Giornata di lutto oggi in Libano per le
nove vittime degli scontri di ieri nella periferia sciita di Beirut.
“E' un momento triste -ha detto il premier Fouad Seniora
annunciando la giornata di commemorazione- il nostro paese sta
attraversando un periodo molto pericoloso”. Gli scontri di ieri
sono stati i peggiori dal gennaio del 2007, quando alcuni focolai di
violenza avevano causato la morte di sette persone nella capitale.
Oggi le forze dell'ordine hanno imposto il coprifuoco per evitare la
ripresa delle proteste, e anche i capi dei due principali partiti
sciiti, Hezbollah e Amal, gettano acqua sul fuoco. Solo la coalizione
al governo insiste con le accuse all'opposizione, di aver provocato
gli scontri di ieri e di essere manipolata da Siria e Iran.

Le violenze di domenica sono iniziate
dopo i funerali del generale Wisam Eid, ucciso in un attentato a
Beirut lo scorso venerdì. Una normale protesta contro i black
out troppo frequenti è stata la scintilla per lo scontro con
le forze di polizia, in cui è rimasto ucciso Ahmad Hamza
Hamza, un ufficiale di Amal, il partito laico sciita, colpito alla
schiena mentre collaborava con le forze di sicurezza. È
bastata la notizia della sua morte a scatenare un domino di violenze
che hanno causato altre otto vittime e 19 feriti. Mentre per le
strade di beirut risuonavano ancora gli spari, i ministri degli
Esteri della Lega Araba erano riuniti al Cairo per discutere proprio
della crisi libanese. In un comunicato, il consiglio della lega ha
rinnovato l'invito a eleggere il generale Sulemian alla presidenza
del paese, nella prossima seduta parlamentare convocata per il
prossimo 11 febbraio.