadendo in Cina non può chiamarsi sviluppo ma perdita d'identità,
o distruzione totale del pianeta. Sarebbe sufficiente inviare degli ispettori
sulla meta non turistica della costa orientale per rendersi conto che non vi è
rispetto delle norme ambientali; si scaricano sostanze fumanti e fluorescenti
inquinando il 70percento dei fiumi, da cui si pesca e si esporta pesce da sushi,
radioattivo.
Si continuano a costruire centrali a carbone col sacrificio di migliaia di minatori:
dal 1992 al 2002 sono morti 59.543 operai in miniera. L'inosservanza dei sistemi
di sicurezza e la mancanza di sistemi di ventilazione sono le cause più comuni
di incendi ed esplosioni. Garantire la sicurezza è responsabilità del governo
centrale e degli amministratori locali, ma Pechino non ha firmato neanche la Convenzione
internazionale sulla sicurezza nelle miniere stilata dall'Oil, Organizazzione
internazionale del Lavoro, nel 1995.
L'unico controllo vigente in Cina è quello del dio danaro. Ciò che indigna maggiormente
è come le fabbriche cinesi producano, grazie ad operai con orari da schiavitù,
le collezioni dei nostri imprenditori del fashion, sempre attenti a dire l'ultima in fatto di salvaguardia dell'ambiente, mostrando
le griffes sulla maglietta in tv. Peccato che per fare il lavaggio di quella maglietta
molto trendy e cool, ci sono operai con meno di 30 anni che muoiono di cancro per aver eseguito
procedimenti tossici a mani nude e senza protezioni di sicurezza.