13/01/2005versione stampabilestampainvia paginainvia



Serbia, rapporti tesi con le minoranze albanese e magiara
posto di frontieraOmicidio o incidente? Desim Hajrulahu aveva 16 anni ed era albanese. E' stato ucciso venerdì 7 gennaio da una pallottola sparata da una guardia di frontiera dell’esercito serbo, nella valle di Presevo, nella Serbia meridionale al confine con la Macedonia. Secondo la versione ufficiale diffusa attraverso un comunicato stampa dal comando militare della zona, il ragazzo stava cercando di passare illegalmente il confine. “L’agente ha intimato al giovane di fermarsi, ma Hajrulahu ha cominciato a correre. Il militare ha sparato e il ragazzo è rimasto ucciso dal rimbalzo del colpo su un albero vicino a lui”, recita il testo della polizia di confine. Non la pensano così i quasi 20 mila albanesi che hanno invaso le strade di Presevo chiedendo giustizia per quella che considerano una esecuzione.
 
profughi albanesi ai tempi della guerra del kosovoAlbanesi contro Belgrado. Il ragazzo apparteneva infatti alla comunità albanese della Serbia che popola la valle di Presevo, al confine con la Macedonia. Come per il Kosovo, gli albanesi nella zona sono maggioranza e le tensioni con il governo centrale di Belgrado sono sempre più forti. La popolazione albanese della zona accusa l’esercito serbo di usare in modo indiscriminato la violenza contro di loro e reclamano maggiore autonomia. Le urla della folla presente al funerale di Desim, con migliaia di cartelli di protesta, si sono concretizzate in un documento firmato dai principali schieramenti politici albanesi della Serbia. Chiedono il ritiro immediato dei militari serbi dalla zona e l’arrivo di un contingente internazionale che vigili sulla situazione e che presieda alla costituzione di una forza di polizia multietnica. “Una soluzione va trovata al più presto”, ha dichiarato Ragmi Mustafà, presidente dell’Assemblea municipale di Presevo, “la diplomazia internazionale deve intervenire per evitare una impennata delle violenze interetniche nella zona”. Belgrado ha reagito inviando immediatamente a Presevo Rasim Ljajic, ministro per i Diritti Umani e delle Minoranze, e Nebojsa Covic, direttore del Coordinamento per la Serbia del Sud. “L’esercito serbo non si muove da qui. La dislocazione delle truppe di Belgrado è sancita dagli accordi stipulati tra il governo serbo e la NATO”, ha dichiarato Covic.
 
contingente kfor in kosovoScenario difficile. “La morte del ragazzo albanese è stata l’occasione per mostrare la fragilità della situazione politica in Serbia”, ha dichiarato Dusan Janjic, direttore del Forum per le relazioni Interetniche di Belgrado, “a mio avviso ci sono delle questioni di fondo che vanno risolte, come la smilitarizzazione della Serbia meridionale, che i portavoce della comunità albanese hanno immediatamente evidenziato. Secondo me l’unica soluzione sarebbe quella di abolire tutte le forze militari della zona a eccezione della polizia multietnica. Belgrado ha finora risposto solo sul breve periodo, ma deve produrre un programma politico di largo respiro per risolvere questa situazione”. I problemi sono sul tavolo insomma e la soluzione della questione del Kosovo potrebbe accelerare le richieste delle minoranze in Serbia.
 
chiesa ortodossa bruciata in kosovo a marzo 2004Le richieste della Vojvodina. Infatti non esistono tensioni solo tra albanesi e serbi in Serbia. “L’autonomia della Vojvodina potrebbe essere una soluzione interessante”, ha dichiarato Andrai Agoston, leader del partito ungherese della regione serba al confine con l’Ungheria dove vive una numerosa comunità di origine magiara. “Siamo interessati alla possibilità di discutere di una eventuale autonomia per gli ungheresi della Vojvodina, sul modello di quella kosovara”, ha detto Agoston. Come il Kosovo, certo. Per Belgrado ha risposto Tamas Korhec, segretario per la Vojvodina dell’Amministrazione sulle Minoranze Nazionali, dichiarando che “non c’è nessuna novità sulla Vojvodina visto che i loro diritti sono garantiti dalla legge serba sulle minoranza nazionali”.Sembra di ascoltare le posizioni e i temi che, pur in un contesto internazionale diverso, infiammarono i rapporti tra il Kosovo e Belgrado fino allo scoppio della guerra del 1999. Il 2005 è un anno decisivo per la sorte della regione a maggioranza albanese al confine con l’Albania. Dopo il governatorato internazionale verrà deciso uno status giuridico definitivo per il Kosovo e sembra che gli albanesi della valle di Presevo tentino di forzare la mano alla comunità internazionale per ottenere dei vantaggi in senso autonomistico. Una risposta spetta a Belgrado quindi, ma soprattutto alla comunità internazionale che, se non ha contribuito a generare le tensioni etniche in Serbia, sicuramente non è riuscita a risolverle.

Christian Elia

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