26/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Il 24 marzo ci sarà la seconda tornata elettorale nella storia del regno. Senza diritto di voto per 200mila rifugiati
di gianluca Ursini
 
300mial persone al voto il 31 dicembre passatoLe bombe esplose simultaneamente in quattro località del Butan lunedì 21 gennaio hanno ricordato come questo piccolo regno himalaiano, salutato come l'ultimo avvento nel club delle democrazie dopo le prime libere elezioni del 31 dicembre scorso, deve ancora affrontare un problema, che ha poco a che vedere con una stato democratico. Il Butan è al momento la nazione al mondo con il maggior numero di rifugiati in rapporto alla popolazione. E gli autori dei quattro attentati, che hanno per fortuna causato solo un ferito, vanno ricercati tra i tre gruppi di ribelli formatisi nella rabbia e nel risentimento dei campi approntati da vent'anni in Nepal per i rifugiati butanesi di etnia nepalese.
 
diritti solo per tre butanesi su quattroLhotshampas Sono circa 170mila, contro una popolazione complessiva di circa 650mila butanesi rimasti in patria; altri 15mila rifugiati hanno cercato riparo in India. Tutti i rifugiati che hanno abbandonato il regno himalaiano sono di nazionalità nepalese. Non seguono il culto buddista maggioritario in Butan, parlano nepalese e non il dialetto tibetano adottato dal regno butanese, il Dzongkha. E qui si innestano le due facce della medaglia al valore democratico che in molti avevano già attribuito al precedente re butanese, Jigme Singhye Wangchuck, che aveva nel marzo 2007 abdicato in favore del figlio 27enne e scritto l aprima Costituzione butanese, nella quale il regnante rimane capo dello Stato, ma con tutti i poteri esecutivi delegati al Parlamento. Jigme Singhye aveva lasciato il potere al figlio 27enne Jigme Khesar Namgyel Wangchuck ed era stato unanimemente lodato perché grazie alle sue riforme il 31 dicembre passato 300mila elettori avevano scelto per la prima volta i membri del parlamento butanese. Ma mentre ci si prepara alla seconda tornata elettorale del 24 marzo, la faccia oscura della medaglia è stata svelata dall'impatto delle esplosioni: al voto non sono ammessi i quasi 200mila rifugiati, così come succede per quasi tutti i cittadini butanesi di etnia nepalese, chiamati Lhotshampas. I Lhotshampas arrivarono in massa a fine '800 nel Butan dal Nepal per cercare terre coltivabili. Finché la politica “un regno, una nazione” lanciata negli anni '70 da re Jigme Singhye (ora acclamato come democratico) non li escluse dai diritti di cittadinanza; con due leggi del 1977 e del 1985 venne permesso ai Lothshampas di iscriversi all'anagrafe solo se avessero dimostrato che entrambi i genitori si trovavano nel Paese da prima del 1958. Il nepalese venne bandito dalle scuole e ai Lothshampas si impose di adottare il buddismo, imparare lo Dzongkha e adottare il codice di abbigliamento butanese, il Drukpa Bakku.
 
il confine indo - butanese dove Biswan è stato bloccatoEsilio L'etnia nepalese cominciò ad abbandonare il Butan; per chi si opponeva allo status di 'immigrato irregolare' stabilito nella legge del 1985, non rimaneva che emigrare. Verso il Nepal. Tanto che nel 1991 l'Alto commissariato Onu per i rifugiati ha iniziato a costruire quattro campi per i rifugiati butanesi in Nepal. Da allora ci sono stati 12 incontri tra le autorità dei due paesi per varare un processo di riconoscimento delle cittadinanaze. Nel 2003 lo stesso commissariato Onu ai rifugiati ha rinunciato all'idea di far rientrare i Lhotshampas in Butan, varando programmi di reintegrazione in Nepal. E l'argomento è ancora tabu a Thimpu, capitale butanese: Debrata Biswas, un parlamentare indiano che aveva organizzato una manifestazione vicino il confine indiano-butanese, per sostenere la causa dei rifugiati, si è visto negare il 19 gennaio l'ingresso nel regno himalaiano per incontrare i sostenitori della causa del rientro e dell'integrazione dei Lothshampas.
“Il Butan non può ancora essere definito un paese democratico; e non lo sarà nemmeno dopo le elezioni del 24 marzo. Non almeno finché i cittadini di origine nepalese non avranno ancora diritto di voto; chiederò al governo indiano di trattare per trovare una soluzione al dramma di queste persone, straniere nella loro patria”, ha dichiarato Biswas ai media indiani.
 

Gianluca Ursini

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