31/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Turchia si prepara a emendare le leggi che probiscono di indossare il velo islamico nelle università
Per alcuni è il simbolo dell'oscurantismo religioso e dell'islamizzazione del Paese, per altri vietare di indossarlo rappresenta un'ingiusta restrizione della libertà personale. Per la maggioranza delle donne del Paese, infine, è un indumento quotidiano. Da qualunque parte lo si veda, il velo torna a dividere la Turchia e le sue istituzioni. L'Akp, il partito islamico moderato del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, ha trovato insieme ai nazionalisti del Mhp un accordo per permettere l'uso del velo nelle università turche, emendando alcune leggi ispirate al secolarismo di stato introdotto da Mustafa Ataturk. Mentre l'approvazione del Parlamento appare probabile, l'establishment laico del Paese promette un'opposizione dura, e sullo sfondo rimane l'incognita della posizione che assumerà l'esercito.

Le modifiche alle leggi esistenti. In Turchia il velo islamico è vietato in uffici pubblici, scuole e università, secondo norme in vigore da un ventennio. Modificare questa usanza è tabù per la classe politica al potere prima dell'arrivo dell'Akp, sei anni fa. Il partito ora al governo, da sempre un fautore della liberalizzazione del velo, non ha preso provvedimenti in tal senso durante il primo mandato di Erdogan. Ma dopo il 47 percento di voti ottenuti nelle elezioni dello scorso luglio l'Akp è ancora più forte. Per modificare i due articoli della Costituzione sul diritto all'istruzione e un'altra legge sulle università, ha bisogno dei due terzi dei voti in Parlamento, che ora conta anche 70 seggi del Mhp: un partito nazionalista innanzitutto, ma con un elettorato religiosamente conservatore. I numeri per cambiare le leggi ci sono, e dalla prossima settimana gli emendamenti verranno messi al voto. Se vinceranno i sì, d'ora in poi nelle università – non negli uffici pubblici – sarà possibile indossare un velo che copra i capelli ma non il volto, e che sia legato sotto il collo.

I contrari. La reazione del Chp, il partito laico all'opposizione e guardiano della laicità del Paese, non si è fatta attendere. Promettendo di ricorrere alla Corte costituzionale, il leader Deniz Baykal ha messo in guardia contro il pericolo di una deriva islamica. “Per la prima volta nella storia della repubblica, si sta sviluppando un concetto che minaccia l'orientamento della Turchia per varie ragioni”. E sul tema si è pronunciato anche il capo delle forze armate, il generale Yasar Buyukanit. “La società turca sa cosa pensano i militari riguardo la questione del velo e non voglio commentare in merito”, ha dichiarato Buyukanit con una mossa sottile, ma in realtà dicendo molto: in passato le forze armate hanno minacciato di intervenire a difesa della laicità, e ricordando la loro posizione mantengono volutamente questa eventualità tra i possibili sviluppi.

Cittadini favorevoli. L'opinione pubblica turca sembra però pensarla diversamente. Se non bastasse il forte mandato popolare consegnato all'Akp con le ultime elezioni, in un recente sondaggio l'80 percento dei turchi si è detto favorevole alla rimozione del divieto del velo nelle università. Secondo diversi studi, si calcola che il 55-65 percento delle donne turche indossi qualche forma di velo, e il 59 percento della popolazione si definisce “molto o estremamente religiosa”. Se l'establishment laico tuona contro “l'uso politico del velo islamico e la “iranizzazione” del Paese, l'Akp e i suoi sostenitori protestano invece contro una legge a loro dire repressiva, che limita la libertà individuale e che non ha eguali al mondo.

I possibili sviluppi. E' probabile che le leggi in questione vengano emendate già la settimana prossima. Ma la questione promette di andare avanti a lungo. Ricorso del Chp a meno, la Corte costituzionale potrebbe annullare le modifiche del Parlamento perché contrastano i principi “immodificabili” della costituzione laica. Il Consiglio di stato, un altro organo dell'establishment giudiziario, si è pronunciato recentemente evocando la possibilità di mettere fuorilegge un partito politico che tentasse di cambiare i principi della repubblica. Anche se non si arriverà a un tale terremoto politico, la Turchia laica potrebbe alzare la voce e rendersi visibile, con manifestazioni di piazza come quelle della scorsa primavera.
 

Alessandro Ursic

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