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Migliaia di sfollati. Sale il bilancio dei morti, di pari passo con l'estensione del conflitto a numerose
città del Paese. Nella Rift Valley, regione occidentale del Kenya, la mattanza
ha sinora mietuto oltre mille vittime. Kakamega, Kisumi, Eldoret, Nakuru sono
in guerra, mentre scontri sono segnalati anche al confine con l'Uganda. Nella
capitale Nairobi è stato ucciso un deputato del partito di opposizione Orange
Democratic Movement, Mugabe Were. Elicotteri dell'esercito hanno sorvolato ieri Navaisha, aprendo
il fuoco su una folla di persone che aveva attaccato la stazione di polizia. Sempre
a Nairobi, la baraccopoli di Kibera, un milione di abitanti, è attraversata da
bande armate di machete, e numerosi edifici sono in fiamme. Testimonianze raccolte
da PeaceReporter negli ambienti dell'organizzazione di Padre Kizito, Africa Peace
Point (App), hanno raccontato che la polizia sta pattugliando le strade della
capitale. In alcuni casi la gente viene dispersa sparando. Gli agenti hanno l'ordine
di fare fuoco sui saccheggiatori, sulle persone armate e su chiunque blocchi le
strade.
Case confiscate. Nei sobborghi di Satelite, Kawangare e Waithaka, fonti della App hanno detto
che ai kikuyu residenti nella zona restano 24 ore, dal pomeriggio di ieri, per
andarsene prima che alle loro case venga appicato il fuoco. L'organizzazione,
che lanciò numerosi appelli all'indomani delle prime - sottovalutate - violenze
innescate dalla terza etnia del Paese, quella dei Luo, ha reso noto che gli sfollati
negli slums della capitale, dall'Eastland a Kibera, si contano nell'ordine delle decine
di migliaia. "Migliaia di famiglie - si legge nel comunicato della App - non sono
state in grado di recuperare i loro beni, e le loro case sono state bruciate o
confiscate. La maggior parte di loro sono arrivate senza cibo ai campi profughi.
Molti, soprattutto tra gli abitanti di Kibera, non hanno voluto abbandonare le
loro abitazioni nemmeno sotto costrizione, perchè una volta abbandonate, le case
non sarebbero state loro restituite".
Mediazione disperata. Alcune zone di uno dei sobborghi più grandi dell'Africa sono inaccessibili,
e l'emergenza umanitaria è destinata ad aggravarsi man mano che il tempo passa.
La stima, ma sono cifre del tutto aleatorie, parla di oltre 270 mila profughi.
La disperata mediazione di Kofi Annan, che ieri vaticinava una soluzione politica
entro un mese, giunge dopo cinque settimane di violenze, esplose dopo le elezioni
ma, secondo molti, preordinate per rovesciare il potere dei kikuyu. Tuttavia,
la sensazione predominante, tra le voci raccolte sul luogo da PeaceReporter, è
che, anche se Kibaki e Odinga trovassero un accordo, le faide e le vendette tra
comunità potrebbero continuare a lungo. L'odio etnico - la storia dell'Africa
insegna - è un fuoco assai difficile da spegnere.
Luca Galassi