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L'accordo. Questa notte Hamas e le autorità
egiziane hanno raggiunto un accordo per la chiusura del valico entro
due giorni, e la successiva apertura di un confine a regime
controllato, gestito dal partito islamico assieme a rappresentanti
del governo di Ramallah. Un incontro per definire le modalità
di questa rinnovata collaborazione inter-palestinese era stato
chiesto nelle ore immediatamente successive all'apertura della
breccia, sia dal capo dell'ufficio politico di Hamas in esilio a
Damasco, Khaled Meshaal, che dal leader del movimento, Ismail
Haniyeh. Da Ramallah, però, il governo di Transizione guidato
da Salam Fayyad sembra voler prendere tempo, timoroso che l'accordo
con Hamas per la gestione del confine meridionale possa apparire come
una restituzione di sovranità sulla Striscia, dopo il colpo di
mano del giugno 2007, quando le forze di Hamas ne presero il
controllo.
Si chiude. Da questa mattina il confine di Rafah
funziona praticamente a senso unico. Testimoni locali affermano che
il valico, presidiato le autorità egiziane in assetto
anti-sommossa e dai miliziani di Hamas, è stato aperto a
intermittenza per chi voleva recarsi in Egitto per gli ultimi
acquisti o per ragioni mediche, mentre il grosso del flusso
riguardava i palestinesi di rientro, carichi di merci e valige. Già
da ieri, le forze egiziane avevano creato un cordone di sicurezza
-arretrando ufficiosamente il confine di una quarantina di
chilometri- per impedire ai palestinesi di entrare troppo in
profondità nel territorio del Cairo. Per accelerare il loro
rientro nella Striscia, questa mattina la polizia egiziana ha
ordinato la chiusura delle rivendite di el Arish, che peraltro erano
rimaste senza scorte, e ha annunciato che il valico verrà
chiuso oggi. La restrizione al transito ha provocato momenti di
tensione tra la folla assiepata a Rafah, che ha iniziato a lanciare
sassi contro gli agenti del Cairo, ma è stata fermata dai loro
idranti e dagli spari in aria degli agenti palestinesi. Gli scontri
sono poi ripresi quando miliziani palestinesi hanno aperto con le
ruspe altri due varchi in quel che resta della barriera di
separazione. Gli scontri sono ancora in corso e pare che la polizia
egiziana stia faticando a contenere le sassaiole della folla.
Isolamento. Nel frattempo rimangono chiusi tutti
gli altri valichi della Striscia, che comunicano con il territorio
israeliano. La loro serrata era stata imposta venerdì scorso
dal ministro della Difesa israeliano Ehud Barak, come ritorsione
contro il continuo lancio di razzi Qassam verso il territorio
israeliano. Ma da mercoledì la situazione è
completamente mutata: il vice ministro della Difesa, Matan Vilnai, ha
dichiarato che “poichè Gaza è aperta dall'altro lato,
Israele perde ogni responsabilità. Perciò vogliamo
distaccarci dalla Striscia”. Una dicharazione sibillina, seguita da
un comunicato delle autorità militari che annunciavano la
sospensione totale del passaggio di merci e aiuti umanitari, verso la
Striscia. Sempre dal fronte del governo israeliano, che nelle ore
immediatamente successive alla distruzione della barriera di Rafah
aveva addossato all'Egitto la responsabiltà dell'evasione di
massa, giungono nuovi allarmi circa la presenza di terroristi
palestinesi infiltrati nel Sinai e pronti a compiere attacchi.
Israele sostiene inoltre che i due giorni di anarchia al confine
potrebbero avere accelerato anche il traffico di armi verso le
milizie di Hamas, peraltro mai fermatosi, nemmeno quando il confine
di Rafah era sigillato. Tra le reazioni che Tel Aviv sta valutando
c'è l'ipotesi di ri-occupare la Philadelphy route, la striscia
di terra che delimita la Striscia a sud. Stamane, proprio quella zona
è stata oggetto di un doppio attacco aereo, costato la vita a
5 persone, tre dei quali civili.
Escalation. Poco prima della distruzione del muro
di Rafah, la giornalista israeliana Amira Hass aveva scritto sul
quotidiano Haaretz parole di fuoco contro la politica di Barak,
ironicamente chiamato Mr. Escalation, per via della cieca fiducia nel
metodo già usato quando era premier all'inizio della seconda
Intifada: “sparare contro chi lancia pietre per provocare reazioni
contro cui ritorcersi”. Una strategia che oggi viene adottata, con
esiti disastrosi, anche dalle milizie palestinesi. Negli ultimi mesi
la strategia della Difesa israeliana è stata quella di
chiudere i valichi come ritorsione per i lanci di razzi, una
punizione collettiva che alla fine ha fatto esplodere il confine con
l'Egitto. Ora la leadership di Hamas spera di ottenere il
riconoscimento internazionale di un confine il cui controllo sia
affidato solo a egiziani e palestinesi, una rivoluzione rispetto
all'accordo del 2006 che lo metteva sotto controllo palestinese con
supervisione di Israele e dell'Unione Europea. Se così fosse,
sostengono diversi osservatori arabi, l'arma della chiusura
perderebbe efficacia.Naoki Tomasini