Al sesto giorno la gente non ne può
più. Dopo quasi una settimana di embargo violento, la
popolazione della Striscia di Gaza ha assaltato disperata il confine
con l'Egitto, sfondandolo nel vero senso della parola.
Disperazione di massa. Un gruppo di miliziani a volto coperto,
forse vicini ad Hamas, con quindici cariche esplosive hanno creato
delle brecce nella recinzione, attraverso le quali si sono riversate
più di 350mila persone. La polizia di frontiera egiziana, in
un primo momento, ha provato a contenere la rabbia della folla,
sparando anche in aria e utilizzando gli idranti, ma alla fine ha
mollato il colpo facendosi da parte e lasciando sul terreno 60
palestinesi feriti leggermente. Una marea di disperati che, a piedi,
in macchina o a dorso di mulo, hanno sfondato il confine non con
intenti rivoluzionari, ma solo per andare a cercare cibo e medicinali
per i loro figli.
Il 'bottino di guerra' è
eloquente: pane, cibo, latte, stecche di sigarette e bottiglie di
plastica riempite con carburante.
Il governo israeliano, lungi
dall'alleggerire ancora un embargo che ha affamato il milione e mezzo
di palestinesi che vive nella Striscia, ha espresso preoccupazione
per quanto accaduto, dichiarando di temere che la breccia nel confine
con l'Egitto possa essere utilizzata per contrabbandare armi nella
Striscia. Il presidente egiziano Mubarak ha rassicurato il governo di
Tel Aviv, precisando che “ho dato ordine di farli passare solo per
la grande tragedia umanitaria di queste persone, ma ho dato ordine
anche di controllare che non venissero portate via armi”.
Fame e paura. Che la crisi umanitaria sia devastante
lo dicono non solo i palestinesi, ma anche l'Unrwa, l'agenzia Onu per
i profughi, che ha dichiarato di non essere in grado di continuare a
sfamare le quasi 800mila persone che vivono nella Striscia e che
dipendono completamente dagli aiuti umanitari.
Israele ha concesso una parziale
riapertura dei valichi, almeno per far affluire il gasolio necessario
ai bisogni di base, come il funzionamento dei generatori che
permettono agli ospedali di non chiudere.
Mentre al confine con l'Egitto la
situazione sembra normalizzata, almeno fino alla prossima esplosione
di disperazione popolare, a Damasco è in corso il cosiddetto
contro-vertice di Annapolis, un summit tra tutte le fazioni
palestinesi che si oppongono allo spirito della conferenza
internazionale svoltasi negli Usa a fine novembre. Il vertice, che si
è dato il nome ambizioso di Conferenza nazionale palestinese,
si è rivelato una mezza delusione: il Fronte popolare per la
liberazione della Palestina (Fplp) e il Fronte democratico per la
liberazione della Palestina (Fdlp) hanno alla fine boicottato il
vertice, che per adesso è praticamente un meeting della
leadership di Hamas e della Jihad Islamica all'estero. Anche l'Iran,
che aveva offerto il patrocinio all'iniziativa, ha inviato a Damasco
una delegazione di secondo piano. Tutto è fermo, insomma,
tranne i disperati palestinesi.