29/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Mentre la sicurezza egiziana riporta i palestinesi nella Striscia, fervono le trattative per il futuro del valico
Il governo del Cairo si schiera con Hamas nel chiedere che la frontiera di Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, sia controllata dall'Autorità Nazionale Palestinese e dagli osservatori dell'Unione Europea. Lo ha dichiarato martedì scorso il ministro degli Esteri egiziano Abdul Gheit, sostenendo di avere avuto colloqui con tutte le parti in causa sulla possibilità di riaprire il confine meridionale della Striscia.

 Rientro forzato e arresti. Sul terreno, intanto, prosegue l'opera di contenimento e ritorno forzato dei palestinesi usciti dalla Striscia verso il Sinai. Nei giorni scorsi le forze di sicurezza egiziane avevano imposto il blocco dei rifornimenti per i negozi della cittadina di El Arish, vicino al confine, e creato un cordone di sicurezza per impedire ai palestinesi di entrare troppo in profondità nel territorio egiziano. Le strade a sud del confine sono presidiate dagli agenti dei Cairo, che intercettano i palestinesi e li reimpatriano a bordo di camion. Oggi la polizia egiziana, che ha concesso di raggiungere il Cairo a quanti fossero in possesso dei documenti necessari all'espatrio, ha fatto sapere di avere arrestato nei giorni scorsi tremila palestinesi che tentavano di raggiungere illegalmente la capitale o altre città egiziane. Secondo le autorità, alcuni dei fermati erano in possesso di esplosivo e armi. Il governo del Cairo ha anche diffuso una circolare per impedire agli alberghi del Sinai di ospitare palestinesi provenienti da Gaza, a meno che siano in possesso di documenti validi. Questi provvedimenti sembrano sortire qualche effetto, dato che testimonianze da Rafah riferiscono di un notevole calo del transito.

Collaborazione. Venerdì scorso le guardie di confine egiziane avevano già tentato di bloccare il transito indisciplinato dei palestinesi, anche con le maniere forti. Ma avevano dovuto desistere, dapprima per la violenta reazione della folla, poi per la distruzione di altri due tratti del muro di separazione ad opera di miliziani di Hamas, che aveva fatto riprendere l'esodo. Lunedì le guardie di confine egiziane, insieme con agenti di Hamas, hanno richiuso con filo spinato una delle brecce nel muro. Intanto, gli altri due varchi vengono presidiati dalla polizia di entrambe le parti, che lasciano ancora uscire ed entrare la gente. La chiusura della terza breccia viene vista come un segnale di buona volontà da parte di Hamas, in vista del vertice che si terrà mercoledì al Cairo. Il presidente egiziano Mubarak incontrerà separatamente i delegati di Hamas e Abu Mazen per discutere la proposta proposta di gestione congiunta del valico tra Fatah e Hamas. Le difficoltà dell'incontro di mercoledì sono tante, per via delle difficili relazioni tra i due partiti palestinesi dopo la guerra civile dello scorso giugno, ma anche per la pressione di Starti Uniti, Israele e Unione Europea, che non vedono di buon occhio una riconciliazione tra Abu Mazen e Haniyeh. Questa ipotesi potrebbe infati minare alla base le trattative di pace seguenti al vertice di Annapolis, da cui Hamas è esclusa in virtù del suo mancato riconoscimento di Israele. Oggi ufficiali israeliani hanno fatto sapere che se il governo di Abu Mazen riprendesse il controllo del valico, Israele non si opporrebbe.

Secondo gli accordi successivi al disimpegno israeliano da Gaza, il valico era stato affidato agli uomini di Forza17, i miliziani leali ad Abu Mazen, con la supervisione di personale dell'Unione Europea (Eubam). Nel valico erano state installate delle telecamere, per permettere di controllare la gente di passaggio anche agli uomini della sicurezza israeliana. Intanto, il personale della missione Eubam, che si trova ancora ad Ashkelon, nel nord della Striscia di Gaza, fa sapere di essere pronto riprendere la supervisionne del valico, non appena tornerà personale dell'Anp.
 

Naoki Tomasini

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