Sventato un complotto contro l'Assemblea Costituente ecuadoriana. In carcere
due personaggi: Bolívar López e Cao Lay Muñoz, il quale è sospettato di essere
il famigerato Hombre del maltín, l'uomo della valigetta, colui che sta tentando di comprare a suon di profumati
dollari le coscienze dei costituenti, spalleggiato dal suo compare. L'intento:
far fracassare la nuova Magna Charta tanto voluta da Alianza País, il movimento
del presidente della repubblica Rafael Correa, e del presidente dell'Assemblea
di Monte Cristi, Alberto Acosta. E speranza di un nuovo Ecuador.
La selezione. “Tre milioni di dollari per te e 250mila per ogni
asambleísta che riesci a convincere a boicottare la costituzione”. Questa la proposta indecente
catturata dalle videocamere della Segreteria anticorruzione della presidenza.
Un filmato di un'ora e mezzo che mostra Muñoz parolattare con Gabriel Rivera,
uno degli 80 eletti per Alianza País. Accanto, Lopez, la spalla. Il numero considerato
perfetto: il 25. Questi gli uomini da racimolare per un'azione di successo.
A denunciare questa losca trama il ministro Fernando Bustamante, che punta il
dito contro il presunto mandante: l'ex presidente Lucio Gutiérrez e il suo partito,
Sociedad Patriótica. Severi i commenti rilasciati dalla maggioranza e in particolare
dall'uomo della Costituente, Acosta, che ha definito l'accaduto come un vile atto
di mercantilismo di certi settori politici e di potere, che temono di perdere
i loro privilegi.
Pedina del gioco, secondo Bustamante, Julio Logroño, del medesimo partito di
Gutierrez, che fu segretario del Congresso ed ex direttore del Servizio delle
entrate. Ma in questa triste vicenda, qualcosa di positivo c'è: Rivera ha detto
no. Il deputato prescelto dai corruttori ha denunciato tutto. Ha raccontato di
aver subìto questo assalto che mirava a radunare 25 costituenti disposti a imporre,
quale prima mossa, la riapertura del Parlamento, chiuso una volta instauratasi
l'Assemblea. E ha allertato in tempo gli agenti che hanno potuto registrare tutto.
Un'ora e mezza. Il video che ha portato nelle carceri quiteñe i due politici risale al 5 gennaio
scorso. La conversazione incastra irrimediabilmente Gutierrez. Ma, nonostante
la catena del complotto risulti chiara ai membri del governo che puntano il dito
sui gruppi della destra legata ai vecchi interessi, il fratello di Lucio Gutiérrez,
Gilmar, dirigente del Psp si è precipitato ad annunciare la loro completa estraneità
ai fatti. “Nessun vincolo con l'
hombre del maletín, pretendiamo indagini accurate”, ha dichiarato.
Si tratta del secondo filmato sulla compra dei voti realizzato dal governo Correa.
Il primo incastrava alcuni deputati del cosiddetto blocco della Dignità, e risale
al 2 luglio 2007, quando ancora il Congresso era nel pieno delle atitività. In
questa occasione, il governo ha registrato una conversazione fra il capitano Rommy
Vallejo, che si fece passare per un delegato del presidente della Repubblica,
e il deputato César Alonzo Mora. In questa occasione la posta in gioco era il
veto alla Legge di giustizia finanziaria in cambio di posti chiave nelle imprese
statali.