In arrivo 6mila soldati Usa a Mindanao, dove infuriano i combattimenti tra esercito e ribelli
Il 18 febbraio, seimila soldati statunitensi sbarcheranno a
Cagayan de Oro, nel sud delle Filippine, per l’annuale esercitazione congiunta
con
le forze armate filippine denominata ‘Balikatan’, che in taglog significa
“spalla a spalla”. Un’invasione temporanea mal vista dalla popolazione musulmana
della regione coinvolta, Mindanao e Sulu, teatro di due pluridecennali
conflitti armati: quello contro i ribelli indipendentisti islamici del Fronte
Islamico
di Liberazione Moro (Milf) e quello contro i guerriglieri comunisti del Nuovo
Esercito Popolare (Npa).
Mindanao, zona di
guerra. Quest’anno l’arrivo delle truppe Usa a Mindanao giunge in un
momento di particolare tensione.
Lo stallo dei negoziati tra governo e Milf, interrotti a
dicembre, stanno provocando nervosismo in molti comandanti locali del movimento
armato, dando luogo a numerosi scontri armati. L’ultimo è di ieri, quando soldati
filippini del 44° battaglione di fanteria sono stati attaccati da un gruppo di
guerriglieri del Milf nel distretto di Sibuco, a nord di Zamboanga. Tra le
vittime dei combattimenti c’è anche un civile: una donna residente nel
villaggio di Lakiki. Un migliaio di persone sono fuggite dalla zona della
battaglia.
Sempre ieri, all’altro capo di Mindanao, nel distretto di Compostela
Valley, due poliziotti e due civili sono stati uccisi durante scontri a fuoco
tra agenti e guerriglieri comunisti dell’Npa. Nelle stesse ore, decine di
ribelli dello stesso gruppo ingaggiavano un combattimento con l’esercito nel
distretto di Davao Oriental: il bilancio della battaglia è di cinque soldati e
numerosi guerriglieri uccisi.
Vittime civili di
Balikatan. Se il Milf e l’Npa accusano le truppe Usa di svolgere operazioni
militari camuffate da esercitazioni, la gente del posto e le organizzazioni
civili locali sono preoccupate per gli episodi che in passato hanno segnato
queste ‘esercitazioni’ e, in generale, la presenza delle forze speciali
statunitensi, stabilmente schierate nella regione dal 2002 per ‘assistere’
l’esercito filippino nella sua ‘campagna antiterrorismo’ contro Abu Sayyaf.
Il caso più clamoroso è lo stupro, nel 2005, di una ragazza
filippina da parte di un marine, Daniel Smith, in un villaggio dove le truppe
Usa stavano svolgendo operazioni del Balikatan: su pressione di Washington, il
soldato è stato scarcerato e rimpatriato.
Ma gli ‘incidenti’ che coinvolgono i militari statunitensi
sono innumerevoli.
Nel 2006 le schegge di una granata lanciata dai marines Usa hanno
gravemente ferito Bizma Juhan, un’anziana in un villaggio dell’isola di Sulu.
Nel 2004 un uomo di nome Arsid Baharun è stato ferito da una pallottola sparata
da soldati Usa a Zamboanga. Nel 2002, nel corso di uno scontro a fuoco
sull’isola di Basilan, un civile di nome Buyung-Buyung Isnijal è stato colpito
dal fuoco di un arma: a sparare fu un sergente, Reggie Lane.