Messico, le iniziative della APPO a Oaxaca e la liberazione di 7 attivisti incarcerati ad Atenco nel 2006
Scritto per noi da
Fabrizio Lorusso
Una commissione dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) ha consegnato
alla Suprema Corte di Giustizia del Messico un rapporto preliminare sulle violazioni
dei diritti umani, sulle avvenute cancellazioni del giusto processo e sui pregiudizi
arrecati alle garanzie individuali durante la repressione del movimento dei professori
e della società nel 2006, secondo quanto informa Cesar Mateos Benitez, uno dei
portavoce del movimento.
I fatti. Lo stesso Benitez ha ricordato la petizione della APPO affinché sia ripreso
il dialogo tra questa organizzazione (osteggiata dalle forze governative e dai
sindacati avversi creati ad hoc sul territorio dello stato di Oaxaca), e il Governo Federale, in particolare
con il Ministro degli Interni, il trentaseienne Juan Camilo Mouriño.
Il rapporto di 63 pagine consegnato alla Corte contiene documenti, articoli,
videoregistrazioni e fotografie come prove delle violazioni, compresi anche i
documenti relativi al giudizio popolare intentato contro il governatore Ruiz negli
spazi pubblici della città da diverse organizzazioni della società civile.
Si attende quindi la convocazione dei testimoni e delle vittime delle torture
della polizia federale e locale affinché ratifichino per iscritto le denunce.
Intanto, fuori dalla sede del potere giudiziario, 150 simpatizzanti della APPO
hanno organizzato un picchetto per chiedere alla Corte l’emissione di una sentenza
su Oaxaca il più possibile imparziale, oltre che libera da ditkat politici come
quello emerso nel caso della giornalista Lidia Cacho, uscita sconfitta contro
il potente Governatore di Puebla, Mario Marin. La posizione del movimento continua
a essere la medesima: giustizia per i colpevoli della repressione, libertà per
i detenuti politici e cancellazione delle ordinanze d’arresto contro i membri
dell’assemblea popolare.
Atenco. Su un altro fronte, quello di San Salvador Atenco e dei giudizi che erano ancora
in sospeso per gli attivisti detenuti e umiliati dopo i sanguinosi scontri con
la polizia del maggio 2006, è arrivata la sospirata libertà per sette di loro,
dopo che il tribunale competente ha affrontato il caso.
Nel maggio 2006, furono violentemente arrestati 160 manifestanti (tra cui 6 stranieri
malmenati e rimpatriati senza processo) dei quali ancora 19 rimangono nel carcere
Molino de Flores di Texcoco, centro abitato del Estado de Mexico, la regione che
circonda Città del Messico. Attualmente altri 167 ex-detenuti continuano nella
loro difficile difesa, mentre tre persone sono già state condannate a una pena
severissima di 67 anni totali, che stanno scontando nel carcere di massima sicurezza
di Almoloya de Juarez. Gli scontri con la polizia furono cruenti e le denunce
per le gravissime violazioni dei diritti umani si sono ripetute per mesi provocando
l’intervento di numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani tra cui
la Commissione Civile Internazionale la LIMEDDH (Liga Mexicana para la Defensa
de los Derechos Humanos), ed anche la criticata e governativa CNDH Comision Nacional
para los Derechos Humanos.