24/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



La Libia, coadiuvata dall'Italia, si prepara alla deportazione di due milioni di migranti
Secondo un articolo pubblicato il 17 gennaio scorso dal quotidiano arabo al-Sharq al-Awsat, le autorità libiche sarebbero in procinto di espellere migliaia di migranti. Sarebbero infatti scattate le misure tese a individuare e riunire tutti i clandestini in vista della loro espulsione di massa. La decisione, presa due giorni fa durante una riunione del governo libico, riguarderà migliaia di lavoratori arabi e africani. Nel corso del vertice è stato presentato un rapporto che individua nella presenza di numerosi clandestini la causa di numerosi problemi sociali ed economici che colpiscono il paese. Pubblichiamo una raccolta di articoli e documenti, a cura di Gabriele Del Grande, che racconta come l'Italia abbia un ruolo di primo piano in tutto questo.
 
 
Circa il 60 percento dei 10.438 richiedenti asilo in Italia nel 2006 è arrivato dal Canale di Sicilia, mentre dalla Sicilia è arrivato solo il 10 percento degli immigrati in posizione irregolare. Nel 2007 sono sbarcati in Sicilia, Calabria e Sardegna circa 17mila persone, ovvero un decimo dei 170mila lavoratori stranieri richiesti con il decreto flussi 2007.
 
Rapporti tra Tripoli e il governo Berlusconi. Nel 2003 il governo Berlusconi, giocando d’anticipo sulla revoca delle sanzioni internazionali contro la Libia, sigla un accordo segreto con Gheddafi per il contrasto dell’immigrazione clandestina. Un accordo che di fatto sospende l’embargo sugli equipaggiamenti militari per la lotta all’emigrazione, all’indomani dell’impegno di Tripoli a versare rimborsi milionari per le famiglie delle 440 vittime degli attentati terroristici sui voli Pan Am 103 e Uta 722 del 1988 e 1989. Roma spedisce oltre mare 100 gommoni, sei fuoristrada, tre pullman, 40 visori notturni, 50 macchine fotografiche subacquee, 500 mute da sub, 150 binocoli, 12 mila coperte di lana, 6mila materassi e cuscini, 50 navigatori satellitari, mille tende da campo e 500 giubbotti di salvataggio. Ma anche mille sacchi per cadaveri. Coperte e materassi servono ai centri di detenzione per migranti che nascono in tutto il Paese.
Secondo le testimonianze raccolte ne esistono almeno 20: a Ajdabiya, Binghazi, Ghat, Gharyan, Ghudamis, aj-Jmayl, Juwazat, Khums, Kufrah, Marj, Misratah, Qatrun, Sabratah, Sabha, Sirt, Surman, Tripoli, (almeno due centri: Janzur e Fellah), Zawiyah, Zuwarah. Una mappatura dei centri di detenzione è disponibile su Google Mappe.
 
Rapporti tra Tripoli e il governo Prodi. Il 15 ottobre 2007, Amnesty International ha scritto alla Commissione Ue e a Palazzo Chigi per chiedere di sospendere qualsiasi collaborazione con Tripoli in assenza di garanzie sul rispetto dei diritti dei migranti. E invece l’Italia, lo scorso 29 dicembre 2007, ha firmato un accordo per il pattugliamento congiunto con la Libia. I migranti fermati sulle rotte saranno riportati nei porti africani. Cosa che in verità accade da anni, nell'aperta violazione dei principi di non refoulement sanciti nel diritto internazionale. Gli stessi principi che il 10 maggio 2005 portarono la Corte europea dei diritti umani ad emanare un provvedimento d'urgenza per bloccare le espulsioni collettive da Lampedusa, dopo che oltre 1.500 cittadini stranieri sbarcati sull’isola erano stati rinviati in aereo in Libia. Tre anni dopo quei principi sono carta straccia. Lo sa bene l'Italia, che secondo il rapporto della Missione tecnica in Libia nel 2004, finanziò solo nel 2004 almeno 47 voli per il rimpatrio, dalla Libia, di oltre 5.500 migranti e rifugiati. Uno di quegli aerei, con 109 passeggeri, era diretto in Eritrea. Il Paese in guerra con l’Etiopia dal quale sono giunti la maggior parte dei richiedenti asilo politico in Italia nel 2006. Il Paese dove, secondo il documentario Eritrea – Voice of Torture, i 223 eritrei rimpatriati da Malta nel 2002 furono detenuti e torturati per anni e alcuni persero la vita. Sui rapporti tra Italia e Libia pende un’interrogazione scritta al ministro dell’Interno e al ministro degli Esteri. Altre due interrogazioni sono state presentate al Consiglio e alla Commissione europea nell’ottobre 2007. La risposta all'interrogazione europea è arrivata, anche se molto evasiva, quella del governo italiano ancora no.
 
Rapporti 
 

Rapporto sulla Libia di Fortress Europe "Fuga da Tripoli", 2007

Rapporto sulla Libia di Human Rights Watch "Stemming the flow", 2006

Rapporto della missione Frontex in Libia, maggio 2007

Rapporto della missione tecnica Ue in Libia, dicembre 2004


Vittime del Canale di Sicilia
 
 
a cura di Gabriele Del Grande 
Parole chiave: fortresse europe, libia, migranti, frontex
Categoria: Migranti, Politica
Luogo: Libia