27/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La campagna del presidente colombiano Uribe in Europa mira a salvaguardare il ruolo di Madrid in America Latina
La campagna di Alvaro Uribe in Europa, apparentemente diretta a convincere i cosiddetti paesi amici dell'accordo umanitario – ossia Spagna, Francia e Svizzera – a intraprendere una mediazione con le Farc, supervisionata dalla Chiesa Cattolica (in barba alla missione di successo portata avanti da Hugo Chavez, Argentina e Brasile) ha fatto tappa ieri in Spagna.

uribe e zapateroAsse contro asse. Incontrando uno Zapatero più che disponibile, Uribe non ha dovuto faticare tanto a convincerlo e, fra una stretta di mano e una pacca sulle spalle, è stato firmato più di un documento. La Spagna ha siglato la petizione del presidente colombiano che chiede alla guerriglia di Marulanda di accettare una commissione medica internazionale che si occupi del migliaio di sequestrati ancora nelle loro mani (già rigettata dalle Farc), e in cambio la Colombia ha detto sì a una serie di trattati commerciali, tanto cari a Madrid.
Un incontro che la dice lunga sul braccio di ferro tra l'America latina, che gira intorno al Mercosur e al relativo Banco, e l'asse Spagna-Stati Uniti, da sempre legata a doppio filo alle economie del cono sud.

Il parere. A spiegarci le dinamiche che stanno dietro a questi complessi movimenti diplomatici è Dionis Gregorio, direttore di Radio Nizkor. “Uribe lo ha creato la diplomazia spagnola, sin da quando era sindaco di Medellin. La strategia politica di Uribe è disegnata dalla Spagna. È l'uomo della Spagna in Colombia. È in Europa prettamente per convincere la Francia a sottostare alla strategia spagnola per arrivare alla fine del conflitto. Il suo è un giro appoggiato da Solana e da Madrid. È un tentativo anche di confutare quanto dichiarato dal Consiglio d'Europa sul terrorismo e la sua lista”. Gregorio non ha dubbi, l'intento di Uribe è restituire alla Spagna il controllo delle trattative con le Farc, strappando lo scettro alla diplomazia latinoamericana e a Chávez. Dietro a questo asse, Spagna e Usa vedono una consolidazione dell'alleanza economico-finanziaria che ha portato al mercato comune dell'America del sud e a una politica regionale comune, solidale e concreta. Quindi qualcosa di pericoloso che già ha iniziato a scalfire gli enormi interessi strategici e finanziari mantenuti nelle vecchie colonie. Ma Sarkozy sembra non avere la minima intenzione di appoggiare gli alleati di sempre.

uribe e sarkozySarko. Nel documento, rilasciato nelle ultime ore, ha precisato due cose. Primo: la Francia appoggerà chiunque porterà la parola fine nel lungo conflitto colombiano. Una maniera indiretta per ribadire il suo sì alla strategia latinoamericana, finora di successo. Secondo: Parigi sarebbe per concretizzare la proposta avanzata tre o quattro anni fa dal Brasile di creare una forza militare multinazionale per separare le parti in guerra in Colombia. Altro intervento che presupporrebbe una perdita di controllo da parte della Spagna. “Ed è su questo che tutto fa perno: sul controllo – precisa il direttore - È tutta una questione di controllo. Al centro della discussione fra Zapatero e Uribe c'è la nuova strategia latinoamericana. Per la prima volta esiste un'America latina compatta che agisce economicamente e politicamente unita e che va contro la strategia ispano-nordamericana. E Madrid cerca di correre ai ripari”.

hugo chávezDechavizzazione. Per capire bene quello che sta avvenendo, secondo Gregorio occorre, dunque, “dechavizzare” la discussione: “Non è Chávez il problema, ripeto. È l'autonomia latinoamericana dura da digerire. È tutto manipolato, affinché l'attenzione internazionale sia concentrata su altri argomenti, a partire dalle ridicole accuse di narcotraffico rivolte a Chávez. E questo perché si sta vivendo un momento molto delicato, in cui i paesi della nuova America latina si giocano tutto. Se Venezuela, Brasile e Argentina non saranno capaci di mantenere in piedi la loro strategia nell'approccio alla guerra in Colombia, è possibile che a farne le spese sarà l'intero Mercosur, che è la rivoluzione fattasi carne”.

Stella Spinelli

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