28/01/2008versione stampabilestampainvia paginainvia



Tra diritti delle donne e uranio il Paese si interroga sul suo futuro
scritto per noi da
Federico Frigerio
 
“Se una donna va dalla polizia, gli ufficiali le diranno che deve essere stata una cattiva donna e le chiederanno che cosa ha fatto per meritarsi ciò”. Lisette Quesnel, responsabile per conto della Oxfam di un progetto contro la violenza sulle donne, illustra così la desolante situazione delle donne in Niger. Un rapporto stilato dalla stessa Oxfam rivela che il 70 percento delle intervistate considera “normale” essere picchiata, stuprata o umiliata dal proprio marito, dal proprio padre e persino dai propri fratelli. Se un marito non è soddisfatto della propria moglie può chiedere il divorzio senza che nessun giudice si preoccupi di ascoltare le eventuali motivazioni della donna. Le strutture di pronto soccorso locali registrano i casi di donne con il volto ustionato e con fratture ossee con la generica sigla di “infortuni”.
 
Donne. Salamatou Traorè, attivista per i diritti delle donne, sollecita una presa di posizione netta da parte del governo: “Abbiamo bisogno di una classe politica che si impegni seriamente per aiutare le donne, altrimenti i loro diritti non saranno mai rispettati”. Essere donna in Niger significa inoltre essere potenzialmente più ignorante: solo il 15 percento delle donne sa leggere e scrivere e solo il 7 percento di esse è impegnata in attività commerciali. Eppure, la nazione sembrava aver risposto positivamente ai richiami della comunità internazionale, firmando nel 1999 la Convenzione per l’eliminazione di discriminazioni contro le donne. Senza tuttavia risolvere antiche proibizioni, come il divieto per le donne di richiedere il divorzio. Traorè non nasconde imbarazzo quando illustra l’aspetto grottesco delle motivazioni per tale veto, in quanto “gli uomini hanno iniziato a dire che volevamo queste leggi solo perché le donne potessero sposarsi tra loro e si dicevano preoccupati per il lesbismo in Niger”.

Uranio. La realtà mostra come altri temi siano scottanti per il governo nigerino, in primo luogo la gestione di una risorsa fondamentale come l’uranio (e dei suoi grandi profitti). Il cartello nucleare francese Areva ha recentemente firmato un accordo con il Niger per sfruttare un'altra miniera di uranio. Areva, che da 30 anni opera indisturbatamente nell’ex colonia francese, si era trovata di recente in concorrenza con altre multinazionali straniere interessate a procacciarsi l’uranio, la cui domanda è ai massimi storici. Cinesi, canadesi, indiani, sudafricani si sono riversati in Niger, nazione africana tra le più povere ma sesto stato esportatore al mondo del prezioso metallo. Il rinnovato interesse per l’uranio ha dato nuova linfa alle richieste delle popolazioni Tuareg che a difesa dei loro interessi e per una più equa ripartizione delle ricchezze si sono organizzati, dagli inizi del 2007, nel movimento ribelle Mouvement des Nigeriens pour la Justice (Mnj).

Una miniera di uranio in NigerAreva. Aghaly Alambo, comandante del Mnj, ha più volte accusato Areva: “La compagnia lavora qui da 30 anni ma la popolazione locale non ne ha mai beneficiato, nemmeno dell’un percento dei loro enormi profitti”. Il nuovo contratto addolcisce i recenti contrasti tra Areva e il governo nigerino, che aveva accusato la compagnia francese di finanziare i ribelli. Un’intera nazione sembra interamente concentrata sull’uranio, su dove trovarlo e su come spartire gli enormi profitti: poco spazio per le richieste di diritti umani e per discorsi maturi sulla parità dei sessi. Un corteo di centinaia di donne per le strade della capitale Niamey ha per questo tentato di distogliere i politici dalle questioni economiche, reclamando ad alta voce un futuro migliore per le donne nigerine. Inaspettatamente, qualcuna ha avuto la sensazione di non essere sola nella battaglia.
Parole chiave: niger, donne, uranio, areva, mnj, niamey
Categoria: Diritti, Donne, Risorse
Luogo: Niger