25/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Sembra volta al termine l'esperienza dei caschi blu a Haiti. Adesso il compito è quello di formare il nuovo corpo di polizia.
Per i caschi blu delle Nazioni Unite è arrivato il momento di abbandonare l'isola e tirare le somme del lavoro svolto finora.

Caschi Blu Minustah a Port au Prince (Foto A.Grandi/PeaceReporter)I fatti. La conferma arriva da Hedi Annabi inviato speciale delle Nazioni Unite a Haiti, che ha confermato il progressivo ritiro delle truppe dall'isola. Dunque, il contingente della Minustah, Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite per Haiti, se ne andrà dalla perla dei caraibi, ma non prima di aver lasciato un'eredità. Saranno, infatti, i caschi blu i responsabili dell'addestramento della polizia locale, corpo sconquassato da anni di crisi socio-politica.
La decisione è stata presa in piena coscienza, dopo che è stato verificato un continuo aumento della sicurezza nel Paese. Anche i sequestri di persona, problema enorme nel periodo 2004/2007, sembrano essere scomparsi dall'elenco dei reati commessi quotidianamente.
Dunque entro breve, Annabi non ha fornito date, i quasi diecimila caschi blu provenienti da ogni angolo del pianeta avranno compiti strettamente legati alla formazione del corpo di pubblica sicurezza, stimato in 14mila uomini, e al controllo delle frontiere.

Caschi Blu Minusta a Martissant, quartiere ghetto di Port au Prince (Foto A.Grandi/PeaceReporter)I dubbi restano. E' vero, rispetto al 2004 la situazione a Haiti è totalmente cambiata, anche se permangono dubbi. Le informazioni che giungono da Port au Prince, infatti, da un lato raccontano di un lento ma costante cambiamento in atto nel Paese. Dall'altro lato, però, organizzazioni rispettabili fanno sapere che ancora oggi uno dei problemi principali è ancora quello del sequestro, e in taluni casi di omicidio, di bambini. La denuncia è stata lanciata nel mese di dicembre dall'Unicef, che ha ricordato come ogni mese decine di minori vengono rapiti. Nella maggioranza dei casi, poi, i loro corpi vengono ritrovati privi di vita e mutilati. E le spiegazioni possono essere molte: dai riti voodoo, pratiche ancora oggi molto in voga nel Paese, al traffico di organi. E un appello è arrivato anche dal presidente haitiano Preval, che ha chiesto ai responsabili dei rapimenti di porre fine e queste atrocità. Tuttavia il 2007 ha visto una progressiva diminuzione dei sequestri. Nel 2006, i rapimenti furono 225, e nel 2005 furono oltre 300. Insomma in ogni caso sembra che il lavoro dei caschi blu abbia dato buoni risultati e che Haiti possa finalmente ricominciare a alzare la testa e sperare in un futuro di pace.

Alessandro Grandi

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