30/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



"Gli occidentali devono rinunciare a questa ossessione per la democrazia" secondo Musharraf. Il parere di due giudici sotto arresto
“I media occidentali dovrebbero comprendere la difficile situazione politica del Pakistan, e rinunciare a questa 'ossessione' per la democrazia”. Parole di Pervez Musharraf, dittatore pachistano dal 1999, in cerca di una terza rielezione che ha poco di democratico, in visita europea per cercare placet democratici alla sua politica.


musharraf al momento d'imporre la legge marzialeOssessione democratica Ad una conferenza stampa a Bruxelles il 21 gennaio ha fronteggiato i media continentali ribadendo che lo stato di emergenza era, a suo avviso, un male necessario, visti i “problemi di sicurezza che fronteggia il Pakistan, in prima linea nella lotta globale al terrorismo”. Per il dittatore pachistano ogni limitazione a una democrazia, dal  lento progresso a 51 anni dalla nascita del paese asiatico, è giustificata dal superiore interesse nazionale della lotta ai talebani.
Pervez Musharraf il 10 novembre del 2007 dichiarò d'ufficio, senza consultare altri organi costituzionali, la legge marziale e la sospensione di ogni diritto politico e dell'attività parlamentare. In quella occasione sospese dalle loro funzioni e mise agli arresti anche 27 giudici della massima Corte pachistana, che avrebbero dovuto decidere della fondatezza costituzionale di una sua eventuale terza rielezione (da parte del parlamento) alla massima carica della (debole) democrazia pachistana a conduzione militare.
PeaceReporter ha chiesto a due tra i più rappresentativi di quei 27 magistrati che cosa ne pensino dello stato della democrazia pachistana. Sono Bagwan Das e Ghulam Rabbani, membri emeriti e decani della Suprema Corte. Di recente hanno riconquistato la libertà e sono stati loro tolti gli arresti domiciliari (la Costituzione pachistana vieta comunque un arresto superiore ai 90 giorni, in assenza di un provvedimento della magistratura ad hoc) e sono a questo punto liberi di parlare con lastampa. I due magistrati hanno comunque insistito a non voler “fornire opinioni personali sul quadro politico attuale del Pakistan”.


manifestazione di avvocati durante lo stato d'emergenzaEsiste un organo di controllo della magistratura per la costituzione pachistana? In Italia, ad esempio, abbiamo il Consiglio superiore della magistratura, che può disporre la temporanea sospensione dalle proprie funzioni di un magistrato, se motivata e dopo accurato dibattimento. Una simile procedura è stata attivata nel vostro caso?
Rabbani: “L'ordine del presidente Musharraf di sospendere 27 giudici dalle loro funzioni era illegale, e non trova fondamento nella nostra Costituzione. All'articolo 209 si regolano i procedimenti presso il Supreme Judicial Council (Sjc, Consiglio supremo della magistratura), nei quali un altro potere può chiedere al potere giudiziario di valutare l'operato dei giudici della Corte suprema. Noi giudici della corte suprema siamo la massima espressione dell'ordinamento giudiziario pachistano. Sopra di noi, può giudicare le nostre azioni il Supreme Council; ma non può comunque sospenderci a vita dalle nostre funzioni. Il Sjc avrebbe potuto istruire un procedimento e dare un parere, solo consultivo e non vincolante, al Governo o alla presidenza. Ma niente di tutto questo è stato fatto. Il presidente ha agito di testa sua, quindi al di fuori della legge e del dettato della nostra Costituzione, che agli articoli 232 e 233 regola modi e tempi per una 'Emergency law'. In nessun caso è previsto che il presidente, anche sotto legge marziale, possa sollevare i giudici dall'incarico”.
Das: “Nella nostra Costituzione non è scritto che i giudici siano sottomessi al potere politico. Il presidente ha quindi agito, oltre i poteri che gli sono accordati dalla nostra massima legge, un atto chiaramente illegale, in violazione della Costituzione. E non si è rivolto a nessun altro organo per chiedere un parere sulla base giuridica di questi suoi provvedimenti. Nessuna regola costituzionale è stata rispettata”.


Esiste una possibilità che vi appelliate a questo consiglio Superiore per chiedere di essere reintrodotti nel vostro ruolo di giudici della Corte suprema?
Das: “L'unica possibilità è ignorare le disposizioni del presidente. L'atto era illegale, e nemmeno può dirmi che io non sono più un giudice e non ho diritto a esercitare il mio ruolo. Nessun atto del potere esecutivo me lo può impedire. Non ci si può appellare contro un atto illegale. Un atto illegale, in quanto tale, semplicemente non esiste, per un uomo di legge come me”.
Rabbani: “I giudici della corte suprema stavano agendo appropriatamente, secondo le prerogative del loro lavoro. La nostra nomina era legale. E' invece illegale la nomina dei giudici che hanno preso il nostro posto”


protesta degli avvocati contro la legge marziale di MusharrafPotete chiedere che vengano destituiti i giudici che vi hanno rimpiazzato..
Das: “Hanno accettato l'incarico, ne risponderanno in coscienza. Io ho maturato l'età per la pensione, a 55 anni, e credo che ne beneficierò”
Rabbani “Di certo non suggerisco d'occupare i locali della Corte  per protesta; ma mi considero ancora un giudice perchè è illegale l'atto che mi ha spodestato. Se volete sapere chi ha sofferto per il bene della democrazia in Pakistan negli ultimi anni, vi dico senza esitazione che sono stati i giudici”

Esiste uno stato democratico in Pakistan?
Das “Io dico che i nostri alleati occidentali dovrebbero essere più coerenti con quanto vanno affermando: loro vogliono per le loro società lo Stato di diritto, l'affermazione della democrazia parlamentare e del pluralismo, ma dovrebbero controllare che anche i loro alleati in altre parti del mondo applichino questi stessi criteri”.
Rabbani “Io credo che al momento ci sia bisogno di un grande dialogo tra le forze che credono nella legge e nel rispetto della Costituzione, per migliorare il nostro Paese. I giudici vedono negli avvocati degli ottimi interlocutori per questa lotta, come hanno dimostrato con la loro solidarietà e la loro lotta al nostro fianco. Anche avvocati di altri paesi, occidentali, hanno dimostrato solidarietà per la nostra lotta. Ma io dico una cosa: non sentiamo il bisogno di chiedere aiuto alla comunità internazionale, nella nostra lotta per l'applicazione della legge e della Costituzione. I pachistani sono nazionalisti, e crediamo di essere in grado di risolvere i nostri problemi all'interno, da soli. Le questioni interne pachistane non devono essere decise da altre persone, in altre parti del mondo”.
 

Gianluca Ursini

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