Nel misterioso rogo della Banca Centrale irachena sono andati in fumo documenti compromettenti del vecchio e nuovo Iraq
Tutto
quello che avreste sempre voluto sapere e che non avete mai osato
chiedere sui traffici di Oil for Food e sull'arrivo degli
statunitensi a Baghdad è andato in fumo. Il rogo che ha
bruciato la Banca Centrale irachena ha cancellato per sempre una
serie di prove della collusione di politici e uomini d'affari europei
con Saddam e le prove delle commistioni tra le compagnie petrolifere
Usa e il nuovo governo di Baghdad.
Incendio
sospetto. “L'incendio è divampato nel cuore della notte
di domenica. Ci sono volute ore per spegnerlo e ci siamo riusciti
solo dopo l'intervento della Protezione civile. Non ci sono state
vittime, ma solo danni materiali all'edificio”. Questo il commento
di Qassim Atta, portavoce delle forze di sicurezza di Baghdad,
sull'incendio che due giorni fa ha devastato i primi tre piani dei
sei che costituiscono la sede della Banca Centrale irachena a
Baghdad, in via Rashid.
Non
basterà però solo la ricostruzione ufficiale a tenere a
bada la ridda di domande e incongruenze che hanno caratterizzato
l'incendio. Nel rogo, infatti, sono andati distrutti centinaia di
documenti e dossier riservati, riguardanti la gestione passata
dell'Istituto durante il regime di Saddam Hussein e anche quella
dell'amministrazione civile guidata dal diplomatico Usa Paul Bremer.
Documenti importanti e, secondo alcuni, anche scottanti.
Il
governo iracheno guidato dal premier Nouri al-Maliki, su richiesta di
un gruppo di parlamentari che vogliono vederci chiaro, ha nominato
una commissione d'inchiesta per appurare la dinamica dell'incendio,
ma alcuni deputati hanno già chiesto un'indagine
internazionale.
Quello
che lancia ombre sulla dinamica dell'accaduto è che nel rogo
sono andati perduti i documenti che provavano le accuse di corruzione
nei confronti di alcuni funzionari del governo e del ministero del
Petrolio attuali, proprio quando sta per cominciare il processo per
sanzionare le compagnie petrolifere straniere che hanno stretto
contratti diretti con la regione del Kurdistan, bypassando il governo
centrale.
Prove
chiave in fumo. Non solo questo però, visto che negli
archivi della Banca Centrale c'era anche la documentazione delle
transazioni bancarie dell'epoca dello scandalo
Oil for Food,
il programma attivato nel 1995 dalle Nazioni Unite con la risoluzione
n° 986 e terminato nel 2003, che permetteva all'Iraq di vendere
petrolio in cambio di generi di prima necessità per alleviare
le sofferenze dei civili causate dalle vaste sanzioni contro l'Iraq
deliberate dall'Onu dopo l'invasione del Kuwait nel 1990 da parte del
regime di Saddam. Alla fine il programma si rivelò un
fallimento totale: persero la vita almeno un milione di civili
iracheni a causa della mancanza di farmaci e alimenti, ma il regime
di Saddam potè mettere al sicuro fondi e comprare armi. Molti
politici internazionali e funzionari Onu, tra i quali lo stesso
figlio dell'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan,
finirono sotto inchiesta. Molti dei documenti che dimostravano come
il regime di Saddam pagasse tangenti per incassare i proventi della
vendita del petrolio, invece che acquistare farmaci, sono andati
distrutti nel rogo. Tante persone dunque beneficiano del rogo, che ha
cancellato molte prove importanti.
La
polizia, per il momento, non si è sbilanciata e non ha voluto
esprimersi sulla natura dell'incendio, ma una serie di testimonianze
oculari raccolte dai corrispondenti delle agenzie stampa hanno
lasciato molto perplessi. Pare infatti che, appena scoppiato
l'incendio, la polizia fosse praticamente già sul posto,
transennando in tutta fretta l'edificio. Un tale dispiegamento di
forze ha impedito a fotografi e operatori televisivi di riprendere
anche una sola scena dell'accaduto.
I
pompieri invece hanno impiegato molto di più a giungere sul
luogo e sono arrivati quando tanti documenti erano già in
fumo.