Un bus salta in aria con a bordo 20 civili, 12 bambini. Tamil ed esercito si accusano a vicenda. Intanto si combatte una guerra di trincea
di gianluca Ursini

Una bomba piazzata ai lati della strada per Madu, distretto di Mannar, ha colpito
un autobus di linea nel nord ovest dello Sri Lanka. Il bilancio dei morti è arrivato
a 20 in queste ultime ore, con altre due vittime che in ospedale non sono sopravvissute
alle ferite riportate per l'impatto. Si contano dodici bambini tra i morti. Sia
l'esercito regolare cingalese che le Tigri per la Liberazione della patria Tamil,
formazione indipendentista da 24 anni in guerra col governo di Colombo hanno attribuito
agli avversari la responsabilità di aver piazzato l'ordigno, del genere usato
in miniera.

Le Tigri Tamil hanno in giornata inviato al segretario Generale delle nazioni
unite Ban Ki Mun una lettera ufficiale di proteste per “l'omicidio deliberato
di civili da parte del governo”. Il responsabile politico del movimento indipendentista,
Nadesan, ha fornito alla massima autorità onu il bilancio da loro attribuito alle
forze governative per gli assassinii di vittime civili. Per le Tigri, dal novembre
2005, nel conflitto sarebbero morte 2.056 persone senza divisa, di cui 132 bimbi,
per azioni attribuibili all'esercito regolare. Nadesan ha incolpato le 'Deep Penetration
Unit', unità speciali infiltrate in territori controllati dai ribelli, per l'episodio
sanguinoso, accusando i militari di aver colpito “in un orario in cui quasi soltanto
bus scolastici viaggiano su quella strada”. Nella lettera le Tigri hanno anche
accusato i militari di aver intensificato ultimamente i raid aerei, a discapito
soprattutto della popolazione non combattente.

Le vittime totali dal novembre 2005 superano le 5.800. I combattimenti, che in
teoria avrebbero dovuto essere interrotti da un armistizio voluto dalle nazioni
unite a partire dal 2004, sono stati ripresi a fine novembre 2005, tre settimane
dopo l'elezione dell'attuale presidente Rajapaksa. Nella primavera 2006 l'esercito
ha ripreso una campagna militare in grande stile di intervento nei territori settentrionali
dell'isola dove i Tamil sono maggioranza e dove le Tigri controllano il terreno,
mirata a eliminare gli effettivi militari della guerriglia. Una strategia ripresa
con un dispiegamento massiccio di forze dal 16 gennaio, quando Colombo ha stracciato
definitivamente l'accordo Onu del 2002 per il cessate-il-fuoco. I morti in queste
settimane sono già circa 650 (il bollettino di
PeaceReporter per la terza settimana del 2008 segna più morti nel conflitto srilankese che
in Iraq), tanto che dallo Stato maggiore dell'esercito regolare è stato previsto
che “al ritmo di 500 guerriglieri soppressi al mese, per luglio avremo sterminato
i 3mila effettivi delle Tigri”. E la loro ultima campagna, come dimostrano le
azioni militari di questi ultimi tre giorni, si dipana con un accerchiamento verso
la punta nordovest di Ceylon, per avanzare a ventaglio e distruggere le singole
postazioni costruite dalla guerriglia per controllare il territorio in un quarto
di secolo di conflitto. Veri bunker in muratura o cemento. Si contano 137 morti
da lunedì 28 (inclusi i 20 civili del bus).

E intanto l'avanzata concentrica delle truppe regolari sta radendo al suolo,
una alla volta le postazioni Tamil. Il giorno 27 i militari hanno attaccato due
bunker Tamil a Periyapanndivirichchan, provincia di Mannar dove è saltato in aria
il bus. Circa 5 Tigri e due soldati morti. Il 28 i soldati facevano saltare altri
due bunker nell'area di Vavunya, nei villaggi di Villattikulam e Navathkulama.
Altri 6 bunker conquistati a Pallikulli, con 12 guerriglieri uccisi, e 60 t-56
sequestrati. Le tigri replicano con tecniche da guerriglia nella jungla: lasciano
trappole con ordigni nascosti. E molto spesso i fanti semplici ci cascano; a Muhamalai
il 28 muore un soldato e rimangono feriti in tre, il giorno dopo a Mullikulam
in due saltano su di una trappola Tamil. E i guerriglieri non hanno tempo di riorganizzare
la loro Maginot: il giorno 28 un battaglione regolare ha stanato una pattuglia
Tamil mentre costruiva un fronte di bunker nella foresta di Kokkudohtuvai, distretto
di Vavunya, uccidendone una dozzina e radendo al suolo i loro manufatti. E' guerra
di trincea, guerra senza risparmio di colpi e di crudeltà. L'assalto finale di
Colombo alla guerriglia indipendentista. Metodi bellici che ricordano il conflitto
del '15-'18