24/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



In attesa di una soluzione sul Kosovo, la Serbia firma un contratto miliardario con la Russia
Tra il primo e il secondo turno delle elezioni presidenziali in Serbia, in programma il 3 febbraio prossimo, continua la partita a scacchi rispetto al futuro status del Kosovo, la provincia serba a maggioranza albanese.
 
il premier kosovaro hashim thaciL'indipendenza del Kosovo. Ieri è stata una giornata molto intensa sull'asse Bruxelles, Pristina, Belgrado, Mosca. “L'indipendenza del Kosovo sarà una bella sorpresa, che faremo rapidamente nei prossimi”, ha dichiarato ai giornalisti Hashim Thaci, premier kosovaro, mentre partiva per Bruxelles dove incontrerà oggi il Rappresentante Ue per la Politica estera, Javier Solana e il commissario Ue all'Allargamento Olli Rehn. Secondo Radio Kosovo, che cita fonti vicine a Thaci, il giorno giusto potrebbe essere il 6 febbraio prossimo.
“La data è concordata, e sarà resa pubblica molto presto", ha confermato parzialmente Thaci, che venerdì sarà alla Nato per incontrare il segretario generale Jaap de Hoop Scheffer.  Il piano dell'Ue è chiaro: convincere Thaci ad aspettare il ballottaggio di Belgrado prima di fare qualsiasi annuncio, per non regalare la vittoria al radicale Nikolic, vincitore del primo turno.
Gli Stati Uniti sarebbero per tempi più stretti, ma alla fine potrebbe essere trovato un accordo per pazientare addirittura fino alle elezioni spagnole, previste per l'inizio di marzo.
Un mese, dopo 10 anni di attesa, non cambierebbe molto per i kosovari, ma terrebbe fuori dal dibattito politico iberico lo spinoso tema del 'precedente' Kosovo in chiave basca, come ha minacciosamente ricordato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri russo Lavrov.
Secondo alcuni osservatori, una data buona per tutti potrebbe essere il 6 marzo prossimo, giornata nazionale del combattente in Kosovo. I miliziani dell'Uck, che combatterono contro i serbi nel 1998-1999, vengono celebrati come eroi nel giorno dell'anniversario della morte di Adem Jashari, indimenticato leader kosovoaro, massacrato nella strage di Drenica, il 6 marzo 1998, con tutta la sua famiglia. Una data simbolica, in una terra dove i simboli sono tutto.
 
il premier serbo kostunica e il presidente russo putinLa tela di Mosca. Mentre Thaci va a Bruxelles, il premier serbo Vojislav Kostunica vola a Mosca. Domani, nel corso di una cerimonia con il presidente russo Vladimir Putin e quello serbo Boris Tadic, verrà firmato un accordo commerciale di grande portata economica e di enorme portata politica. Il colosso di Stato dell'energia russa Gazprom compra il 51 percento della Nis, la più grande azienda gaspetrolifera serba, che viene privatizzata. Un affare da 400 milioni di euro che Belgrado incasserà subito, ai quali si aggiungeranno altri 500 milioni in investimenti e 600 milioni per coprire i debiti della Nis.
Nell'accordo finale sono anche previste due altre clausole. Dalla Serbia passerà una diramazione del mega gasdotto Southstream, un progetto di Mosca che permetterà alla Russia di commercializzare al meglio le sue risorse energetiche attraverso una rete di fornitura interamente balcanica e nella città serba di Banatski Dvor, in Vojvodina, verrà costruito un mega deposito della Gazprom, che magari porterà un po' di posti di lavoro nell'altra regione 'ribelle' della Serbia.
“Si tratta del maggior contratto mai stipulato da noi”, ha dichiarato trionfante Kostunica, al quale Tadic ha lasciato la passerella internazionale (secondo alcuni osservatori) come 'prezzo' per ottenere l'appoggio dell'attuale premier al ballottaggio contro Nikolic. Il filo – europeismo di Tadic è sempre stato compensato da Kostunica, leader di quella parte della nomenklatura serba che ha sempre visto in Mosca l'alleato naturale della Serbia. Lavrov forse ha esagerato a parlare di 'effetto domino' in decine di paesi se si concede l'indipendenza al Kosovo, ma quello che è certo è che non si tratta di un problema che riguarda solo Pristina e Belgrado.

Christian Elia

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