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Rapporti tra Tripoli e il governo Berlusconi. Nel 2003 il governo Berlusconi,
giocando d’anticipo sulla revoca delle sanzioni internazionali contro la Libia,
sigla un accordo
segreto con Gheddafi per il contrasto dell’immigrazione
clandestina. Un accordo che di fatto sospende l’embargo sugli
equipaggiamenti militari per la lotta all’emigrazione, all’indomani
dell’impegno di Tripoli a versare rimborsi milionari per le
famiglie delle 440 vittime degli attentati terroristici sui voli Pan
Am 103 e Uta 722 del 1988 e 1989.
Roma spedisce oltre mare 100
gommoni, sei fuoristrada, tre pullman, 40 visori notturni, 50
macchine fotografiche subacquee, 500 mute da sub, 150 binocoli, 12
mila coperte di lana, 6mila materassi e cuscini, 50 navigatori
satellitari, mille tende da campo e 500 giubbotti di salvataggio. Ma
anche mille sacchi per cadaveri. Coperte e materassi servono ai
centri di detenzione per migranti che nascono in tutto il Paese.
Rapporti tra Tripoli e il governo Prodi. Il 15 ottobre 2007, Amnesty
International ha scritto alla Commissione Ue e a Palazzo Chigi per
chiedere di sospendere qualsiasi collaborazione con Tripoli in
assenza di garanzie sul rispetto dei diritti dei migranti. E invece
l’Italia, lo scorso 29 dicembre 2007, ha firmato un accordo per il
pattugliamento congiunto con la Libia. I migranti fermati sulle rotte
saranno riportati nei porti africani. Cosa che in verità
accade da anni, nell'aperta violazione dei principi di non
refoulement sanciti nel diritto internazionale. Gli stessi
principi che il 10 maggio 2005 portarono la Corte europea dei diritti
umani ad emanare un provvedimento d'urgenza per bloccare le
espulsioni collettive da Lampedusa, dopo che oltre 1.500 cittadini
stranieri sbarcati sull’isola erano stati rinviati in aereo in
Libia. Tre anni dopo quei principi sono carta straccia. Lo sa bene
l'Italia, che secondo il rapporto della Missione tecnica in Libia nel
2004, finanziò solo nel 2004 almeno 47 voli per il rimpatrio,
dalla Libia, di oltre 5.500 migranti e rifugiati. Uno di quegli
aerei, con 109 passeggeri, era diretto in Eritrea. Il Paese in guerra
con l’Etiopia dal quale sono giunti la maggior parte dei
richiedenti asilo politico in Italia nel 2006. Il Paese dove, secondo
il documentario Eritrea – Voice of Torture, i 223 eritrei
rimpatriati da Malta nel 2002 furono detenuti e torturati per anni e
alcuni persero la vita. Sui rapporti tra Italia e Libia pende
un’interrogazione scritta al ministro dell’Interno e al ministro
degli Esteri. Altre due interrogazioni sono state presentate al
Consiglio e alla Commissione europea nell’ottobre 2007. La risposta
all'interrogazione europea è arrivata, anche se molto evasiva,
quella del governo italiano ancora no.Rapporto sulla Libia di Human Rights
Watch "Stemming the flow", 2006
Rapporto della missione Frontex in
Libia, maggio 2007
Rapporto della missione tecnica Ue in
Libia, dicembre 2004