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Neve e carbone A raffreddare gli entusiasmi ci pensa il gelo intenso e le nevicate che hanno
colpito le regioni centrali cinesi nelle ultime due settimane: centinaia di milioni
di cinesi da riscaldare. Ma la neve ha bloccato anche i rifornimenti di carbone
dalle regioni centrali verso le centrali elettriche che crescono nelle regioni
costiere a ritmi impensabili per gli standard ecologisti europei. Il ministero
dell'economia rassicura gli investitori stranieri: stiamo costruendo una centrale
elettrica a settimana. Questioni di punti di vista. Nove centrali su 10, informa
GreenPeace, funzionano a carbone. Molti europei si sentirebbero meno rassicurati
al pensiero delle emissioni al vapor di carbone di queste centrali.
E centrali a carbone Ma le centrali a carbone pongono altri problemi ai governanti: rifornimento
e costi. In settimana il ministero dell'Energia di Pechino ha fatto sapere che
al momento il paese sta vivendo una crisi di energia elettrica: circa 70 gigawatt
l'ammontare dell'energia che servirebbe per far funzionare a pieno regime fabbriche
e riscaldamenti centralizzati cinesi. Settanta Gigawatt è la capacità di produzione
di tutti gli impianti dell'intero Regno Unito a pieno regime, fanno sapere da
GreenPeace. Da settimane il prezzo del carbone è salito alle stelle, per le difficoltà
di trasporto legate alle eccezionali nevicate. E se il partito Comunista ha deciso
di introdurre robuste dosi di liberismo nel paese, liberalizzando i prezzi di
alcune materie prime come il carbone, per altri beni di largo consumo, come l'elettricità,
i prezzi sono calmierati. Risultato: il costo della materia prima carbone sta
salendo per i produttori di energia elettrica, ma il loro prodotto mantiene un
prezzo fisso. Non è più conveniente produrre energia elettrica
E miniere di carbone già chiuse Per abbassare i costi di produzione per le centrali, e aumentare l'offerta di
un bene fondamentale allo sviluppo da 11 percento anno, come l'energia elettrica,
i ministeri pechinesi all'Energia e alla Produzione hanno deciso di chiudere tutti
e due gli occhi. Soprattutto sulla riapertura di miniere di carbone dichiarate
insicure dagli ispettori del lavoro. O dichiarate illegali dal ministero dell'Energia
per le disastrose condizioni di sicurezza. Ne stanno riaprendo più di una a settimana,
soprattutto nelle regioni centrali dello Shanxi e dello Shaanxi. La Cina è la
maggiore produttrice mondiale e consumatrice mondiale di carbone. Il 78 percento
della propria energia viene dal carbone. Un record che va a braccetto con quello
delle morti sul lavoro: le miniere cinesi sono le più mortifere del pianeta. Un
rappresentante della Oil (Organizzazione internazionale del lavoro, delle Nazioni
unite) ha contestato lo scorso dicembre la valutazione di fine anno dell'agenzia
nazionale cinese del lavoro, sui cinque mila morti in miniera ogni anno. Per l'Onu
sono almeno il doppio. E qualcuno teme che anche i 100mila morti annui sul lavoro
che l'agenzia di vigilanza sui luoghi di lavoro ha riportato la scorsa settimana
a Pechino, siano a loro volta, una cifra approssimata per difetto. Gianluca Ursini