“Entro al fine dell’inverno, tutti i ribelli di Dokka Umarov
saranno eliminati”. Parola di Ramzan Kadyrov, presidente della Cecenia, secondo
il quale i guerriglieri sono ormai ridotti a “un piccolo gruppo di banditi che
si aggira sulle montagne” e a combatterli sono ormai solo “poliziotti ceceni”,
non più truppe federali russe.
Combattimenti in
Cecenia. Le notizie che filtrano dalla repubblica cecena però lo contraddicono.
Basta dare un’occhiata a quelle degli ultimi giorni, che registrano un’intensa
attività di guerriglia, e non solo sulle montagne.
Domenica 20 gennaio due soldati russi sono morti in una
battaglia nei pressi del villaggio di Niki-Khita, nel distretto di Kurchaloi.
Nelle
stesse ore altre truppe federali erano impegnate in un combattimento vicino al
villaggio di Benoi, nel distretto di Vedenò.
Mercoledì 23 nelle foreste vicino ad Avtury, nel distretto
di Shali, i militari russi sono caduti in un’imboscata: diversi soldati sono
rimasti feriti. Secondo la guerriglia alcuni sarebbero anche morti.
Il giorno dopo, giovedì 24, i guerriglieri hanno attaccato
un mezzo della polizia cecena nel pieno centro di Grozny, nel quartiere di Zavod:
un agente è morto.
I ribelli sostengono di aver attaccato, lo stesso giorno,
anche un mezzo degli militari russi a Nozhay-Yurt, uccidendone due, ma la
notizia non ha ancora ricevuto conferma.
Battaglie e operazioni
militari in Dagehstan. Se in Cecenia i barbuti di Umarov sembrano tutt’altro
che sconfitti, le cose non vanno meglio nelle confinanti repubbliche di Daghestan
e Inguscezia.
Nel distretto daghestano di Kazbek, confinante con quello
ceceno di Nozhay-Yurt, mercoledì le truppe russe hanno ingaggiato una dura
battaglia con i ribelli, uccidendone almeno tre. Non sono state fornite notizie
sulle perdite russe.
Nel vicino distretto di Untsukul prosegue intanto da oltre
un mese
l’occupazione
del villaggio di Gimry da parte delle truppe federali russe: a metà gennaio
i servizi segreti russi (Fsb) dichiararono ‘zona di operazione antiterrorismo’
di
questo piccolo paesino di montagna, dove pochi giorni prima un parlamentare
locale era stato ucciso in un agguato dalla guerriglia islamica, orinandone l’occupazione
militare.
Inguscezia blindata
contro le opposizioni. La stessa cosa, ma su più vasta scala e con
inquietanti risvolti politici, sta accedendo nella repubblica d’Inguscezia. Venerdì
25 l’Fsb ha dichiarato le aree urbane di Nazran e Magas e i villaggi di Barsuki
e Nesterovskaya ‘zone di operazione antiterrorismo’, dispiegando per le strade
forze speciali e mezzi blindati dell’esercito per prevenire il “rischio
attentati” in occasione delle manifestazioni dell’opposizione anti-putiniana previste
per oggi. “Il regime vuole intimidire la gente per impedirle di scendere in
strada e manifestare”, ha dichiarato alle agenzie Magomed Yevloev, uno dei
leader dell’opposizione. “Se l’esercito interverrà per disperdere le
manifestazioni, Nazran si trasformerà in un campo di battaglia”.
Le proteste riguardano i risultati locali delle elezioni
dello scorso 2 dicembre: il partito di Putin avrebbe ottenuto il 99 per cento
dei voti con un affluenza al 98 per cento, ma l’opposizione ha raccolto le
firme di 88mila persone (il 55 per cento degli elettori) che
non hanno
nemmeno votato.