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Come ad esempio Thaksin Shinawatra, ex primo ministro tailandese fino al 19 settembre 2006,
quando venne deposto da un colpo dei militari. Lunedì 28 gennaio un suo fedelissimo
è stato votato primo presidente dopo la restaurazione democratica. Samak Sundaravei
è il 72enne leader del partito Potere al popolo, fondato dai seguaci di Thaksin sulle ceneri del partito 'Thai rak Thai (“ I tai amano i tai”); il Ppp aveva vinto le elezioni del passato 23 dicembre, ma non beneficiava
di una alleanza abbastanza larga da formare un governo. L'accordo con altri cinque
partiti ha permesso ai seguaci di Thaksin di trovare i due terzi dei voti in parlamento
e riprendere democraticamente il potere, in una settimana ricca di significati
per la famiglia e le sorti del magnate dell etelecomunicazioni, ribattezzato "il
Berlusconi d'Asia". A dare via libera a Sundaravei (vittorioso con 310 voti contro
163 dei rivali) è stato il ritiro della candidatura di Banarn Silpa-archa, leader
del partito Chart Thai. Silpa archa ha dato il suo pieno appoggio all'ex manager della compagnia statale
elettrica, nonché ex sindaco di Bangkok. Sundaravei era un personaggio molto popolare
tra i tailandesi, e un anno fa aveva lasciato una trasmissione di successo come
cuoco in tv, per rifondare il partito di Thaksin e portarlo a vincere le elezioni.
Scheletri nell'armadio. Anche Samak ha i suoi lati deboli; come quando nel 1992 permise da vice premier
alla polizia di reprimere una manifestazione studentesca: i militari spararono
sulla folla e una decina di studenti perse la vita. Le indagini scagionarono il
politico rampante, così come si crede che succederà per le accuse di corruzione
ancora pendenti dai tempi in cui era sindaco della capitale. Soprattutto, adesso
si crede lascerà tra qualche mese il suo incarico, a beneficio del suo mentore
politico, Thaksin. “E' il duro adatto al lavoro per il rientro di Thaksin, e sa di avere giorni
contati” ha detto ad una agenzia Thitinan Pongsudhirak dell'istituto Studi internazionali
di Bangkok. Al momento per Thaksin non è prudente tornare in patria, dove ad attenderlo
ci sono due mandati di arresto, ma la moglie Pojaman ha dato per sicuro il suo
rientro “ a partire da maggio”. Di fatto l'esilio di Thaksin è volontario, e nessun
militare lo vuole tenere lontano dai confini tai. Di fatto il suo partito si stava
già assicurando tutte le maggiori cariche del paese, da quando anche il presidente
del parlamento è un membro del Ppp: Yonghiut Tyiapairat
Pojaman La fascinosa moglie di Thaksin è apparsa per la prima volta in aula la scorsa
settimana ed ha annunciato il rientro del marito per fine maggio. La signora è
al primo dei processi intentati a suo nome: nello specifico si deve difendere
dall'accusa di aver usato la posizione di privilegio in quanto moglie del presidente,
per acquistare dal municipio di Bangkok immobili di pregio, ed edificabili, a
un terzo del valore di mercato. La signora alla prima udienza ha chiesto 90 giorni
di tempo per preparare la propria difesa, e il giudice le ha chiesto se suo marito
può tornare per essere ascoltato nel processo entro 90 giorni, ossia a maggio.
Pojaman sborsò 26 milioni ad un istituto pubblico creato per risolvere problemi
as alcune banche oberate di debiti. L'istituto cominciò col vendere proprietà,
a prezzi anche molto scontati, ma certo non il terzo del valore di mercato, al
quale la signora Shinawatra aveva comprato. I due coniugi per questi magheggi
finanziari rischiano fino a un massimo di 28 anni di galera. In un secondo processo
sono accusati di aver occultato azioni di borsa per oltre 50 milioni di dollari
di valore, dato che la legge tailandese sul conflitto d'interesse obbligherebbe
il premier a non detenere quote consistenti di società presenti sul listino di
Borsa. Thaksin nel corso dell'anno passato aveva ventilato spesso la questione
del suo rientro, dando svariate date per il suo possibile ritorno, promettendo
in ogni caso di star lontano dalla politica. Se trova qualcuno disposto a credergli,,
Gianluca Ursini
Parole chiave: Thaksin, Pojaman, Sundaravei, Partito potere al popolo, Ursini