"Gli occidentali devono rinunciare a questa ossessione per la democrazia" secondo Musharraf. Il parere di due giudici sotto arresto
“I media
occidentali dovrebbero comprendere la difficile situazione politica
del Pakistan, e rinunciare a questa 'ossessione' per la democrazia”.
Parole di Pervez Musharraf, dittatore pachistano dal 1999, in cerca
di una terza rielezione che ha poco di democratico, in visita europea per cercare
placet democratici alla sua politica.
Ossessione democratica Ad una conferenza
stampa a Bruxelles il 21 gennaio ha fronteggiato i media
continentali ribadendo che lo stato di emergenza era, a suo avviso,
un male necessario, visti i “problemi di sicurezza che fronteggia
il Pakistan, in prima linea nella lotta globale al terrorismo”. Per
il dittatore pachistano ogni limitazione a una democrazia, dal lento progresso a 51 anni dalla nascita del paese asiatico, è giustificata dal
superiore interesse nazionale
della lotta ai talebani.
Pervez Musharraf il 10 novembre del 2007 dichiarò
d'ufficio, senza consultare altri organi costituzionali, la legge
marziale e la sospensione di ogni diritto politico e dell'attività
parlamentare. In quella occasione sospese dalle loro funzioni e mise
agli arresti anche 27 giudici della massima Corte pachistana, che
avrebbero dovuto decidere della fondatezza costituzionale di una sua
eventuale terza rielezione (da parte del parlamento) alla massima
carica della (debole) democrazia pachistana a conduzione militare.
PeaceReporter
ha chiesto a due tra i più rappresentativi di
quei 27 magistrati che cosa ne pensino dello stato della democrazia pachistana.
Sono Bagwan Das e Ghulam Rabbani, membri emeriti e
decani della Suprema Corte. Di recente hanno riconquistato la libertà
e sono stati loro tolti gli arresti domiciliari (la Costituzione
pachistana vieta comunque un arresto superiore ai 90 giorni, in
assenza di un provvedimento della magistratura ad hoc) e sono a questo punto liberi di parlare con lastampa. I
due magistrati hanno comunque insistito a non voler “fornire
opinioni personali sul quadro politico attuale del Pakistan”.
Esiste un organo
di controllo della magistratura per la costituzione pachistana? In
Italia, ad esempio, abbiamo il Consiglio superiore della
magistratura, che può disporre la temporanea sospensione dalle
proprie funzioni di un magistrato, se motivata e dopo accurato
dibattimento. Una simile procedura è stata attivata nel vostro
caso?
Rabbani:
“L'ordine del presidente Musharraf di sospendere 27 giudici dalle
loro funzioni era illegale, e non trova fondamento nella nostra
Costituzione. All'articolo 209 si regolano i procedimenti presso il
Supreme Judicial Council (Sjc, Consiglio supremo della
magistratura), nei quali un altro potere può chiedere al
potere giudiziario di valutare l'operato dei giudici della Corte suprema.
Noi giudici della corte suprema siamo la massima espressione
dell'ordinamento giudiziario pachistano. Sopra di noi, può
giudicare le nostre azioni il Supreme Council; ma non può
comunque sospenderci a vita dalle nostre funzioni. Il Sjc
avrebbe potuto istruire un procedimento e dare un parere, solo
consultivo e non vincolante, al Governo o alla presidenza. Ma niente
di tutto questo è stato fatto. Il presidente ha agito di testa
sua, quindi al di fuori della legge e del dettato della
nostra Costituzione, che agli articoli 232 e 233 regola modi e tempi
per una 'Emergency law'. In nessun caso è previsto che
il presidente, anche sotto legge marziale, possa sollevare i giudici dall'incarico”.
Das:
“Nella nostra Costituzione non è scritto che i giudici siano
sottomessi al potere politico. Il presidente ha quindi agito, oltre
i poteri che gli sono accordati dalla nostra massima legge, un atto
chiaramente illegale, in violazione della Costituzione. E non si è
rivolto a nessun altro organo per chiedere un parere sulla base
giuridica di questi suoi provvedimenti. Nessuna regola costituzionale
è stata rispettata”.
Esiste una
possibilità che vi appelliate a questo consiglio Superiore per
chiedere di essere reintrodotti nel vostro ruolo di giudici della
Corte suprema?
Das: “L'unica
possibilità è ignorare le disposizioni del presidente.
L'atto era illegale, e nemmeno può dirmi che io non sono più
un giudice e non ho diritto a esercitare il mio ruolo. Nessun atto
del potere esecutivo me lo può impedire. Non ci si può
appellare contro un atto illegale. Un atto illegale, in quanto tale,
semplicemente non esiste, per un uomo di legge come me”.
Rabbani: “I
giudici della corte suprema stavano agendo appropriatamente, secondo
le prerogative del loro lavoro. La nostra nomina era legale. E'
invece illegale la nomina dei giudici che hanno preso il nostro
posto”
Potete chiedere
che vengano destituiti i giudici che vi hanno rimpiazzato..
Das: “Hanno accettato l'incarico, ne risponderanno in
coscienza. Io ho maturato l'età per la pensione, a 55 anni, e credo che ne beneficierò”
Rabbani
“Di certo non suggerisco d'occupare i locali della
Corte per protesta; ma mi considero ancora un giudice perchè è
illegale l'atto che mi ha spodestato. Se volete sapere chi ha sofferto per il
bene della democrazia in Pakistan negli ultimi anni, vi dico senza esitazione
che sono stati i giudici”
Esiste uno stato
democratico in Pakistan?
Das “Io
dico che i nostri alleati occidentali dovrebbero essere più
coerenti con quanto vanno affermando: loro vogliono per le loro
società lo Stato di diritto, l'affermazione della democrazia
parlamentare e del pluralismo, ma dovrebbero controllare che anche i
loro alleati in altre parti del mondo applichino questi stessi
criteri”.
Rabbani
“Io credo che al momento ci sia bisogno di un grande dialogo
tra le forze che credono nella legge e nel
rispetto della Costituzione, per migliorare il nostro Paese. I
giudici vedono negli avvocati degli ottimi interlocutori per questa lotta,
come hanno dimostrato con la loro solidarietà e la loro
lotta al nostro fianco. Anche avvocati di altri paesi, occidentali,
hanno dimostrato solidarietà per la nostra lotta. Ma io dico
una cosa: non sentiamo il bisogno di chiedere aiuto alla comunità
internazionale, nella nostra lotta per l'applicazione della legge e
della Costituzione. I pachistani sono nazionalisti, e crediamo di
essere in grado di risolvere i nostri problemi all'interno, da soli.
Le questioni interne pachistane non devono essere decise da altre
persone, in altre parti del mondo”.