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Omicidio o incidente? Desim Hajrulahu aveva 16 anni ed era albanese. E' stato ucciso venerdì 7 gennaio
da una pallottola sparata da una guardia di frontiera dell’esercito serbo, nella
valle di Presevo, nella Serbia meridionale al confine con la Macedonia. Secondo
la versione ufficiale diffusa attraverso un comunicato stampa dal comando militare
della zona, il ragazzo stava cercando di passare illegalmente il confine. “L’agente
ha intimato al giovane di fermarsi, ma Hajrulahu ha cominciato a correre. Il militare
ha sparato e il ragazzo è rimasto ucciso dal rimbalzo del colpo su un albero vicino
a lui”, recita il testo della polizia di confine. Non la pensano così i quasi
20 mila albanesi che hanno invaso le strade di Presevo chiedendo giustizia per
quella che considerano una esecuzione.
Albanesi contro Belgrado. Il ragazzo apparteneva infatti alla comunità albanese della Serbia che popola
la valle di Presevo, al confine con la Macedonia. Come per il Kosovo, gli albanesi
nella zona sono maggioranza e le tensioni con il governo centrale di Belgrado
sono sempre più forti. La popolazione albanese della zona accusa l’esercito serbo
di usare in modo indiscriminato la violenza contro di loro e reclamano maggiore
autonomia. Le urla della folla presente al funerale di Desim, con migliaia di
cartelli di protesta, si sono concretizzate in un documento firmato dai principali
schieramenti politici albanesi della Serbia. Chiedono il ritiro immediato dei
militari serbi dalla zona e l’arrivo di un contingente internazionale che vigili
sulla situazione e che presieda alla costituzione di una forza di polizia multietnica.
“Una soluzione va trovata al più presto”, ha dichiarato Ragmi Mustafà, presidente
dell’Assemblea municipale di Presevo, “la diplomazia internazionale deve intervenire
per evitare una impennata delle violenze interetniche nella zona”. Belgrado ha
reagito inviando immediatamente a Presevo Rasim Ljajic, ministro per i Diritti
Umani e delle Minoranze, e Nebojsa Covic, direttore del Coordinamento per la Serbia
del Sud. “L’esercito serbo non si muove da qui. La dislocazione delle truppe di
Belgrado è sancita dagli accordi stipulati tra il governo serbo e la NATO”, ha
dichiarato Covic.
Scenario difficile. “La morte del ragazzo albanese è stata l’occasione per mostrare la fragilità
della situazione politica in Serbia”, ha dichiarato Dusan Janjic, direttore del
Forum per le relazioni Interetniche di Belgrado, “a mio avviso ci sono delle questioni
di fondo che vanno risolte, come la smilitarizzazione della Serbia meridionale,
che i portavoce della comunità albanese hanno immediatamente evidenziato. Secondo
me l’unica soluzione sarebbe quella di abolire tutte le forze militari della zona
a eccezione della polizia multietnica. Belgrado ha finora risposto solo sul breve
periodo, ma deve produrre un programma politico di largo respiro per risolvere
questa situazione”. I problemi sono sul tavolo insomma e la soluzione della questione
del Kosovo potrebbe accelerare le richieste delle minoranze in Serbia.
Le richieste della Vojvodina. Infatti non esistono tensioni solo tra albanesi e serbi in Serbia. “L’autonomia
della Vojvodina potrebbe essere una soluzione interessante”, ha dichiarato Andrai
Agoston, leader del partito ungherese della regione serba al confine con l’Ungheria
dove vive una numerosa comunità di origine magiara. “Siamo interessati alla possibilità
di discutere di una eventuale autonomia per gli ungheresi della Vojvodina, sul
modello di quella kosovara”, ha detto Agoston. Come il Kosovo, certo. Per Belgrado
ha risposto Tamas Korhec, segretario per la Vojvodina dell’Amministrazione sulle
Minoranze Nazionali, dichiarando che “non c’è nessuna novità sulla Vojvodina visto
che i loro diritti sono garantiti dalla legge serba sulle minoranza nazionali”.Sembra
di ascoltare le posizioni e i temi che, pur in un contesto internazionale diverso,
infiammarono i rapporti tra il Kosovo e Belgrado fino allo scoppio della guerra
del 1999. Il 2005 è un anno decisivo per la sorte della regione a maggioranza
albanese al confine con l’Albania. Dopo il governatorato internazionale verrà
deciso uno status giuridico definitivo per il Kosovo e sembra che gli albanesi
della valle di Presevo tentino di forzare la mano alla comunità internazionale
per ottenere dei vantaggi in senso autonomistico. Una risposta spetta a Belgrado
quindi, ma soprattutto alla comunità internazionale che, se non ha contribuito
a generare le tensioni etniche in Serbia, sicuramente non è riuscita a risolverle.Christian Elia