L'aristocratico che ha lasciato tutto per combattere con le Farc è stato condannato in Usa per sequestro
Una corte statunitense ha condannato
l’ex capo guerrigliero, Ricardo Palmera, noto come Simón
Trinidad, a 63 anni di carcere per aver pianificato il sequestro di
tre nordamericani ancora nelle mani della guerriglia. La pena è
la massima possibile stabilita dall’accordo di estradizione tra
Colombia e Usa.
Il guerrigliero è finora il più
importante esponente delle Farc mai estradato e uno dei più
importanti mai catturati. Fu arrestato il 2 gennaio del 2004 con una
operazione congiunta tra Bogotá, Washington e i servizi
segreti ecuadoriani, proprio sul suolo d'Ecuador.
Ergastolo. La sentenza è stata emessa dal
giudice federale Joyce C. Lamberth che ha dichiarato che data la
gravità dei crimini, se avesse potuto, lo avrebbe condannato
all’ ergastolo: “Un atto barbarico, deplorabile di terrorismo che
nessuna nazione civilizzata può sopportare”, in ogni modo
dati i 57 anni dell’ex guerrigliero, la condanna corrisponde di
fatto a una condanna a vita. La dura sentenza è stata emessa
nonostante le emozionanti arringhe degli avvocati difensori e le
dichiarazioni di innocenza dell’imputato che ha sempre dichiarato
di occuparsi dell’aspetto politico e non dei sequestri.
Viva la libertà. Simón Trinidad ha dichiarato,
dopo la lettura della sentenza: “Anche se perdo la libertà
fisica, mantengo intatti tutti i miei ideali”. Ha poi aggiunto che
il suo è un giudizio chiaramente politico e che spera che si
realizzi presto un “accordo umanitario” in Colombia, cosa che
permetterebbe ai tre contractor nordamericani di tornare a
casa: “E' mio sincero desiderio che Thomas Howe, Marc
Gonsalves e Keith Stansell ritornino il prima possibile sani e salvi
nelle loro case con le loro famiglie”.
La reazione delle Farc. Dopo poche ore l'agenzia stampa Anncol,
vicina alle Farc, ha diffuso un comunicato del gruppo guerrigliero
dove si legge che i tre saranno liberati solo in cambio di Simón
Trinidad e di Sonia, altra guerrigliera estradata in Usa: “Dammi i
miei due guerriglieri e prenditi le tue tre spie”.
E lo scambio? Alla lettura della sentenza era
presente la senatrice liberale colombiana Piedad Cordoba, che si sta
battendo strenuamente perché si concretizzi un accordo
umanitario. Solo pochi mesi fa, durante il suo impegno come
mediatrice assieme al presidente venezuelano Hugo Chávez,
sembrava aver ottenuto che il nome di Trinidad e Sonia venissero
eliminati dalla lista dei guerriglieri che le Farc vogliono liberi in
cambio dei sequestrati. Ma adesso, questa sentenza complica
nuovamente le cose, anche se da Washinton si fa sapere che tra 1 o 2
anni si potrebbe rivedere la sentenza qualora le Farc liberassero i
tre contrattisti.
Chi è Simón Trinidad? Il
suo vero nome è Ricardo Ovidio Palmera Pineda. Originario
della città di Valledupar è nato da una famiglia
dell'aristocrazia del César tanto che ebbe a dichiarare poco
prima di scegliere la vita della selva a fianco delle Farc: “L’
unico neo della mia vita è quello di essere appartenuto alla
oligarchia di Valledupar”. Simón Trinidad studiò nel
prestigioso liceo Svizzero di Bogotà per terminare poi le
superiori nella scuola navale di Cartagena. Poi studiò
economia nella Università privata Jorge Tadeo Lozano di Bogotà
prima di ottenere un master ad Harward. Tornato in patria entrò
come direttore del “banco del Comercio” di Valledupar, divenne
professore di storia economia Colombiana nella Universidad Popular
del Cesar, si sposò ed ebbe due figli che studiavano nella
migliore scuole del Cesar. Nel 1987 decise di entrare nella
guerriglia come effetto della uccisione di numerosi amici
simpatizzanti di formazioni della sinistra democratica
colombiana.
In pochi mesi Simón divenne comandante del
Bloque Caribe delle Farc, dopo pochi anni era uno dei capi della
guerriglia, tanto da diventare uno dei negoziatori nel processo di
pace con il presidente Pastrana.
Tutto è cambiato. Pochi mesi fa Trinidad è stato
dichiarato innocente da un’ altra giuria statunitense per il reato
di narcotraffico. In quell’occasione uno dei giurati dichiarò
che Palmera “era un assessore politico delle Farc e che i suoi
doveri e responsabilità erano principalmente politici”. La
nuova sentenza capovolge questa visione.