30/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Nel misterioso rogo della Banca Centrale irachena sono andati in fumo documenti compromettenti del vecchio e nuovo Iraq
Tutto quello che avreste sempre voluto sapere e che non avete mai osato chiedere sui traffici di Oil for Food e sull'arrivo degli statunitensi a Baghdad è andato in fumo. Il rogo che ha bruciato la Banca Centrale irachena ha cancellato per sempre una serie di prove della collusione di politici e uomini d'affari europei con Saddam e le prove delle commistioni tra le compagnie petrolifere Usa e il nuovo governo di Baghdad.

pompieri a baghdadIncendio sospetto. “L'incendio è divampato nel cuore della notte di domenica. Ci sono volute ore per spegnerlo e ci siamo riusciti solo dopo l'intervento della Protezione civile. Non ci sono state vittime, ma solo danni materiali all'edificio”. Questo il commento di Qassim Atta, portavoce delle forze di sicurezza di Baghdad, sull'incendio che due giorni fa ha devastato i primi tre piani dei sei che costituiscono la sede della Banca Centrale irachena a Baghdad, in via Rashid.
Non basterà però solo la ricostruzione ufficiale a tenere a bada la ridda di domande e incongruenze che hanno caratterizzato l'incendio. Nel rogo, infatti, sono andati distrutti centinaia di documenti e dossier riservati, riguardanti la gestione passata dell'Istituto durante il regime di Saddam Hussein e anche quella dell'amministrazione civile guidata dal diplomatico Usa Paul Bremer. Documenti importanti e, secondo alcuni, anche scottanti. Il governo iracheno guidato dal premier Nouri al-Maliki, su richiesta di un gruppo di parlamentari che vogliono vederci chiaro, ha nominato una commissione d'inchiesta per appurare la dinamica dell'incendio, ma alcuni deputati hanno già chiesto un'indagine internazionale. Quello che lancia ombre sulla dinamica dell'accaduto è che nel rogo sono andati perduti i documenti che provavano le accuse di corruzione nei confronti di alcuni funzionari del governo e del ministero del Petrolio attuali, proprio quando sta per cominciare il processo per sanzionare le compagnie petrolifere straniere che hanno stretto contratti diretti con la regione del Kurdistan, bypassando il governo centrale.
Prove chiave in fumo. Non solo questo però, visto che negli archivi della Banca Centrale c'era anche la documentazione delle transazioni bancarie dell'epoca dello scandalo Oil for Food, il programma attivato nel 1995 dalle Nazioni Unite con la risoluzione n° 986 e terminato nel 2003, che permetteva all'Iraq di vendere petrolio in cambio di generi di prima necessità per alleviare le sofferenze dei civili causate dalle vaste sanzioni contro l'Iraq deliberate dall'Onu dopo l'invasione del Kuwait nel 1990 da parte del regime di Saddam. Alla fine il programma si rivelò un fallimento totale: persero la vita almeno un milione di civili iracheni a causa della mancanza di farmaci e alimenti, ma il regime di Saddam potè mettere al sicuro fondi e comprare armi. Molti politici internazionali e funzionari Onu, tra i quali lo stesso figlio dell'ex segretario generale delle Nazioni Unite Kofi Annan, finirono sotto inchiesta. Molti dei documenti che dimostravano come il regime di Saddam pagasse tangenti per incassare i proventi della vendita del petrolio, invece che acquistare farmaci, sono andati distrutti nel rogo. Tante persone dunque beneficiano del rogo, che ha cancellato molte prove importanti.
La polizia, per il momento, non si è sbilanciata e non ha voluto esprimersi sulla natura dell'incendio, ma una serie di testimonianze oculari raccolte dai corrispondenti delle agenzie stampa hanno lasciato molto perplessi. Pare infatti che, appena scoppiato l'incendio, la polizia fosse praticamente già sul posto, transennando in tutta fretta l'edificio. Un tale dispiegamento di forze ha impedito a fotografi e operatori televisivi di riprendere anche una sola scena dell'accaduto. I pompieri invece hanno impiegato molto di più a giungere sul luogo e sono arrivati quando tanti documenti erano già in fumo.  

Christian Elia

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