29/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Gli Usa sono preoccupati per la loro economia. Da Bush ai vari candidati alla Casa Bianca, ognuno ha una soluzione
Lo ha ribadito anche il presidente Bush ieri sera, nel suo discorso sullo Stato dell'Unione: l'economia statunitense sta attraversando "un momento di incertezza". Altri la chiamano recessione, già arrivata o ancora alle porte: inflazione e tasso di disoccupazione sono in salita, le vendite di nuove case diminuiscono, sempre più cittadini non riescono a pagare i propri debiti, le banche stanno riportando perdite miliardarie. Bush ha esortato il Congresso ad approvare in fretta il suo pacchetto di stimoli all'economia per 150 miliardi di dollari, basato su agevolazioni fiscali e incentivi alle imprese. "Nelle conversazioni delle famiglie, in tutto il Paese, c'è preoccupazione sul nostro futuro economico. Tutti possiamo vedere che la crescita sta rallentando", ha detto Bush.
 
Bush durante il discorso sullo Stato dell'UnioneLe parole del presidente - che si è detto ottimista sull'esito della guerra in Iraq e ha invitato l'Iran a rinunciare al suo programma nucleare - sono state interpretatate come il discorso debole di un presidente giunto al suo ultimo anno di mandato, e con scarse possibilità di compiere qualcosa di significativo in questi ultimi dodici mesi. Ma hanno confermato che la preoccupazione principale degli americani è ora l'economia, non l'Iraq, e i candidati con speranza di vittoria stanno facendo il giro del Paese proponendo le loro ricette per far uscire gli Usa dalla crisi. L'anno che si chiuderà con un nuovo presidente alla Casa Bianca è iniziato con un drastico calo dei mercati azionari in tutto il mondo, e con un intervento d'urgenza da parte delle autorità monetarie Usa e dell'amministrazione Bush. Cosa succederà dopo novembre, però, dipende da chi vincerà le elezioni.

Una casa in vendita negli StatesImpostazioni diverse. Che bisogna fare qualcosa lo dicono tutti, democratici e repubblicani, ed è probabile che nelle prossime settimane il Congresso sia più unito che mai nell'approvare il piano di aiuti economici voluti da Bush. Ma tra un anno? Mentre all'interno dei partiti i candidati si attaccano a vicenda ma hanno spesso posizioni economiche non così distanti, tra democratici e repubblicani una differenza sostanziale c'è: i primi puntano a rilanciare l'economia grazie ad aiuti in particolare alle famiglie di medio-basso reddito, i secondi vogliono prolungare o rendere permanenti i tagli fiscali approvati negli anni scorsi da Bush, che secondo i democratici hanno però avvantaggiato soprattutto le fasce di reddito più ricche. Hillary Clinton e Barack Obama mostrano inoltre tendenze protezionistiche, accusando la Cina di sottrarre posti di lavoro alla middle class americana. Ma sul capitolo dei sussidi all'agricoltura, anche per la produzione di etanolo, non si trova un candidato che proponga di ridurli.
 
Barack Obama e Hillary ClintonI democratici. Le diagnosi dell'ex first lady e del candidato afro-americano sono simili: anche a causa della concorrenza sleale cinese, negli Stati Uniti il divario tra ricchi e poveri è sempre più largo. Per la Clinton, la soluzione è tagliare le tasse alle grandi aziende per creare nuovi posti di lavoro, e non è da escludere l'imposizione di dazi all'importazione di prodotti cinesi. Riguardo alla crisi dei mutui subprime e al crescente numero di americani che non riescono a pagare la rata del mutuo, la Clinton propone di congelare per qualche anno l'aumento dei tassi variabili. Obama promette invece di creare un fondo per aiutare i proprietari di case a rischio di insolvenza. In campo fiscale il senatore dell'Illinois propone riduzioni per i più poveri, nell'ambito di un rilancio del Paese che comprenda nuovi investimenti sull'istruzione, la sanità e la ricerca scientifica.

Mitt RomneyI repubblicani. Tra i repubblicani, i duellanti con possibilità di arrivare alla Casa Bianca sono ormai solo Mitt Romney e John McCain. Sull'economia i due non stanno risparmiando i colpi. In particolare Romney, con un passato da manager e un buon curriculum economico da governatore del Massachusetts, sta cercando di farsi percepire dagli elettori come il candidato più competente per gestire la crisi attuale, anche perché McCain ha ammesso che l'economia non è il tema che padroneggia meglio. La ricetta di Romney è come quella di Bush: incoraggiare la crescita tagliando le tasse, già ridotte sensibilmente per i redditi più alti dall'attuale amministrazione. McCain – uno dei due repubblicani che nel 2001 votarono contro i tagli alle imposte decisi da Bush - parla di ridurre il carico fiscale per le famiglie della classe media, ma preferisce mettere l'accento sul bisogno di contenere le spese pubbliche, esplose sotto il governo Bush. Il senatore dell'Arizona, a differenza di molti repubblicani, riconosce inoltre l'importanza della lotta al cambiamento climatico e propone un tetto alle emissioni nocive.

Alessandro Ursic

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